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Tsunami a Kyoto. Ma solo per prova

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Tsunami a Kyoto. Ma solo per prova

KYOTO - Tsunami a Kyoto. Quasi impossibile, visto che l'antica capitale del Giappone non si affaccia direttamente sul mare. Ma sono tanti gli tsunami che vengono provocati artificialmente, su piccola scala, all'Istituto di Ricerca per la Prevenzione dei Disastri dell'Università di Kyoto. È ospitato in una serie di grandi edifici appena fuori citta', a Uji, e da oltre mezzo secolo si e' specializzato nel cercare di sviluppare misure di prevenzione e di riduzione dei rischi ambientali.

In particolare, l'Ujigawa Open Laboratory e' fornito di attrezzature di grandi dimensioni in grado di riprodurre in modo il più realistico possibile le dinamiche associate a disastri provocati soprattutto dall'acqua.
Da due anni c'e' un generatore di tsunami e un “Hydroplane Tsunami Barrier” (un frangiflutti in grado di muoversi in reazione al moto ondoso). “I risultati dei nostri esperimenti sono poi resi noti in modo che le costruzioni delle barriere anti-tsunami, come quelle in corso nel Giappone settentrionale devastato nel 2011, tengano conto delle risultanze - sottolinea l'ingegner Tetsuya Hiraishi, che sovrintende al reparto Coastal Sedimental Environment - La base delle strutture antitsunami, in particolare, ha bisogno di accorgimenti diversi da quanto veniva realizzato in passato”.

“Siamo un istituto di ricerca molto orientato sulle applicazioni (field-oriented) - sottolinea il direttore Kaoru Takara -Inoltre il centro e' un ‘Open Lab”'che consente a gruppi di ricerca e societa' private di utilizzarne le attrezzature, mentre e' a disposizione anche per attivita' di training di polizia e vigili del fuoco”. Anche cittadini e scolaresche sono benvenuti, per un apprendimento pratico su prevenzione o reazione alle emergenze. Ad esempio, su una scalinata viene simulato un allagamento che crea un forte getto d'acqua alto 30 centimetri, con 280 litri di flusso al secondo: indossando tuta e stivaloni, si puo' cercare di salire per “mettersi in salvo” rendendosi conto dello sforzo e del tempo necessari.

In caso di inondazioni in spazi urbani sotterranei (come i piani bassi dei grandi magazzini o le stazioni della metropolitana) una evacuazione tempestiva e' spesso fondamentale per ridurre i pericoli di vita. restare perché spaventati dall'idea di salire le scale può essere molto controproducente. Analogamente, ci si può mettere alla prova nel cercare di aprire una porta (di casa o dell'auto) verso l'esterno, quando fuori l'acqua abbia raggiunto determinati livelli e faccia quindi resistenza: le attrezzature consentono di testare la pressione idrostatica e lo sforzo necessario e' calcolato in chilogrammi da spostare ed e' in relazione all'altezza raggiunta dall'acqua. Quello che può fare in questi casi un uomo adulto e' ovviamente diverso rispetto a un bambino o una persona anziana (i dati elaborati sono importanti per le entità preposte ai soccorsi). Un simulatore di pioggia e' poi in grado di provocare una specie di tempesta da 200 ml di acqua l'ora.

Se l'Ujigawa Open Laboratory si focalizza sui danni che l'acqua può provocare, il Disaster Prevention Research Institute ha una quindicina di altri centri di ricerca e osservazione sparsi nel Paese, per lo più in settori cone la vulcanologia e lo studio di frane e terremoti. L'Università di Kyoto va fiera della sua eccellenza in campo scientifico: mentre la Tokyo University domina la formazione della classe dirigente politico-amministrativa, Kyoto ha sfornato il maggior numero di Premi Nobel giapponesi (negli ultimi anni,ad esempio, tre in fisica con Makoto Kobayashi, Toshihide Maskawa e Isamu Akasaki; uno in fisiologia/medicina con Shinya Yamanaka).

Il rettore Juichi Yamagiwa ha coniato lo slogan WINDOW come parola-chiave dell'attuale fase accademica: W come Wild and Wise; I come International and Innovation; N come Natural and Noble; D come Diverse and Dynamic; O come Original and Optimistic; ancora W come Women, leaders in the Workplace. Non c'e' troppo da stupirsi del riferimento iniziale al “Wild” (selvaggio): Yamagiwa e' uno dei principali studiosi dei primati e nel suo ufficio tiene vari pupazzi di gorilla. E nel dare una spiegazione sul perché gli studiosi usciti da Kyoto ottengano numerosi riconoscimenti internazionali, va controcorrente e dice: “Specialmente in certe discipline scientifiche non e' uno svantaggio essere di lingua madre giapponese e pensare in giapponese”. Certo, aggiunge, occorre poi essere aperti verso il mondo esterno e verso discussioni franche e libere, senza remore. E questo aspetto e' un po' meno giapponese.

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