Mondo

Ambasciatore russo Karlov ucciso ad Ankara. Morto l’attentatore

stampa turca: «ipotesi gulenista»

Ambasciatore russo Karlov ucciso ad Ankara. Morto l’attentatore

Sale ancora la tensione in Turchia precipitata da mesi in una spirale di attentati che le autorità hanno ricondotto alla responsabilità dei separatisti curdi del Pkk e da formazioni islamiste riconducibili all’Isis. L'ambasciatore russo in Turchia, Andrey Karlov, è stato ucciso in un attacco armato nella capitale turca. Karlov stava parlando in una galleria d’arte in serata, quando è stato colpito, praticamente in diretta televisiva, dall’attentatore che si era spacciato da guardia del corpo del diplomatico.

Il killer, Mert Altintas, un poliziotto turco fuori servizio di 22 anni, secondo il sindaco di Ankara, improvvisamente ha colpito alle spalle l’ambasciatore al grido: «Non dimenticatevi di Aleppo, non dimenticatevi della Siria». L'uomo, con abito scuro e cravatta, ha anche gridato “Allahu Akbar”, Allah è grande, secondo quanto riferisce il quotidiano turco Hurriyet. Il sito sostiene che l'ambasciata russa ritiene che il diplomatico sia stato colpito da terroristi di matrice radicale islamica, ma è probabile che si tratti di un cosiddetto “lupo solitario”.

Secondo la Cnn-Turk, Karlov è apparso fin dall’inizio in condizioni molto critiche. NTV parla di altri tre feriti. Le forze speciali hanno ucciso l’attentatore dopo aver circondato l'edificio e fatto irruzione all’interno, mentre nella notte le forze di sicurezza turche hanno arrestato sei persone in relazione all’assassinio.
Karlov è stato ferito a colpi di pistola mentre stava pronunciando un discorso alla cerimonia inaugurale di un'esposizione d'arte nella capitale turca. Altre tre persone hanno riportato lesioni.

Turchia, il momento degli spari all'interno della galleria d'arte

L'aggressore avrebbe prima esploso alcuni colpi in aria, e poi preso di mira il diplomatico gridando la sua protesta per Aleppo, la città siriana ripresa quasi completamente dalle forze governative grazie al decisivo appoggio militare di Mosca, contro il quale da giorni in Turchia si susseguono manifestazioni di protesta. L'ambasciatore russo ad Ankara, Andrey Karlov, aveva intrapreso la carriera diplomatica nel 1976. Per quasi 30 anni aveva lavorato in Corea del Nord, dove era stato ambasciatore dal 2001 al 2006. Successivamente Karlov era stato nominato vice direttore generale per gli Affari Consolari al ministero degli Esteri russo. Dal luglio 2013 era alla guida dell'ambasciata di Mosca in Turchia. Il Paese è da mesi teatro di sanguinosi attentati che le autorità hanno ricondotto sia alla responsabilità dei separatisti curdi del Pkk o della frazione dei falchi del Kurdistan e sia da formazioni islamiste riconducibili all’Isis.

L'attacco in cui è morto l'ambasciatore russo ad Ankara, Andrey Karlov, arriva a poche ore dagli incontri previsti per martedì a Mosca tra i ministri degli Esteri e della Difesa di Russia, Turchia e Iran per discutere degli ultimi sviluppi in Siria. Russia e Turchia hanno ricucito i rapporti la scorsa estate dopo la clamorosa rottura delle relazioni diplomatiche a seguito dell'abbattimento il 24 novembre dello scorso anno di un jet russo da parte delle forze turche sul confine con la Siria.

L'incontro del 9 agosto a San Pietroburgo tra Vladimir Putin e il presidente Recep Tayyip Erdogan ha sancito il riavvicinamento tra Mosca e Ankara, che negli ultimi giorni hanno lavorato insieme per le operazioni di evacuazione di Aleppo, nonostante dal 2011 siano su posizioni opposte riguardo il sanguinoso conflitto in Siria. Russia e Iran sono tra i principali alleati del leader siriano Bashar al-Assad mentre Erdogan aveva scomesso sulla sua sconfitta.
Il portavoce del Cremlino, Dimitriy Peskov, ha annunciato che il presidente russo Vladimir Putin presiederà una riunione straordinaria a Mosca con il ministro degli esteri Serghei Lavrov e con i vertici dei servizi segreti.

Sette arresti nella notte. Media filogovernativi: ipotesi gulenista
Nella notte sono stati arrestati a Soka, la città natale dell'attentatore, il padre, la madre e la sorella del assassino. In custodia ci sono anche altri 3 familiari del killer e il suo coinquilino ad Ankara. I sospetti sono sottoposti in queste ore
a interrogatori per cercare di chiarire il profilo di Altintas ed eventuali altre responsabilità. Alcuni media locali riferiscono che la polizia sta indagando su eventuali legami tra il killer e l'organizzazione dell'imam musulmano Fetullah Gulen, che Ankara accusa di essere dietro il tentato golpe dello scorso 14 luglio: la scuola di polizia dove il giovane si era diplomato sarebbe stata sotto il controllo di ufficiali di polizia gulenisti. L'ipotesi che sta emergendo, secondo i media filo-governativi turchi, è quella di un tentativo di “sabotaggio” contro il presidente Recep Tayyip Erdogan e i recenti accordi con Mosca.
Una prova, scrive Sabah, sarebbe rappresentata da un congedo concesso al killer, che era in forza ai reparti antisommossa, tra il 16 e il 18 luglio, all'indomani del fallito colpo di stato. In quei giorni, tutti i membri delle forze di sicurezza vennero richiamati in servizio obbligatorio. Secondo alcune testimonianze, la data prevista inizialmente per il tentativo di putsch era proprio il 16 luglio. A firmare il congedo, inoltre, è stato un superiore di Altintas, Kahraman Sezer, poi arrestato perché sospetto “gulenista”. Il killer, però, non sarebbe stato raggiunto da alcuna sanzione. Inoltre, si sottolinea, Altintas aveva studiato in una scuola preparatoria della rete di Gulen, nella provincia occidentale di Aydin di cui era originario, finita poi in una delle inchieste per presunta manipolazione dei test d'ingresso a università e accademie.
Nel frattempo, anche la Russia sta collaborando alle indagini: il governo di Mosca ha inviato in Turchia un team di 18 persone composto da investigatori, agenti dei servizi segreti e diplomatici. «Il gruppo opererà in Turchia nel quadro delle indagini sull'omicidio della ambasciatore russo Andrey Karlov, conformemente all'accordo raggiunto tra i presidenti russo e turco durante la loro conversazione telefonica» avvenuta ieri sera, ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.

Lavrov: «Lotta ancora più decisa contro il terrorismo»
L'uccisione dell'ambasciatore russo in Turchia «impone a noi tutti di lottare in modo ancora più deciso contro il terrorismo»: lo ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, che ha parlato a fianco del collega Mevlut Cavusoglu all'indomani della morte ad Ankara di Andrey Karlov, sottolineando che «non ci devono essere concessioni ai terroristi». Lavrov ha detto di essere convinto che l'incontro in agenda oggi con Turchia e Iran, proprio a livello di ministri degli Esteri, «possa permettere di raggiungere degli accordi che faranno avanzare in modo concreto il processo di soluzione politica per la Siria, creando le condizioni per una consegna più efficace degli aiuti umanitari, non facendo alcuna concessione ai terroristi».
Intanto, Mosca chiede maggiori misure di sicurezza, rienendo Ankara responsabile della sicurezza dei diplomatici russi che lavorano in Turchia. Il presidente Vladimir Putin ha chiesto alle autorità turche di dare garanzie a riguardo. Lo ha detto oggi il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov. «Il presidente ha ordinato ai servizi segreti e al ministero degli Esteri di sviluppare misure ulteriore di sicurezza, visto l'orribile assassinio» dell'ambasciatore ad Ankara, ha fatto sapere Peskov.

La salma dell’ambasciatore presto trasferita a Mosca
La salma dell'ambasciatore russo in Turchia assassinato ieri ad Ankara sarà trasferita nelle prossime ore a Mosca. «In giornata ci sarà una cerimonia in aeroporto con un numero ristretto di partecipanti», ha spiegato la portavoce dell'ambasciata russa ad Ankara, Irina Kasimova. «Poi - ha aggiunto la portavoce - la salma dell'ambasciatore verrà trasferita in Russia per essere riconsegnata alla famiglia».

Papa Francesco «addolorato»
Papa Francesco è «addolorato» per l'uccisione ieri ad Ankara dell'ambasciatore russo Andrei Karlov. «Sua Santità invia le condoglianze a tutti coloro che piangono la sua perdita, e in modo particolare ai membri della famiglia» dell'ambasciatore. È quanto si legge in un telegramma inviato a Vladimir Putin, presidente della Russia, dal Segretario di Stato Vaticano, il card. Pietro Parolin. Il Papa assicura a Putin e alla Russia «le sue preghiere e la sua vicinanza in questo momento».

© Riproduzione riservata