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Anis Amri è stato a Roma prima della strage di Berlino

DA BERLINO ALLARME ALL’ITALIA

Anis Amri è stato a Roma prima della strage di Berlino

La Fontana di Trevi a Roma, presidiata dalle forze di sicurezza
La Fontana di Trevi a Roma, presidiata dalle forze di sicurezza

Anis Amri, lo stragista di Berlino, è stato a Roma in tre diversi appartamenti di altrettanti cittadini tunisini. Sono stati i suoi stessi connazionali a confermarlo nel corso degli interrogatori con l’Antiterrorismo: «Lo abbiamo ospitato prima della sua partenza per la Germania». Mentre ieri la televisione tedesca Wdr ha rivelato che prima dell’attentato da Berlino era arrivata una segnalazione allo stesso Antiterrorismo sulla pericolosità di Amri.

La Procura della Repubblica capitolina accelera nell’inchiesta aperta all’indomani dell’attentato ai mercatini natalizi in Budapester Strasse a Berlino, in cui hanno perso la vita 12 persone tra cui la 31enne Fabrizia Di Lorenzo, originaria di Sulmona, in Abruzzo.

Le perquisizioni
Il procuratore aggiunto Francesco Caporale e il sostituto Francesco Scavo hanno ricostruito e mappato parte degli spostamenti compiuti in Italia da Amri, freddato dalla polizia nel corso di un controllo di routine nella notte tra il 23 e il 24 dicembre a Sesto San Giovanni (Milano). La traccia di Amri nella capitale italiana è saltata fuori dalle verifiche preventive sui telefoni di soggetti che con lui erano stati in contatto. Tra il 23 e il 26 dicembre i carabinieri del Ros e la Digos della polizia hanno compiuto tre diverse perquisizioni negli appartamenti di cittadini tunisini, trovando materiale utile a individuare possibili cellule fondamentaliste che potrebbero aver aiutato Amri. I passaggi intermedi non sono ancora ben chiari, ma col passare delle ore si rafforza l’ipotesi che dalla Sicilia sia passato in Calabria, per poi raggiungere Roma, dove era atteso il suo arrivo. Successivamente si è trasferito in Germania dove è entrato in contatto con Abu Walaa, l’imam arrestato ai primi di novembre dalla polizia tedesca con l’accusa di essere tra i principali reclutatori europei del sedicente Stato Islamico.

Gli interrogatori
In Italia, dunque, l’attentatore di Berlino potrebbe aver contato su una diffusa rete di rapporti. D’altronde, stando a una informativa della Questura di Catania e a una relazione del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria), Amri si sarebbe «radicalizzato» in Italia, nel carcere di Agrigento, dove ha scontato parte della sua pena di quattro anni per gli scontri nei centri di accoglienza per migranti. La conferma di questi contatti italiani sarebbe stata fatta dagli stessi tunisini che l’hanno ospitato a Roma, i quali avrebbero chiarito come erano venuti in contatto con Amri. Gli interrogatori avrebbero consentito agli inquirenti di venire in possesso di ulteriore materiale investigativo.

La fuga
Intanto la Procura della Repubblica di Milano sta cercando di chiarire il tragitto che lo stragista aveva pianificato per far perdere le sue tracce dopo l’attentato. Di certo c’è che dalla Germania è passato in Francia, dove ha preso un treno da Lione con tappe a Chambery, Bardonecchia e Torino Porta Nuova. Stando alla ricostruzione della Digos, svolta anche attraverso le telecamere di sicurezza, Amri sosta nel capoluogo piemontese per alcune ore. È stato filmato alla stazione di Torino Porta Nuova quando scende dal treno locale proveniente da Bardonecchia, mentre si muove nell’atrio e poi di fronte alle biglietterie automatiche. Confuso tra la gente in stazione, nonostante la tarda ora, Amri è riuscito a passare inosservato sotto la Mole. L’ipotesi che volesse incontrare qualcuno non è confermata.

La possibile destinazione
Da Torino, poi, ha preso un ulteriore treno che lo ha condotto a Milano. Successivamente ha raggiunto in autobus Sesto San Giovanni, dove è stato colpito a morte nel conflitto a fuoco con la polizia. Tuttavia fonti investigative ritengono che l’obiettivo di Amri non fosse restare a Sesto San Giovanni. Secondo alcune informazioni al vaglio degli inquirenti, il tunisino voleva raggiungere Bergamo, dove poteva contare su alcuni contatti con ambienti islamici.

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