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Il genero di Trump alla Casa Bianca: consulente per commercio e Medio Oriente

Jared Kushner con la moglie Ivanka Trump
Jared Kushner con la moglie Ivanka Trump

Donald Trump nomina il genero Jared Kushner senior adviser alla Casa Bianca con incarichi specifici su commercio e Medio Oriente. Il transition team del prossimo presidente degli Stati Uniti che si insedierà il 20 gennaio ha ufficializzato una cosa che si sapeva da tempo: il marito della figlia Ivanka avrà un ruolo di primo piano e grande peso nella prossima amministrazione americana. E ciò a dispetto di quanto ripetono da tempo avvocati, giornalisti, storici: non si può fare, la legge anti-nepotismo lo vieta. Non è così, sostiene il transition team forte di pareri legali positivi.

Il giovane Kushner marito di Ivanka e regista della campagna di Trump, 36 anni oggi, sorride al contrario di quanto raccomandò il presidente eletto John Kennedy a suo fratello minore il giorno in cui lo nominò ministro della Giustizia: «Non ridere troppo, Robert, altrimenti pensaranno che sei felice dell’incarico». Era il 1960, il senatore Kennedy stava per entrare alla Casa Bianca e la scelta di Bobby Kennedy come Attorney General creò il precedente da cui nacque la legge anti-nepotismo del 1967.

Cinquasette anni dopo la storia non si ripete - assicurano i consulenti legali della famiglia Trump - anche perché questo ruolo non richiede la conferma del Congresso e Kushner non riceverà stipendio. Kushner entra direttamente nello staff della Casa Bianca, la legge non richiede una ratifica parlamentare. Jared dice di essere onorato di servire il suo Paese e ha già individuato la casa a Washington in cui si trasferirà con i tre figli e Ivanka che nel frattempo ha lasciato il suo business nella moda. La coppia Kushner-Trump sarà vicina di casa di Barack e Michelle Obama che a questo punto avranno ultimato il trasloco.

Ieri Trump ha definito Kushner «un formidabile asset e un fidato consulente della campagna e della transizione», il lessico finanziario non è usato a caso, è caro a Trump come suo genero che considera una collaboratore imprescindibile.

Trump porta il genero alla Casa Bianca

Oggi un gruppo di democratici della Commissione giustizia della Camera contesta la scelta di Trump, è nepotismo e conflitto di interesse, affermano in una dichiarazione ufficiale. Il team Trump e Kushner si muovono però con sicurezza, il milionario parente acquisito del prossimo presidente lascerà la guida del business di famiglia cioè l’impero immobiliare e non sarà più editore del New York Observer, dice la sua avvocato Jamie Gorelick, due scelte in osservanza alle norme etiche. In questo modo Kushner si spoglia di «asset fondamentali», non ha più alcun conflitto di interesse al contrario di molti ministri scelti da Trump che dovranno superare le udienze e l’esame del Senato. Oggi tocca a Jeff Sessions, 69 anni, senatore dell’Alabama scelto da Trump come ministro della Giustizia: davanti ai colleghi senatori dovrà rispondere del suo passato, in particolare delle parole offensive contro i neri e della sua poca attenzione ai diritti civili, non esattamente un aspetto secondario per chi dovrà rappresentare la Giustizia americana.

Se si pensa a Sessions o ad altri falchi scelti da Trump, Kushner appare addirittura una scelta meno contestabile visti anche i toni moderati e la sua capacità di parlare ad altri mondi non solo quello ebreo ortodosso da cui proviene; ma i democratici alla Camera insistono sul legame di parentela «la Casa Bianca non è un’agenzia per sistemare familiari».

L’avvocato di Kushner ribatte che il ruolo pensato per il genero non rientra nella legge nata dopo la presidenza Kennedy ma resta il fatto che le regole esistenti si prestano a differenti interpretazioni: chi contesta la nomina ricorda che la legge anti-nepotismo del 1967 cita espressamente il «genero» come parente a cui si applicano le norme.

L’avvocato Garlick dice a Cnn di essere in costante contatto con l’ufficio Affari etici del governo e si dice sicura delle sue argomentazioni e della sua strategia legale. Nelle stesse ore professori di diritto e cronisti parlamentari sostengono che vi sono tutti i presupposti di una battaglia legale: si ricorda che Clinton diede incarico informale alla moglie Hillary di riformare la sanità ma anche che un membro dello staff di Bush alla Casa Bianca chiese uno stage per suo figlio e gli fu risposto di no.




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