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Germania, così l’Est si è avvicinato all’Ovest

IL CONFRONTO EUROPEO

Germania, così l’Est si è avvicinato all’Ovest

Nel giro di poche ore dalla caduta nel muro di Berlino, nel novembre del 1989, una fiumana di milioni di persone si riversò dall’Est verso la parte occidentale della città a scoprire una sorta di Eldorado. Ben presto, scomparirono dagli scaffali dei negozi tutti i beni che all’Est erano quasi impossibili da ottenere, come le banane. In pochi mesi, la pressione della migrazione interna era così forte, che, anche se l’unione monetaria fra le due Germanie era un clamoroso errore dal punto di vista economico, divenne politicamente inevitabile. Tutto questo, disse Helmut Kohl, il cancelliere che volle la riunificazione contro le spinte avverse quasi unanimi dentro la Germania e fuori, riguarda «l’unità, la giustizia, la libertà».

L’aspettativa che l’Est potesse recuperare il terreno perduto sull’Ovest in quarant’anni, in termini di potere economico e benessere, era tale che l’uguaglianza degli standard di vita fra le due parti della Germania ottenne la dignità di obiettivo consacrato nella Costituzione. Si tratta di un’aspettativa «irrealistica fin dall’inizio – ha scritto Karl Brenke, dell’istituto di ricerca Diw di Berlino – che presumeva che una regione scarsamente popolata potesse raggiungere una delle economie più potenti del mondo in breve tempo. Si è dimostrato che questo non è stato possibile nemmeno nell’arco di un’intera generazione».

Oltre un quarto di secolo dopo, il Governo, pur pubblicando ogni anno un rapporto sui progressi della riunificazione, ha smesso di diffondere una contabilità precisa dei costi, anche se le stime variano fra i mille e i 2mila miliardi di euro, per la ricostruzione dell’economia dell’Est, le infrastrutture e trasferimenti e sussidi a vario titolo. I contribuenti tedeschi continuano a pagare una tassa “di solidarietà” che Kohl aveva smentito di voler introdurre e la cui abolizione è stata più volte ventilata, ma mai attuata. La Germania dell’Est resta «pesantemente dipendente dai trasferimenti», sostiene Brenke.

“Progressi significativi verso la convergenza sono stati ottenuti. In particolare, la Germania dell’Est ha realizzato una reindustrializzazione di successo”

Karl Brenke, economista dell’istituto di ricerca Diw 

«Progressi significativi verso la convergenza – osserva l’economista della Diw – tuttavia sono stati ottenuti. In particolare, la Germania dell’Est ha realizzato una reindustrializzazione di successo». Un processo simile a quello avvenuto in altre economie ex comuniste dell’Europa centrale, con il vantaggio addizionale della lingua comune e dei sussidi dal Governo centrale.

Vista nel lungo periodo, la convergenza è notevole. Il reddito pro capite che era il 42,8% dell’Ovest, era nel 2015 per i Laender orientali del 72,5%. In fatto di ricchezza le disparità restano grandi, il livello pro capite è di 236mila euro all’Ovest e 85mila euro all’Est, secondo il recente rapporto annuale dei cinque “saggi”, i consiglieri economici del Governo, ma con un netto recupero da parte dei tedeschi orientali, per i quali l’accumulazione di ricchezza è iniziata solo dopo la fine del comunismo. La società dei Laender orientali resta tuttavia afflitta da maggiori disuguaglianze.

Il grosso del recupero del prodotto interno lordo è avvenuto però nei primi 15 anni. «Da diversi anni – nota il Rapporto del Governo sull’integrazione, pubblicato nel settembre scorso – è stato estremamente limitato. Occorre una crescita molto più forte all’Est per raggiungere i Laender occidentali». Nel 2015, invece, la crescita all’Ovest è stata dell’1,7%, quella dell’Est, esclusa Berlino, dell’1,5%. Tra il 2005 e il 2015, l’Est ha tenuto il passo dell’Ovest in termini di crescita, ma non ha fatto progressi in termini relativi, secondo l’istituto per lo studio dell’economia tedesca Iwd di Colonia. Un’indagine condotta dall'Iwd fra le imprese mostra che quelle dell’Ovest e dell’Est hanno aspettative simili anche per la prima parte del 2017: poco meno del 40% in entrambi i casi prevedono di aumentare la produzione. L’unica divergenza riguarda le costruzioni, che sono in pieno boom in Occidente e restano stagnanti all’Est. Le imprese “pessimiste” sul 2017 sono il 123% all’Ovest e il 16% all’Est.

La produttività delle imprese dell’Est è oggi del 77% circa rispetto a quelle dell’Ovest, in aumento dal 69% del 2000. Il divario che permane dipende in parte dalle loro caratteristiche: la percentuale di export nel settore manifatturiero all’Est, la parte più dinamica e a più alta produttività dell’economia, ha raggiunto solo nel 2015 i livelli che l’Ovest aveva toccato nel 1999.

All’Est la disoccupazione è in calo più rapidamente, dal 18% dell’inizio del millennio al 9,2% attuale, ma resta molto più alta del 5,7% della Germania occidentale e i progressi sono in parte dovuti alla riduzione della forza lavoro. Questa è dovuta tra l’altro a un peggioramento dell’evoluzione demografica ancor più marcato che all’Ovest.

La soluzione alla crisi demografica potrebbe passare anche da una maggiore immigrazione: la percentuale della popolazione straniera nei Laender dell’Est, al 2,9% in Sassonia e inferiore altrove, è molto più bassa che nel resto del Paese. Ma proprio questo tema è deflagrato negli ultimi mesi come una delle questioni più controverse della politica tedesca ed è destinato a rimanere acceso in un anno elettorale come il 2017. Ed è all’Est che ha trovato le sue manifestazioni più estreme. Il movimento xenofobo Pegida ha la sua base a Dresda, dove ogni settimana per mesi ha realizzato una dimostrazione contro l’immigrazione. Il partito anti-immigrati Alternativa per la Germania (AfD) ha ottenuto all’Est i suoi maggiori successi, arrivando a un risultato record del 24% nelle regionali della Sassonia-Anhalt e superando, nel Meclemburgo-Pomerania, il collegio elettorale di Angela Merkel, la Cdu del cancelliere.

Secondo le prime risultanze raccolte dal Rapporto del Governo ed evidenziate dalla responsabile dei problemi dell’Est, Iris Gleicke, sono sviluppi che rischiano di colpire proprio due delle aree più dinamiche dell’economia della Germania orientale negli ultimi anni, il turismo e le industrie ad alta tecnologia. Sul primo fronte, per la prima volta, la città di Dresda, il principale magnete di attrazione turistica della regione, ha accusato lo scorso anno un calo degli arrivi, in parte attribuiti proprio alle continue manifestazioni. Quanto all’industria high-tech della Sassonia, anch’essa concentrata in un distretto attorno a Dresda, che comprende elettronica e biotecnologie, comincia ad accusare difficoltà nell’attrazione di personale straniero altamente specializzato in presenza di un sentimento xenofobo diffuso. Eppure, lo spostamento dell’attività economica verso settori a più alto contenuto di innovazione è una delle strade che l’Est della Germania deve percorrere se vuole chiudere il gap di produttività, e quindi anche di salari, che resta con l’Ovest del Paese.

Più di venticinque anni dopo la riunificazione delle due Germanie, l’Est resta un rebus non facile da risolvere anche per chi governerà il Paese nella prossima legislatura, dopo le elezioni di autunno.

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