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Corea del Sud, dilaga lo scandalo di corruzione

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Asia e Oceania

Corea del Sud, dilaga lo scandalo di corruzione

  • –Stefano Carrer

tokyo

L’economia sudcoreana perde colpi mentre lo scandalo politico che sta travolgendo la presidente Park si allarga sempre più e si moltiplicano le tensioni con i Paesi vicini.

Se la Banca Mondiale ha appena alzato le stime sulla crescita globale, in Corea del Sud accade il contrario: le previsioni sul 2017 continuano ad essere riviste al ribasso, come ha fatto ieri la Banca di Corea nel ridimensionare a una crescita del 2,5% la performance dell’economia attesa per quest’anno, rispetto al +2,8% di ottobre e a oltre il +3% ipotizzato nella prima metà del 2016. L’istituto centrale – che ha confermato i tassi di riferimento al minimo storico dell’1,25% - motiva la sua valutazione più pessimistica – ma ancora migliore delle previsioni di alcuni enti parapubblici o privati - con le crescenti incertezze sia interne sia esterne.

All’interno la situazione politica è caotica, dopo che l’Assemblea Nazionale ha votato a dicembre per l’impeachment della Presidente Park, sospesa dalle funzioni in attesa della pronuncia definitiva della Corte Costituzionale. Lo scandalo che l’ha travolta coinvolge anche varie grandi aziende, a partire da Samsung. Il leader di fatto del maggiore conglomerato sudcoreano, Jay Y. Lee (vicepresidente ed erede designato) ha terminato ieri mattina un interrogatorio durato 22 ore, in qualità di indagato, da parte della commissione indipendente di inchiesta: il sospetto è che il gruppo abbia finanziato due fondazioni e una società facenti capo a una controversa amica della presidente (il personaggio al centro dello scandalo) in cambio di favori politici, in particolare il via libera del Fondo pensione pubblico alla maxifusione dell’anno scorso tra due affiliate che ha consentito alla famiglia Lee di stringere la presa sul gruppo. Gli inquirenti non hanno escluso che potrebbero richiedere l’arresto di Lee, il che complicherebbe sicuramente i piani per la successione al patriarca Lee Kun-hee, da tempo malato.

All’estero, pesano soprattutto le incognite legate al rialzo dei tassi Usa e alle politiche del presidente designato Donald Trump. Alcune aziende (come Lg e la stessa Samsung Electronics) dovrebbero annunciare presto la volontà di costruire nuovi insediamenti produttivi negli Usa per evitare di esser prese di mira. Resta avvolto nel mistero – al di là di un tweet apparentemente bellicoso di Trump - l’atteggiamento della nuova Amministrazione Usa verso una Corea del Nord che ha preannunciato di voler testare un missile balistico intercontinentale. Intanto Cina e Russia hanno appena emesso un comunicato congiunto in cui sostengono di preparare “contromisure” imprecisate se verrà dispiegato in territorio sudcoreano il sistema antimissilistico americano THAAD. Pechino sta diventando esplicita nel ventilare ritorsioni economiche: spera che Seul torni sulla decisione già presa o decida quantomeno un rinvio. L’argomento è oggetto di una campagna elettorale già virtualmente iniziata. Due giorni fa è tornato l’ex segretario dell’Onu Ban Ki-moon, che pare orientato a scendere in campo per la presidenza. A danneggiarne la candidatura non è solo il suo profilo da “establishment”, ma il recente arresto a New York di suo fratello e suo nipote per una faccenda di corruzione internazionale. Intanto il Giappone ha ritirato il suo ambasciatore per protesta contro l’erezione da parte di un gruppo civico, di fronte al consolato di Busan, di una statua di una “donna-conforto” (simbolo delle sventurate costrette a prostituirsi ai militari nipponici nell’ultima guerra), in violazione di un accordo bilaterale finalizzato a mettere una pietra sopra queste vicende. Non solo: Tokyo ha sospeso i negoziati per la riattivazione di un accodo di swap valutario. Che interessa soprattutto Seul. Per eventuali casi futuri di emergenza finanziaria.

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