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Catturato a Istanbul il killer di Capodanno

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Catturato a Istanbul il killer di Capodanno

  • –Alberto Negri

Forse adesso sapremo come è avvenuta la strage di Capodanno a Istanbul e quanti fossero gli attentatori. È stato catturato ieri sul Bosforo l’uomo indicato dalle autorità turche come l’autore della strage di Capodanno alla discoteca “Reina”. E con lui sono state arrestate altre cinque persone, di cui tre donne.

Il jihadista Abdulkadir Masharipov, alias Abu Muhammed Horasan, con passaporto uzbeko, si era dato fuga dopo la strage nella discoteca “Reina” che aveva provocato almeno 39 morti e 65 feriti. Secondo l’agenzia turca Dogan, Masharipov aveva portato via con sé uno dei propri bambini, di soli 4 anni: queste erano almeno le notizie circolate negli ultimi giorni e diffuse da fonti riservate di polizia, che a loro volta si basavano sulle affermazioni rese dalla moglie dell’estremista agli inquirenti. Secondo il quotidiano Hurriyet, la donna aveva ribadito di avere «scoperto l’attacco soltanto guardando la televisione», aggiungendo di non sapere «che il marito fosse un terrorista dell’Isis e neppure un simpatizzante».

Fino a poche ore prima di entrare in azione nella notte di Capodanno, Masharipov sarebbe rimasto con lei. In seguito la donna sarebbe stata condotta insieme ai due figlioletti in una casa sempre a Istanbul, ma diversa da quella dove la famiglia si era stabilita. Più tardi il consorte sarebbe passato da lì per prendere il figlio maggiore, lasciandola sola con quello più piccolo di appena un anno e mezzo.

È probabile che nella cattura di Masharipov la moglie abbia dato informazioni decisive: avrebbe infatti fornito ulteriori elementi, grazie ai quali si è riuscito a localizzarlo, forse insieme anche ai potenziali complici di cellule dormienti dello Stato Islamico nella città sul Bosforo. La donna avrebbe infine raccontato che da Istanbul l’intera famiglia si recò dapprima ad Ankara e poi a Konya, nel centro dell’Anatolia, dove l’uomo avrebbe cercato lavoro e pagato in anticipo l’affitto per tre mesi di un appartamento, per poi tornare alla città di partenza in automobile il 15 dicembre, due settimane prima di colpire.

Nei mesi scorsi Masharipov sarebbe stato in Siria, dove avrebbe raggiunto i miliziani del Califfato prima di rientrare in Turchia per compiere la strage del Reina.

Ma ci sono alcuni risvolti in questa vicenda che non convincono o comunque aprono scenari inediti. La versione del “lupo solitario” affiliato all’Isis appare infatti messa in dubbio dalle stesse autorità turche. Qualche ora prima che Masharipov fosse catturato a Istanbul il vicepremier turco, Numan Kurtulmus, in un’intervista rilanciata dal quotidiano Hurriyet aveva affermato che «quello di Reina non è stato solo un attacco di un’organizzazione terroristica, ma è stata coinvolta anche un’organizzazione di intelligence. Era ben pianificato e organizzato», ha aggiunto Kurtulmus.

Insomma i turchi hanno adombrato un ruolo, per altro non ancora definito, di misteriosi agenti stranieri. Sempre secondo Hurriyet, gli inquirenti avrebbero localizzato nel quartiere Silivri di Istanbul il presunto covo dell’attentatore dove sarebbero stati trovati 150mila dollari. Per le forze di sicurezza turche, infatti, l’attentatore avrebbe agito per denaro, non per motivi ideologici. L’intelligence turca in queste settimane di ricerche del super latitante ha avuti contatti con le autorità di Uzbekistan, Kazakistan, Kyrgyzistan, Dagestan, Xinjiang (regione musulmana uigura della Cina), Marocco e anche con alcuni Paesi europei. Ora con la cattura di Masharipov si dovrebbe chiarire come e con chi il jihadista sia entrato in azione. Nell’ultimo anno in Turchia ci sono stati almeno una dozzina di gravi attentati e quasi mai, a parte alcune rivendicazioni dell’Isis e dei “Falconi del Kurdistan”, si è riusciti a individuare oltre agli attentatori le cellule terroristiche che li avevano organizzati.

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