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Da Trump alla Francia, la Russia sospettata di voler destabilizzare…

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Da Trump alla Francia, la Russia sospettata di voler destabilizzare l’Occidente

Il presidente Trump nello Studio Ovale. Di fronte a lui Mike Flynn, consigliere che si è dimesso fra le polemiche
Il presidente Trump nello Studio Ovale. Di fronte a lui Mike Flynn, consigliere che si è dimesso fra le polemiche

Se scrivere compulsivamente sui social network è sintomo di nervosismo, i sei tweet in meno di un’ora del presidente degli Stati Uniti sono un brutto segnale. Come al solito Donald Trump affida il suo pensiero all’account personale @realdonaldtrump che ha usato per tutta la campagna elettorale e non abbandona anche adesso che avrebbe a disposizione @POTUS, account ufficiale lasciato libero da Obama il 19 gennaio ora nelle mani dell’addetto ai social media Dan Scavino Jr.

A colpi di tweet Trump reagisce alle notizie di New York Times e Washington Post secondo cui uno degli uomini più importanti della sua squadra, Mike Flynn, consigliere per la sicurezza nazionale che si è appena dimesso, ha discusso di sanzioni con l’ambasciatore russo Sergei Kislyak prima della sua nomina, quando non avrebbe dovuto secondo il Logan Act che vieta ai comuni cittadini di fare politica estera.

Desta stupore il tweet con cui Trump accusa Obama di essere stato «troppo tenero: è sotto la precedente amministrazione che la Russia ha preso la Crimea», scrive.

Non è la prima volta che il tycoon dice e si contraddice, ma raramente nelle sue uscite la Russia risulta nazione che ha qualcosa da farsi perdonare.

A ventiquattr’ore dalle dimissioni di un ex generale che ha voluto a tutti i costi anche perché inviso a Obama che lo aveva messo da parte, Trump è messo sulla difensiva e la Russia non è più, almeno per oggi, il più desiderabile degli alleati.

Ancora più sorprendente è l’altro bersaglio di giornata, quell’Fbi che solo cinque mesi fa aveva dato una mano alla sua elezione rendendo pubblici a pochi giorni dal voto presunti illeciti delle mail private di Hillary Clinton.

Trump capovolge i termini della questione, l’accusa che ha appena travolto il suo consigliere per la sicurezza nazionale - intrattenere rapporti illeciti con potenze straniere, in particolare la Russia - diventa la sua accusa a due agenzie governative, Fbi e Nsa che teoricamente dovrebbero lavorare con e per lui. «Nsa ed Fbi non dovrebbero interferire nelle nostre politiche» twitta Trump che definisce «illegali» le informazioni date ai media sui rapporti fra Russia e i suoi stretti collaboratori durante la campagna elettorale 2016. «Una situazione molto grave, un vero scandalo che informazioni segrete vengano date in maniera illegale dall'intelligence come caramelle. Davvero anti-americano» posta il presidente.

La questione però è più complessa, non si esaurisce con quattro tweet d’impeto dalla Casa Bianca.

Dalla Francia a Washington, sospetti su Mosca
In queste settimane si fanno sempre più pressanti le accuse al Cremlino, onnipresente disturbatore ombra delle altrui elezioni. Il candidato centrista alle presidenziali francesi del 23 aprile, il 39enne Emmanuel Macron, accusa spie russe di aver tentato almeno 4mila volte nell’ultimo mese di violare i server del suo movimento En Marche. Il sospetto - si legge oggi sulla prima pagina del Wall Street Journal, quotidiano finanziario la cui direzione ha ribadito di non voler essere ostile a Trump - è che il Cremlino stia mettendo in pratica un’articolata strategia di destabilizzazione delle democrazione occidentali. Molto più di una semplice sorveglianza come quella degli hacker sempre presumibilmente russi che avrebbero violato i server della nostra Farnesina.

I sospetti di una operazione di intelligence russa condotta su larga scala di cui sfuggono ancora i precisi contorni e che certo si avvale di database e hacker, siti di propaganda governativa come Russia Today da poco lanciato anche in francese, e opachi legami con generali e politici, si infittiscono negli Stati Uniti, protagonisti gli uomini attorno al presidente Trump.

Mentre a Parigi il ministro degli esteri Jean-Marc Ayrault rassicura i parlamentari dell’Assemblea nazionale «non accetteremo alcuna interferenza nel nostro processo elettorale proveniente dalla Russia o da qualsiasi altro Paese», a Washington il caso Flynn non sembra affatto chiuso. Non può chiudersi non solo perché diversi senatori di entrambi i partiti, fra i repubblicani non solo McCain, vogliono sapere di più dei rapporti fra questo ex generale analista per Russia Today, e le autorità russe.

“La commissione intelligence del Senato sta riesaminando il coinvolgimento russo nelle nostre elezioni”

Il leader di maggioranza al Senato americano, Mitch McConnell (Washington, 15 febbraio 2017) 

“Non accetteremo alcuna interferenza nel nostro processo elettorale della Russia o di qualsiasi altro Paese”

Il ministro degli Esteri francese, Jean-Marc Ayrault (Parigi, 15 febbraio 2017)  

Il leader di maggioranza al Senato americano, Mitch McConnell, ha detto ieri che «è altamente probabile» un’inchiesta della commissione intelligence del Senato sulle conversazioni fra l’ormai ex National Security Adviser Flynn e l’ambasciatore russo in America. «Penso che la domanda fondamentale che dobbiamo porci adesso è qual è stato il nostro grado di coinvolgimento e cosa dovremmo riconsiderare. La commissione intelligence del Senato sta già riesaminando il coinvolgimento russo nelle nostre elezioni».

L’affare Russia-team Trump non è affatto chiuso anche perché i legami con Mosca non riguardano solo Flynn: oggi si deve discolpare un altro uomo del presidente per mesi molto discusso. Si tratta di Paul Manafort, direttore della campagna elettorale di Trump che faceva affari in Ucraina, era vicino ad alcuni oligarchi ma oggi ha detto al New York Times di non aver mai parlato consapevolmente con funzionari dell’intelligence russa». Quel «consapevolmente» sta a significare che magari è successo ma lui non sapeva chi fossero i suoi interlocutori. Materiale per un’altra puntata.

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