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Bce: «Flessibilità negli acquisti di BTp». E lo spread…

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Bce: «Flessibilità negli acquisti di BTp». E lo spread scende

Un po’ di flessibilità per la Bce negli acquisti di titoli. È bastato l’accenno a questa possibilità, nelle minute della riunione del 19 gennaio del consiglio direttivo della Banca centrale europea, per far scattare un rialzo delle quotazioni dei titoli di Stato spagnoli e italiani, con un conseguente calo degli spread sul Bund, che per i BTp è sceso fin sotto quota 178 punti base per poi risalire.

L’idea che ha animato i mercati è che la Bce possa temporaneamente acquistare titoli di Stato dei paesi “deboli” oltre il tetto massimo finora previsto, una possibilità che può risultare utile nei momenti di turbolenza. I verbali della riunione, che sono stati pubblicati oggi, confermano che la Banca centrale europea non abbia messo in discussione il criterio del capital key - i titoli di Stato di ciascun paese vanno acquistati in proporzioni uguale alle quote possedute nel capitale dell’istituto di Francoforte - ma che abbia dovuto ammorbidirne i vincoli.

Per rispettare questa regola, la Bce ha dovuto allargare i propri acquisti anche a quei titoli che rendono meno del tasso sui depositi presso la Banca centrale, negativo e pari al -0,40%. Se non lo avesse fatto, alcune banche nazionali - a cominciare dalla Bundesbank tedesca - avrebbe potuto incontrare difficoltà nel trovare titoli “adatti” da comprare.

Lo spread BTp/Bund nella giornata di oggi

L’ampliamento della platea dei titoli ha però un costo: acquistare un Bund con un rendimento inferiori al livello minimo significa esporsi a una perdita certa: si riceve dalle banche che vendono questi titoli 40 centesimi per ogni euro ricevuto e depositato alla Bce (per anno) ma se ne perdono di più a scadenza.

È per questo motivo che è stata “prevista” una forma di flessibilità. La Bce, ha spiegato durante la riunione del 19 febbraio Benoît Cœuré, componente del board, deve preferire titoli che rendano più del -0,40%. Per questo motivo, ha poi aggiunto, «limitate e temporanee deviazioni dal capital key della Bce sono possibili e inevitabili». In questo modo si crea «un trade-off tra le deviazioni relative dal capital key tra le varie giurisdizioni», cioè i vari paesi (i vari paesi, ndr) e l’esigenza di limitare gli acquisti dei titoli al di sotto della soglia del -0,40%.

Questa flessibilità dà all’eurosistema delle banche centrali, e in particolare alla Banca d’Italia e alla Banca di Spagna, la possibilità di sforare il tetto massimo degli acquisti - per esempio, si può immaginare, in momenti di maggiore turbolenza - purché in modo temporaneo e, evidentemente, sotto il coordinamento di Francoforte, che si preoccuperà di mantenere questa flessibilità entro limiti ragionevoli.

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