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Perché Trump pensa al miliardiario di Cerberus per riformare le spie

i problemi con l’intelligence

Perché Trump pensa al miliardiario di Cerberus per riformare le spie

Trump oggi a Washington con i deputati repubblicani
Trump oggi a Washington con i deputati repubblicani

Il miliardario che ha fondato il colosso del private equity Cerberus può essere l’uomo giusto per una profonda riforma dell’intelligence americana? Donald Trump pensa di sì, pensa che Stephen Feinberg, miliardario newyorkese già nel suo team economico, cofondatore di Cerberus Capital Management, è l’uomo che darà un nuovo assetto alle agenzie governative statunitensi, Cia, Nsa e Fbi, solo per dire le tre con cui il presidente polemizza da mesi e con le ultime due in questi giorni causa le conversazioni intercettate fra l’ambasciatore russo a Washington e il consigliere per la sicurezza nazionale, Mike Flynn costretto per questo alle dimissioni.

La notizia di Feinberg come «manager dei servizi» è stata data stamattina dal New York Times e adesso confermata da funzionari governativi citati dalla tv Nbc.

La prima obiezione che viene in mente è che Feinberg non ha alcuna esperienza di sicurezza nazionale a meno che si voglia considerare tale la quota di Freedom Group, il produttore di armi da cui Cerberus è uscito quando si è saputo che aveva prodotto il fucile d'assalto Bushmaster usato per la strage del 14 dicembre 2012 alla Sandy Hook School di Newton nel Connecticut.

L’obiezione non regge viste le scelte di Trump, anzi l’ipotesi Feinberg è verosimile agli occhi di chi ha ormai familiarità con i metodi del presidente. Feinberg è newyorkese e uomo d’affari, due qualità che Donald predilige, in più è vicino al potente chief strategist Steve Bannon e al genero Jared Kushner, il che fa di lui un candidato forte, i due addirittura lo vorrebbero a capo della cosiddetta Cia clandestina, un ruolo che di solito ricopre una spia con una gran carriera alle spalle non uno specialista di fondi.

Se Trump fa circolare il nome di Feinberg presumibilmente non teme lo scontro con i capi dell’intelligence che hanno già detto di non gradire il miliardario. Gli apparati di sicurezza da parte loro non arretrano di un passo anzi fanno trapelare che non hanno intenzione di dire tutto quello che fanno e sanno al presidente (cioè al loro capo) perché temono che queste informazioni possano essere divulgate e le operazioni compromesse.

Intanto la Commissione giustizia del Senato chiede al dipartimento della Giustizia tutti i documenti sul dimissionario Flynn.

Trump sembra ora stretto fra inchieste governative e reticenze delle spie. In questo momento può imporsi solo con i suoi fedelissimi, non è detto che basti.

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