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Sarà la Francia a uccidere l’euro?

il rischio le pen

Sarà la Francia a uccidere l’euro?

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Il menu di Marine è davvero audace. Svalutazione francese limitata al 20% se l’euro muore, franco libero di andare dove vuole se la moneta unica rimane in vita, la Banca di Francia riportata sotto il controllo politico, un quantitative easing di 100 miliardi di franchi l’anno (40 di buyback del debito, 30 per il welfare, 30 per la politica industriale) e tasso obiettivo per l’Oat decennale compreso tra il 2 e il 3%, come lo riassume lo strategist di Kairos Alessandro Fugnoli. Senza poi dimenticare l’abbandono dell’Unione per rilanciare l’economia francese, mettendo in atto un “protezionismo intelligente” libero dalle regole europee.

Un menu audace ma - qualora cucinato per davvero – di sicuro velenoso per la Francia. Le agenzie di rating hanno già messo nero su bianco che in caso di addio all’euro l’Esagono potrebbe implodere nel maggior default sovrano della storia. E’ poi sceso in campo direttamente il Governatore della Banca di Francia, per chiarire a tutti che l’addio alla moneta unica potrebbe costare al Paese 30 miliardi di euro l’anno in più di interessi sul debito pubblico.

Ma quanto è verosimile l’ipotesi che i transalpini tornino al franco? In realtà poco, spiegano Kenneth Orchard e Ivan Morozov di T Rowe Price: anche nel caso di un’improbabile (per quanto non impossibile) vittoria della Le Pen al ballottaggio, «entrambe le Camere dell’Assemblea Nazionale cercheranno di evitare un referendum sull’uscita dall’eurozona o dall’Unione europea».

Marine Le Pen presidente sarebbe comunque pericolosa per la stabilità del Vecchio continente, sottolineano gli analisti della società di gestione statunitense, anche perché rappresenterebbe una rottura dell’asse franco-tedesco, spina dorsale europea. Ma è una prospettiva per ora remota. Non a caso gli analisti di Source dichiarano di temere più il rischio Italia che quello francese, in particolare la prospettiva di un successo elettorale prima e di un’alleanza poi dei partiti italiani antieuro.

Anche secondo Credit Suisse vedere Le Pen all’Eliseo è poco probabile, e in ogni caso Costituzione e Parlamento si opporrebbero all’addio all’Unione europea e alla ridenominazione del debito in franchi. Tra l’altro, notano gli analisti della banca svizzera, il mercato non sta certo scontando un’ipotesi di questo tipo: non stiamo assistendo a una fuga di capitali dalla Francia, e l’allargamento degli spread non desta allarme. Il sistema bancario transalpino, che negli ultimi otto anni si è rafforzato togliendo leva e iniettando capitale, sembra in grado di assorbire eventuali stress.

Ma se anche il sistema creditizio francese dovesse entrare in fibrillazione, ecco che da Francoforte arriverebbe quella che nelle sale operative è stata battezzata la “Draghi put”: un nuovo bazooka, come ampliamento del quantitative easing o in altre forme. E comunque non va dimenticato che l’economia europea in generale è in netta ripresa, Francia inclusa. I mercati restano frenati più per il rischio politico che per i fondamentali. Perciò la morale di Credit Suisse è “buy the dip”: in caso di crollo dei mercati causa isteria collettiva da Le Pen, tenetevi pronti a comprare.

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