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Kraft-Unilever: Buffett & Co. alla conquista del largo consumo

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Kraft-Unilever: Buffett & Co. alla conquista del largo consumo

NEW YORK - Warren Buffett alla “conquista” del mondo? Donald Trump avrà anche propagandato America First per avanzare l'idea d'un (parziale) disimpegno globale degli Stati Uniti. Ma nella mente del grande finanziere statunitense - e avversario di partito, democratico contro repubblicano - la concezione di “America prima di tutto”, capitali alla mano, è declinata assai diversamente.

Vuol dire anzitutto una scommessa sulla globalizzazione a partire dai grandi gruppi statunitensi e in questo caso un'offerta di merger, tra la “sua” Kraft Heinz e la rivale anglo-olandese Unilever. Che metta assieme molti marchi e prodotti popolari tra i consumatori del pianeta, ponendosi all'avanguardia ancora una volta di un processo di consolidamento ritenuto sempre più necessario per affrontare il clima di concorrenza e inevitabili quanto dolorosi tagli dei costi come per cogliere - e farlo agilmente, rapidamente e ovunque - nuovi trend nei gusti del pubblico e nuove opportunità di espansione su scala internazionale nel largo consumo. Anche se i driver immediati del consolidamento sono sicuramente le pressioni e difficoltà nello spingere adesso per una crescita interna delle vendite, negli ultimi anni per tutti in frenata o quantomeno in altalena davanti a tensioni valutarie, rincari delle materie prime e deludente crescita economica.

Buffett, o meglio la sua corazzata finanziaria Berkshire Hathaway assieme al colosso brasiliano del private equity 3G Capital Partners, specializzato in acquisizioni e riorganizzazioni aziendali, aveva messo a segno il precedente colpo nel settore che ha portato all'attuale nuova proposta-shock da 143 miliardi di un matrimonio Kraft-Unilever. Nel 2015 la coppia aveva orchestrato il precedente grande merger nell'alimentare e largo consumo, in quel caso interamente americano. Andarono a nozze due colossi storici quali la Kraft e la Heinz, sinonimo di sottilette e ketchup, dei quali mantengono stretto controllo. Ma la pozione emersa dalla fusione non è bastata ed è stata meno che magica: le vendite sono tuttora sotto pressione soprattutto negli Stati Uniti e in Europa.

Risultato: nuovi piani di riduzione dei costi, annunciati appena nell'ultimo mese, e inedita attenzione a trend favorevoli agli ingredienti naturali e senza coloranti artificiali per attirare consumatori di nuova generazione.
E, forse soprattutto, un occhio attento a nuove opportunità di fusioni e acquisizioni trasformatrici. Il palcoscenico mondiale nel settore è già sicuramente dominato da sempre meno giganti: accanto ai due nomi oggi impegnati nella danza della fusione - la più grande Unilever ha respinto di primo acchito l'offerta, giudicandola inadeguata; la più piccola Kraft ha detto che insisterà nel cercare di negoziare un accordo - si stagliano pochi rivali del calibro di Procter & Gamble, altro colosso americano e leader assoluto nel settore, e della conglomerata svizzera Nestlè.

Le prospettive di un deal transatlantico tra le due grandi aziende restano complesse nonostante le intenzioni, ma a favorirlo potrebbero essere essere piani di riorganizzazione e semplificazione ormai avviati da entrambe le società e che potrebbero renderle particolarmente affini e complementari. Kraft Heinz ha messo in atto simili piani con il merger del 2015 e Unilever con l'arrivo del chief executive Paul Polman nel 2009, che ha portato a progressivi snellimenti e a un raddoppio del titolo in Borsa, focalizzando il gruppo sempre più su segmenti di mercato più redditizi (come l’igiene personale) rispetto agli alimentari, senza snobbare affatto proprio cessioni e acquisizioni.

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