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Olanda verso il voto: meno austerity nei programmi dei partiti

LE elezioni del 15 marzo

Olanda verso il voto: meno austerity nei programmi dei partiti

Meno austerity e più investimenti nell’Olanda che uscirà dalle urne il 15 marzo prossimo, almeno stando ai programmi dei partiti. Il quadro emerge dallo studio sistematico realizzato dall’Ufficio di analisi delle politiche economiche Cpb, autorevole think tank olandese che si cimenta in questo esame dalle elezioni politiche del 1986.

Il report di quest’anno - nona edizione - analizza i programmi di 11 dei 14 partiti con almeno un seggio alla Camera dei rappresentanti, quelli che hanno aderito volontariamente all’iniziativa. A sminuirne in parte la portata è l’assenza del Pvv, il Partito per la libertà di Geert Wilders, in testa nei sondaggi della vigilia davanti ai liberal-conservatori del premier Mark Rutte. La formazione euroscettica e anti-islamica aveva partecipato all’edizione 2012 e qualcuno spiega la scelta di quest’anno con il rischio di vedersi assegnare una pagella non particolarmente lusinghiera, visto che nel manifesto programmatico del Pvv c’è un’inversione di marcia nell’aumento prestabilito dell’età pensionabile, con inevitabile ricaduta sulle finanze pubbliche.

C’è da dire tuttavia che, sebbene Wilders sia favorito, difficilmente andrà al governo: il sistema elettorale è infatti proporzionale e tutti i principali partiti hanno escluso di allearsi con lui. Lo scenario post-elettorale più probabile è dunque una coalizione di almeno quattro o cinque formazioni comprese tra quelle analizzate dal Cpb, il cui studio fornisce pertanto indicazioni significative sull’orientamento futuro delle politiche economiche del Paese. «Nel 2012 - ha spiegato la direttrice del Cpb Laura van Geest, presentando lo studio - le elezioni erano dominate da proposte di taglialla spesa; questa volta, invece, l’economia sta andando molto meglio e i partiti optano per aumenti della spesa. Ognuno lo fa, naturalmente, stabilendo le sue priorità, con grandi differenze nelle misure ipotizzate».

LA CRESCITA OLANDESE
Variazione % annua del Pil. Il dato 2017 e 18 è una stima. (Fonte: Commissione Ue)

Per valutare l’impatto dei diversi programmi il Cpb è partito da uno scenario base per il triennio 2018-2021 (quello cioè previsto a politiche economiche invariate) relativo a una serie di indicatori: la crescita (stimata in media all’1,7% annuo), la disoccupazione (5,5%), il deficit /surplus (+0,9% del Pil nel 2021), il debito (52,3% sempre nel 2021), il potere di acquisto, la distribuzione del reddito. A questi numeri il think tank ha quindi applicato le politiche annunciate dai partiti.

Ne deriverebbe, senza entrare nei dettagli, un aumento generalizzato della crescita, dell’occupazione o del potere d’acquisto, accompagnato da un deterioramento dei conti pubblici. Niente di clamoroso: per fare un esempio le politiche del Vvd, il partito liberal-conservatoe del premier, porterebbero a un incremento del debito di 1,8 punti percentuali e a una riduzione del surplus 2021 allo 0,2% del Pil. Decimali che difficilmente l’Europa, preoccupata da ben altre tensioni, farebbe pesare a un Olanda che restasse nel solco della sua tradizione europeista.

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