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Samsung in difficoltà dopo l'arresto del leader

CORRUZIONE

Samsung in difficoltà dopo l'arresto del leader

Lee Jae Yong (Afp)
Lee Jae Yong (Afp)

La reazione negativa in Borsa all'arresto per corruzione del leader di fatto di Samsung, Jay Y. Lee è stata relativamente contenuta, tanto piu' se si considera che il titolo non e' distante dai suoi massimi storici. Ma c'e' chi teme una paralisi su decisioni strategiche e chi si spinge a ipotizzare conseguenze pesanti per l'economia sudcoreana, gia' in una fase di difficolta (proprio oggi e' stata ufficialmente dichiarata la bancarotta della societa' di shopping marittimo Hanjin). Del resto, stanno tremando altri capi di chaebol coinvolti nell'inchiesta penale. Alcuni osservatori sottolineano pero' che ora si presenta l'occasione per migliorare la corporate governance dei “chaebol” e di tagliare i loro tradizionali legami semiocculti con il potere politico.

Reazioni in borsa

Il titolo di Samsung Electronics ha registrato oggi un calo dello 0,4% (dopo aver perso fino all'1,8% nel durante) e quello di Samsung C&T – una sorta di holding – ha ceduto il 2,3% (dopo un massimo negativo a -4%), mentre l'indice Kospi della Borsa di Seul e' sceso solo dello 0,1% e il won ha perso lo 0,4% sul dollaro (ma era sui massimi da tre mesi). Scossoni finanziari limitati, dunque, ma l'arresto di Jay Y. Lee di sicuro complica i piani per la successione al vertice del gruppo, il cui charman Lee Kun Hee – padre di Jay Y. – e' di fatto gia' fuori causa dal 2014 dopo un attacco cardiaco. Nel frattempo, non e' chiaro chi avra' i maggiori poteri decisionali. C'e' chi pensa a un ruolo piu' spiccato per Choi Gee-sung, 66 anni, capo della strategia di gruppo e gia' “mentore” di Jay Y. Lee (pero' e' anch'egli sotto inchiesta). Altri ipotizzano una specie di triunvirato tra membri del board: il vice charman Kwon Oh-hyun e i direttori generali Yoon Boo-keun e Shin Jong-kyun. Kwon, in particolare, che e' anche Ceo di Samsung Electronics, potrebbe assumere un peso specifico piu' ampio. Ma certo l'assenza del vero capo si dovrebbe far sentire, frenando le decisioni di non ordinaria amministrazione.

La svolta

La clamorosa svolta nell'inchiesta del tipo “Mani Pulite” in Corea del Sud e' arrivata all'alba di oggi a Seul: il 48enne Lee e' finito in carcere per tangenti, a causa del suo allegato ruolo diretto in un filone dello scandalo che sta scuotendo il potere politico-economico del Paese.
Contrariamente a quanto avvenuto una prima volta a gennaio, il tribunale ha accolto la richiesta di arresto avanzata dalla speciale commissione che indaga sulle ramificazioni dello scandalo che sta travolgendo la presidente Park Geun-hye, finita sotto impeachment. Sono emersi nuovi elementi di prova e l'illustre indagato era stato interrogato per 15 ore nella notte fino a lunedi' mattina (in una replica dell'interrogatorio—fiume dello scorso 12 gennaio).

Le accuse

L'accusa per Jay Y. Lee - vicepresidente ed erede designato del principale conglomerato sudcoreano – e' in stanza quella di aver consapevolmente finanziato entita' facenti capo a Choi Soon sil, l'amica della presidente al centro dello scandalo. Lo avrebbe fatto in una logica corruttiva di scambio con l'amministrazione Park, al fine di ottenere il via libera da parte del Fondo pensioni pubblico e della Fair Trade Commission a una controversa fusione nel 2015 tra due societa' del gruppo (Samsung C&T e Cheil Industries) dalla quale la presa della famiglia Lee sul conglomerato e' uscita rafforzata. Oltre alle gia elevate accuse di corruzione, appropriazione indebita e spergiuro davanti al parlamento, gli inquirenti hanno addebitato a Lee anche violazioni della normativa sui trasferimenti di denaro all'estero, focalizzandosi su un contratto del valore di 22 miliardi di won con una societa' tedesca riconducibile a Choi Soon sil e a sua figlia. In totale, l'accusa addebita finanziamenti inquadrabili come tangenti per un totale di 43 miliardi di won (circa 37,5 milioni di dollari), in parte pero' solo promessi e non erogati.

L'arresto di Lee potrebbe aggravare la posizione della stessa presidente Park Geun-hye, che attende il giudizio definitivo della Corte Costituzionale sull'impeachment votato dal parlamento (ora e' sospesa dalle funzioni ma mantiene formalmente la carica).

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