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Spagna, assolta l’infanta Cristina, condanna a sei anni per il…

unO SCANDALO di malversazioni

Spagna, assolta l’infanta Cristina, condanna a sei anni per il marito Urdangarin

Cristina di Borbone, sorella di re Felipe VI di Spagna, è stata assolta da ogni imputazione nella vicenda Noos. Al termine dello stesso processo, il primo a vedere sul banco degli imputati un membro della famiglia reale spagnola, il marito dell’infanta e cognato del re, Inaki Urdangarin, è stato invece condannato a sei anni e tre mesi di carcere per prevaricazione, malversazione, frode, traffico di influenze e per reati fiscali. La principessa Cristina, che dovrà pagare con il marito 265mila euro a titolo di responsabilità civile, avrebbe già deciso di non tornare in Spagna ma di trasferirsi dalla sua residenza Svizzera all’“esilio” in Portogallo. Urdangarin rischia invece di finire davvero in prigione. Anche se dopo la sentenza di primo grado la sua difesa può fare ricorso in appello.

La monarchia spagnola è stata profondamente segnata dallo scandalo cosiddetto Noos che ha coinvolto Cristina di Borbone, 51 anni, il processo penale è stato una delle cause che ha portato Juan Carlos a cedere il trono a Felipe. Lo stesso re Felipe era già intervenuto duramente sugli ex duchi di Palma di Maiorca, togliendo loro il titolo d’autorità dopo avere chiesto invano alla sorella di rinunciarvi.

A quanto risulta dagli atti processuali, Urdangarin, e i suoi soci in affari

avrebbero coinvolto la principessa di Borbone in una brutta storia di fatture false, rimborsi gonfiati, eventi mai organizzati e corruzione di amministratori locali. E il nome dei Borbone sarebbe stato determinante per far arrivare contratti prima a Noos e poi alle società di Urdangarin e Torres: per un’appropriazione di fondi pubblici di circa sei milioni di euro.

Noos, è il nome di una fondazione che risulta essere stata presieduta da Urdangarin tra il 2004 e il 2006 e nella quale anche la stessa infanta ha avuto incarichi. Secondo i giudici, Urdangarin, 49 anni, aitante atleta e bronzo alle Olimpiadi di Atlanta e Sydney con la nazionale di pallamano, avrebbe organizzato attraverso Noos numerosi eventi legati allo sport, giustificando con fatture false o gonfiate i soldi pubblici ricevuti dal governo della regione delle isole Baleari e dall’amministrazione di Valencia, guidati in quel periodo dal Partito popolare.
L’ex-socio di Urdangarin, Diego Torres è stato condannato a 8 anni e 6 mesi di carcere oltre ad una multa di 1,7 milioni mentre l’ex-presidente delle Baleari Jaume Matas è stato condannato a 3 anni e 8 mesi.

La principessa Cristina - che prima della vicenda era settima nella linea di successione al trono, dopo il fratello Felipe, la sorella maggiore Elena e i rispettivi figli - si è sempre detta estranea a ogni attività illecita e ha cercato a tratti di marcare la distanza con il marito, Urdangarin durante il processo ha tentato di scagionare la moglie, mentre Torres, collaborando con i giudici ha sostenuto che la Casa reale «conosceva, protesse e favorì» l’attività della fondazione.

Ieri la sorella di re Felipe si è detta soddisfatta dall’assoluzione decisa dal Tribunale di Palma di Maiorca ma ha definito «ingiusta» la condanna del marito che ha detto di ritenere «innocente», come ha riferito il suo avvocato.
Reagendo alla sentenza sullo scandalo Noos, fonti della Casa reale spagnola hanno solo espresso «assoluto rispetto dell’indipendenza della Giustizia».



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