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WikiLeaks, caccia grossa alla talpa

CYBERGUERRA

WikiLeaks, caccia grossa alla talpa

James Comey, direttore dell’Fbi, a una Conferenza sulla sicurezza informatica mercoledì a Boston
James Comey, direttore dell’Fbi, a una Conferenza sulla sicurezza informatica mercoledì a Boston

NEW YORK - È caccia grossa alla super-talpa: l’Fbi e la Cia hanno fatto scattare assieme un’immediata inchiesta penale per stanare la “fonte” di WikiLeaks, il dipendente o ex dipendente che avrebbe fornito a Julian Assange un vero e proprio arsenale di guerra cibernetica della Central Intelligence Agency facendo impallidire le fughe di notizie orchestrate in passato da Edward Snowden e da Chelsea Manning. Una violazione di strumenti e programmi hi-tech top secret che, se WikiLeaks ha invocato un dibattito sul loro controllo democratico, ha lasciato sotto shock sia i servizi segreti che la comunità tecnologica americana.

La pubblicazione delle migliaia di documenti, è trapelato dal governo e da Silicon Valley, ha colto di sorpresa facendo salire tutti sulle barricate. Apple e Samsung, i cui smartphone e televisori connessi a Internet sono stati trasformati in “orecchie elettroniche” dello spionaggio, si sono precipitate a promettere nuove protezioni. Hanno annunciato analisi, assicurato crittazioni efficaci e sostenuto, nel caso di Apple, che «molti problemi erano già risolti» dai suoi ultimi sistemi operativi. Il Congresso, da parte sua, sta invece considerando un’indagine sulla preoccupazione opposta nel dilemma sicurezza-diritti di privacy, la credibilità dei servizi segreti e i pericoli che le loro attività vengano compromesse.

Il direttore dell’Fbi James Comey, parlando ieri a una conferenza sulla cybersecurity a Boston, ha difeso a spada tratta l’operato dell’intelligence e dell’agenzia. «Resterò in carica per il resto del mio mandato, sei anni e mezzo», ha detto. E - pur non commentando sul caso WikiLeaks, né sulle interferenze russe nelle elezioni o sulle recenti accuse senza prove di Trump che Obama l’avrebbe fatto intercettare - ha messo in guardia dalla minaccia, per l’economia e la sicurezza nazionale, posta oggi non da abusi perpetrati dalle autorità ma dagli attacchi di pirati informatici: «Sono sempre più spesso aggressioni ai nostri diritti fondamentali. Ai diritti garantiti dal fatto che siamo persone libere, specialmente in questo Paese».

Per i servizi segreti la nuova debacle scotta particolarmente: solo l’anno scorso erano riusciti ad arrestare Harold Martin, dipendente a contratto della National Security Agency, l’agenzia leader nello spionaggio elettronico per cui aveva lavorato anche Snowden, che si era impadronito di documenti su armi cibernetiche. Alcuni dei documenti sottratti erano in seguito apparsi online, ma le autorità erano sembrate aver compiuto progressi nell’arginare simili rivelazioni. L’Fbi ha dedicato anni a contrastare WikiLeaks, sospettata di aver sviluppato anche legami con i servizi russi, neutralizzando i suoi contatti dentro l’apparato governativo. Ora, con il nuovo caso, è in gioco la possibilità che Assange riesca a “reclutare” nuove generazioni di talpe.

«Chiunque creda che questi episodi siano isolati - ha commentato al Washington Post Joel Brenner, ex capo del controspionaggio - si sbaglia». Brenner ha puntato l’indice contro sistemi di intelligence che, per quanto protetti, condividono informazioni con migliaia di persone, moltiplicando i pericoli per la segretezza. E ha sollevato lo spettro di un instabile equilibrio del terrore negli arsenali cibernetici, dove numerosi Paesi grazie alle fughe di notizie americane potrebbero sviluppare capacità simili. Un rischio di escalation nelle offensive e conflitti elettronici che paradossalmente aumenta se l’obiettivo di Washington resta quello di perseguire il dominio nel cyberspazio.

Nei precedenti episodi di “talpe” venuti alla luce, Manning era stato arrestato nel 2010 in Iraq, mentre serviva nell’esercito, dopo aver reso pubblici per disillusione e attraverso WikiLeaks i cosiddetti “War Logs” su Iraq e Afghanistan, tra i quali spiccavano cablogrammi del Dipartimento di Stato e video di elicotteri americani che aprono il fuoco su un gruppo di sospetti ribelli uccidendo due giornalisti della Reuters. L’allora amministrazione Obama in risposta creò una speciale task force interna per identificare future possibili talpe. Tre anni più tardi Snowden passò però ai giornali informazioni sui controversi programmi di spionaggio di massa della National Security Agency e oggi ha trovato rifugio in Russia. Ieri ha twittato laconicamente che le rivelazioni di WikiLeaks sono «molto significative».

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