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Un messaggio a Trump

la bce contro il protezionismo

Un messaggio a Trump

I rischi per la crescita dell’eurozona, ha detto ieri il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, sono «meno pronunciati, ma restano orientati al ribasso e sono legati in misura dominante a fattori globali». Con uno di questi fattori globali di rischio, Draghi si troverà faccia a faccia la prossima settimana a Baden-Baden, quando, alla riunione dei ministri finanziari e dei governatori del G-20, incontrerà per la prima volta i rappresentanti dell’amministrazione Trump.

E anche se ha negato di voler dar loro un messaggio, è stato piuttosto esplicito su quello che si aspetta: una riaffermazione degli impegni a evitare guerre delle valute e a respingere il protezionismo. «Dichiarazioni come queste sono state il pilastro della stabilità che ha accompagnato la crescita mondiale negli ultimi vent’anni e oltre», ha detto.

La nuova amministrazione americana ha attaccato la manipolazione delle valute da parte di alcuni dei maggiori Paesi, compresa la Germania, e minacciato di alzare i dazi sulle importazioni da vari Paesi, ancora una volta inclusa la Germania. Secondo le prime indicazioni sui lavori preparatori del comunicato di Baden-Baden, il G-20 potrebbe riaffermare il suo impegno a mercati aperti, ma non la resistenza al protezionismo. Se è vero che l’adozione di questa formula in passato non ha evitato del tutto l’adozione di misure protezionistiche da parte dei Paesi membri, che comprendono le più importanti economie avanzate e i principali Paesi emergenti, il cambiamento andrebbe contro la linea annunciata dalla Germania nell’assumere la presidenza del G-20 e sembrerebbe un modo per tener conto della visione più protezionista degli Stati Uniti sotto la presidenza Trump. Sui cambi, il comunicato farebbe riferimento semplicemente agli impegni presi negli incontri precedenti, che per la verità comprendono l’esclusione di «svalutazioni competitive».

Una rottura del consenso internazionale potrebbe minare quelli che il comunicato della Bce di ieri definisce «segni di ripresa globale un po’ più forte e di un aumento del commercio».

Draghi ha evitato di commentare le voci sulla formulazione del comunicato, ma ha tenuto a ribadire i principi del G-20 e ha difeso la Germania dalle accuse del consigliere commerciale del presidente Donald Trump, Peter Navarro, secondo cui Berlino manipolerebbe il cambio per favorire il proprio export (il surplus tedesco verso gli Usa è di 65 miliardi di dollari). «Non credo ci sia nessuna buona ragione per attaccare la Germania – ha detto Draghi – Il cambio dell’euro è determinato dalle forze di mercato. La politica monetaria è decisa dalla Bce e la Bce è indipendente». Tra l’altro, è proprio dalla Germania che vengono le critiche più aspre alla politica monetaria accomodante di Francoforte.

Alla vigilia di Baden-Baden, in un incontro bilaterale a Berlino, il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, incontrerà il nuovo segretario al Tesoro americano, Steven Mnuchin, per confrontarsi sugli stessi temi, oltre che sulla regolamentazione delle banche e della finanze. Anche se Schaeuble ha ostentato ieri ottimismo, le posizioni di partenza sono distanti.

L’amministrazione Trump ha tra l’altro annunciato una nuova deregulation del settore finanziario che va contro il consenso internazionale che si è creato dopo la crisi della fine del decennio scorso e difficilmente potrà trovare d’accordo Draghi, che per diversi anni, come presidente del Financial Stability Board, l’organismo creato dal G-20 per affrontare questi temi, è stato alla testa degli sforzi per stabilire nuove regole globali per la finanza.

A proposito dei rischi globali, Draghi ha anche rilevato che alcuni degli eventi dai quali ci aspettava un forte impatto nell’ultimo anno (oltre alle elezioni americane, il voto su Brexit e il referendum in Italia) non hanno prodotto per ora effetti economici significativi. Alcuni di questi, ha osservato però, in quello che è apparso un riferimento soprattutto all’uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea, «sappiamo che produrranno conseguenze negative nel medio termine».

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