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Olanda: vincono i liberali di Rutte, Wilders sconfitto. Crollano i…

VOTO in olanda

Olanda: vincono i liberali di Rutte, Wilders sconfitto. Crollano i laburisti

Il premier olandese Mark Rutte  (Afp)
Il premier olandese Mark Rutte (Afp)

AMSTERDAM - Il premier uscente Mark Rutte ha vinto le elezioni olandesi, il leader anti-Islam ed euroscettico Geert Wilders è stato sconfitto o, quantomeno, non ha sfondato. E l'Europa tira un sospiro di sollievo per il primo di tre temuti test elettorali (seguiranno Francia e Germania). Il conteggio dei voti, proseguito nella notte, ha dunque sostanzialmente confermato gli exit poll e, per una volta, anche i sondaggi della vigilia, che davano i liberal-conservatori in rimonta sul Pvv.

L’ESITO DEL VOTO IN OLANDA
Il nuovo parlamento. Numero di seggi

Con circa il 95% delle schede scrutinate, al Vvd, il partito di Rutte, va il 21,2% dei consensi, che equivalgono a 33 seggi sui 150 della Camera Bassa degli stati generali, 8 in meno del 2012. Il Partito per la libertà di Wilders, a lungo primo nei sondaggi ma dato in flessione nelle ultime settimane, arriva secondo e guadagna 5 deputati ma è staccato, con 20 seggi e il 13,1% dei consensi, subito tallonato dai cristiano-democratici del Cda e i liberali progressisti D66, entrambi con 19 seggi. Crollano i laburisti, partner junior del governo uscente, che pagano probabilmente la politica di austerity condivisa con il Vvd e passano da 29 a 9 seggi, fa un balzo la Sinistra Verde di Jesse Klaver, il “Trudeau olandese”, che ottiene 14 seggi (+4) e affianca i socialisti dell'Sp come primo raggruppamento di sinistra. Entra in Parlamento anche il partito antirazzista Denk, con tre rappresentanti.

In un voto segnato da un'affluenza alta (quasi il 78%), si conferma la prevista frammentazione dei consensi, favorita dal sistema proporzionale pur: ben 13 partiti ottengono almeno un seggio. Il che renderà lunghe e laboriose le trattative per formare una coalizione di governo, a cui dovranno inevitabilmente partecipare 4 o 5 partiti, considerando anche che tutti avevano escluso un'alleanza con Wilders, che pure nella notte si è detto disponibile a entrare in una coalizione.

«È una serata importante per tutta l'Europa: l'Olanda dopo la Brexit e le elezioni americane ha detto no al populismo», ha dichiarato il premier uscente (e presumibilmente futuro) Mark Rutte ieri sera in un bagno di folla, flash e telecamere all'Aja, dopo la diffusione del terzo exit poll. «Ora – ha aggiunto – dobbiamo formare un governo stabile». Wilders, da parte sua, ha ringraziato gli elettori via Twitter, ha rivendicato il successo di aver ottenuto 5 seggi in più (ma nel 2010 il Pvv ne ottenne in tutto 24 contro i 20 di ieri) e ha avvertito il premier: «Rutte non si è sbarazzato di me».

Ieri mattina, subito dopo aver votato, il leader del Partito per la libertà (che nel suo programma elettorale aveva promesso di chiudere le frontiere agli immigrati islamici, dire stop ai rifugiati, bandire il Corano e chiudere le moschee, portare l'Olanda fuori dall'euro) aveva sottolineato che comunque con qualunque risultato «il genio» non sarebbe rientrato «nella lampada e questa rivoluzione patriottica prima o poi si realizzerà».

Quello che però rientra, almeno per ora, è l'allarme per una vittoria delle destre radicali in Europa: a queste elezioni guardava infatti tutto l'establishment europeo, considerandole il primo di tre test chiave. «Un quarto di finale europeo», lo aveva definito con metafora calcistica lo stesso premier olandese Rutte, prima delle semifinali (le presidenziali francesi di aprile-maggio, con il Front National di Marine Le Pen destinato al ballottaggio) e della finale (le elezioni politiche in Germania, a settembre, con l'avanzata di Alternative für Deutschland). Non è un caso che dalle diverse cancellerie, Berlino in testa, siano subito arrivate congratulazioni e messaggi di soddisfazione. «No Nexit – ha twittato il premier italiano, Paolo Gentiloni – la destra anti-Ue ha perso le elezioni olandesi. Ora un impegno comune a rilanciare l'Unione».

Nel confronto Rutte-Wilders, oltre all'affluenza alta, segno di una mobilitazione soprattutto nelle grandi città, potrebbe aver pesato anche lo scontro diplomatico con la Turchia, esploso dopo che L'Aja ha negato il permesso a un ministro turco di tenere comizi in territorio olandese a favore del referendum costituzionale voluto dal presidente Erdogan. La gestione della crisi da parte del premier è apparsa ferma e pragmatica, rubando forse voti al leader del Pvv.


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