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La Fed non accelera la stretta

L’ANALISI

La Fed non accelera la stretta

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La Fed non cambia velocità. La Banca centrale Usa ha alzato i tassi di interesse di 0,25 punti percentuali (allo 0,75-1%), ma non sembra voler accelerare la propria stretta. Le proiezioni ( i “dots”) sui tassi fornite dai singoli governatori (e aggregate) non mostrano grandi cambiamenti rispetto alle precedenti previsioni di dicembre. I timori nutriti da qualche investitore non si sono quindi avverati. Le previsioni sull’andamento di crescita, inflazione e disoccupazione, del resto, sono rimaste praticamente invariate, e non giustificano quindi un cambiamento di velocità.

L’unico vero cambiamento - e non è grande cosa - riguarda il comunicato della Fed: a dicembre avvertiva diceva che l’economia sarebbe cresciuta in modo da permettere «solo graduali aumenti dei tassi di interesse». Quel «solo» è stato ora rimosso, ma la presidente Janet Yellen, in conferenza stampa, ha invitato a non dare troppa importanza alla nuova formulazione.

Yellen ha invitato a guardare alle proiezioni per dare la giusta importanza a questa “assenza”. A fine 2017, i governatori Fed immaginano - nella mediana delle singole proiezioni, misura più corretta - che i tassi arrivino all’1,375%, esattamente come a dicembre: si tratta di uno-due altri rialzi dei tassi entro dicembre (la media è leggermente salita all’1,40%, dall’1,38%).

Per il 2018, i governatori Fed prevedono di portare i tassi al 2,125%, come indicato a dicembre. Si tratta di ulteriori tre o quattro rialzi dei tassi da 25 punti base, in dipendenza anche di quanti ne verranno realizzati quest’anno (in questo caso la media è leggermente calata, segnalando l’intenzione di non esagerare troppo). Cresce un po’ però l’incertezza delle previsioni.

Per il 2019 le proiezioni - iniziate solo a settembre 2016 - puntano a un tre per cento, dal 2,94%: è un piccolissimo incremento che segnala quindi il desiderio crescente di “scaricare”, tra due anni, almeno un rialzo dei tassi in più. Si tratta in ogni caso di ulteriori tre rialzi per l’intero anno.

Invariato anche il lungo periodo, che rappresenta in qualche modo l’obiettivo - tenuto conto dell’attuale situazione strutturale dell’economia - della Federal Reserve: a regime i banchieri centrali puntano ancora al 3% - lo stesso tasso indicato per il 2019 .

In tre anni - il 2017 è appena iniziato - la Fed intende quindi finire la sua stretta. È il ritorno alla normalità? Non del tutto. A gennaio del 2012, la banca centrale Usa immaginava di dover portare i tassi fino al 4,25%: quello era il tasso di lungo periodo indicato dai governatori. Il fatto che il livello “ottimale” sia calato fino al 3% - che corrisponde all’1% in termini reali - testimonia quanto sia cambiata la struttura dell’economia Usa, a causa sostanzialmente della lentezza della produttività.

È per questo motivo che la Fed non ritiene di dover accelerare la sua stretta. I tassi sono oggi al di sotto del livello neutrale (del 3%) ma - ha spiegato la presidente Janet Yellen - «non così lontano» da quella soglia ideale che è oltretutto circordata da molta incertezza. Alcune stime, ha infatto aggiunto Yellen, suggeriscono uno zero per cento reale, invece dell’1% ora preso in considerazione dalla politica monetaria. La gradualità della stretta trova giustificazione anche in queste nuove analisi.

La Fed ha valutato inoltre che il rialzo dell’inflazione complessiva - vicina al 2% a gennaio nella misura preferita dalla banca centrale (l’indice Pce) - non è accompagnata da un analogo sostenuto rialzo dell’inflazione core, che pure ha ormai raggiunto l’1,75%. La velocità dei due indici è ormai molto vicina - in Eurolandia, per esempio, sono molto più distanti - ma negli Usa l’inflazione core tende ad anticipare l’inflazione complessiva, che quindi potrebbe leggermente e temporaneamente calare nel prossimo futuro.

Ancora prematuro, inoltre, per introdurre la politica fiscale di Donald Trump come variabile in grado di cambiare le prospettive. «È ancora troppo presto per sapere come queste politiche dispiegheranno i loro effetti», ha spiegato Janet Yellen.

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