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Olanda al voto, viaggio nella roccaforte di Wilders

urne aperte fino alle 21

Olanda al voto, viaggio nella roccaforte di Wilders

Geert Wilders, leader del partito olandese  anti-immigrazione PVV(Reuters)
Geert Wilders, leader del partito olandese anti-immigrazione PVV(Reuters)

VOLENDAM - Alla sezione numero sei di Volendam, cittadina alle porte di Amsterdam, gli elettori arrivano alla spicciolata, ovviamente in bicicletta. Qualcuno si rifiuta di rivelare il voto espresso nel segreto dell'urna, diversi però accettano di parlarne. E non sembra, per quel che vale un campione casuale, un plebiscito per Wilders, il leader anti-Islam e anti-euro del Partito per la libertà, nonostante Volendam sia considerata una delle sue roccaforti.

«Ho votato per Mark Rutte (il primo ministro uscente, del Partito liberal-conservatore Vvd, ndr) -racconta Jan, 53 anni, insegnante – perché è il leader migliore». «Ho scelto i socialisti dell'Sp – dice Rick – per la mia difficile situazione personale, visto che sto cercando lavoro». Qualcuno ha scelto il liberali progressisti del D66, perché «guardano ai diritti delle persone» oppure perché «si concentrano sull'istruzione e si preoccupano dei cambiamenti climatici», come sottolinea Martina, 26 anni, interprete.

«Ho votato i cristiano-democratici del Cda perché non vogliono alzare le tasse», spiega Maria, 26, studentessa. C'è naturalmente chi ha votato per il Pvv di Wilders, come Margaret, 45 anni, impiegata: «Perché credo che lui stia dalla parte degli olandesi, non solo su questioni come l'immigrazione»; e chi invece lo critica, come Claas, 63 anni: «Ho votato per la Sinistra Verde, perché sono tolleranti e hanno idee nuove, mentre non sopporto la destra e Wilders non è mio amico: perderà».

Volendam, antico villaggio cattolico di pescatori ormai diventato attrazione turistica, con tanto di costumi tipici e zoccoli olandesi, è balzata agli onori della cronaca per aver registrato, in precedenti tornate elettorali, altissimi consensi per Wilders; lo stesso leader biondo platinato ne ha fatto più volte la vetrina delle sue rare apparizioni pubbliche. Una fama scomoda, che è valsa alla cittadina una pesante vignetta sul quotidiano Volkskrant in cui i “Volendammers” erano raffigurati con il volto di Adolf Hitler.

Wim Keizer, 75 anni, presidente del Museo di Volendam, non ci sta: «Qui c'è la storia di Volendam e del Paese, questi abiti sono il simbolo del Paese – dice, mentre mostra i dipinti di artisti provenienti da tutto il mondo che hanno ritratto la cittadina e i suoi costumi negli ultimi duecento anni - e ora un nostro giornale cattolico, il Volkskrant, ci raffigura così…Ma da Volendam sono partiti per l'Africa 300 missionari che hanno fondato scuole, ospedali, chiese…i Volendammers aiutano e ospitano gente che viene da paesi poveri: la città ha un cuore. Ora che Erdogan ci dà dei nazisti, invece, l'Olanda e l'Europa si scandalizzano».

Il voto per Wilders, secondo Keizer, va interpretato soprattutto come voto di protesta, come l'effetto della «paura delle regole imposte da Bruxelles che, per esempio – aggiunge – hanno distrutto il settore locale della pesca. Bisogna ascoltare la gente nelle strade», dice, anche sul tema sensibile dell'immigrazione, «perché è impossibile accogliere milioni di persone in fuga dalle guerre, bisogna aiutarli nei loro Paesi». Se Wilders ha successo, conclude Keizer è perché «dice quello che pensa la gente comune, non parla alle élite». Salvo poi tessere il personale elogio di una candidata locale in lizza non con il Pvv ma con i cristiano-democratici del Cda.

Quel che è certo e che anche dalle dichiarazioni raccolte a Volendam emerge la grande frammentazione dei consensi per i partiti, che fa prefigurare lunghe trattative per formare un governo di coalizione, inevitabilmente multipartitico se nessuno – come i sondaggi della vigilia fanno presagire – dovesse ottenere più di 25-30 seggi in un Parlamento da 150. Per Chris Aalberts, docente e studioso di politica, comunicazione e media dell'Università Erasmus di Rotterdam, è anche l'effetto di una campagna in cui «non c'è stato un vero tema centrale: né l'economia, né l'identità nazionale, che pure si presumeva dovesse esserlo» e molti partiti si sono sostanzialmente appiattiti sulle stesse posizioni. Il che spiega anche l'altissima percentuale di indecisi alla vigilia del voto.

Quello che più potrebbe pesare, secondo Aalberts, potrebbe allora essere il giudizio generale dei singoli elettori su ciò che il governo ha fatto, in particolare i tagli nel settore dell'assistenza sanitaria, destinati a penalizzare l'attuale partner junior della maggioranza, i laburisti del Pdva, magari a vantaggio della Sinistra verde di Jesse Klaver, il “Trudeau olandese”, in forte ascesa nei sondaggi.
Quanto a Wilders «non ha cambiato molto la sua retorica, anche se ha dovuto usare toni un po' più forti per distinguersi dagli altri partiti», che spesso hanno sposato suoi temi chiave come immigrazione e Islam.

Aalberts non si aspetta per il Pvv il clamoroso successo preventivato (e forse temuto) ed esclude un suo futuro come primo ministro, non solo perché tutti i principali partiti hanno escluso di governare con lui, ma anche per la struttura accentratrice del partito: «Non ci sarebbero candidati ministri, non c'è un'organizzazione adatta. Inoltre il Parlamento è per Wilders il luogo ideale da cui condurre battaglie e ottenere la massima visibilità, anche mediatica».

Le operazioni di voto in Olanda proseguiranno fino alle 21. Intanto l’affluenza è superiore (55% contro 48%, ore 18) a quella dell’ultima tornata elettorale di cinque anni fa. Alla chiusura ci sarà subito un exit poll, di solito abbastanza indicativo. Lo scrutinio proseguirà poi nella notte.

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