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«Wilders? Pare Mozart, ma non è il Trump d’Olanda e non…

Parla lo scrittore Jan Brokken

«Wilders? Pare Mozart, ma non è il Trump d’Olanda e non durerà»

Geert Wilders (Ap)
Geert Wilders (Ap)

Geert Wilders assomiglia a Mozart ma fa scappare la gente se parla più di cinque minuti, sembra forte ma non lo è, sembra Trump ma dice cose diverse. L’Olanda oggi non rischia di fare la fine dell’Ungheria, la vecchia Europa non è l’America. È spesso ozioso interpellare uno scrittore per saper di politica. Non Jan Brokken, autore di Anime Baltiche, edito come tutti i suoi libri in Italia da Iperborea, racconto di grandi anime, Mark Rothko, Hannah Arendt, Romain Gary calate nel loro tempo, alle prese con le origini.

L’occhio di uno scrittore stavolta serve perché siamo stati sommersi da analisi sull’innegabile felicità degli olandesi – sono fra i più occupati, ricchi, privilegiati, in pochi paesi, sostiene l’Ocse, esiste un simile bilanciamento lavoro-vita. Si pubblicano e ripubblicano questi dati economici come una preghiera per dimostrare quanto incomprensibile sia lo scontento che spinge in alto Wilders.

Quello del 15 marzo in Olanda è il primo voto in Europa dopo la vittoria di Brexit e l’elezione di Donald Trump. È anche il primo dei tre cruciali voti dell’Europa 2017, premessa alle presidenziali del 23 aprile in Francia e alle politiche del 24 settembre in Germania. Chi ha a cuore l’Ue teme una vittoria o comunque un buon risultato di Wilders, il leader del partito delle Libertà, volto di estrema destra come la francese Marine Le Pen.

«Il partito di Wilders è forte nei sondaggi – racconta Brokken - ma tutti in Olanda sanno che Wilders non sarà mai primo ministro. Nessun partito si coalizzerà mai con il suo. Così gli olandesi sanno che non è pericoloso votarlo, lo votano solo per protesta, per dire ai politici dei partiti tradizionali: attenti. Molti elettori in questo Paese – soprattutto i più giovani – pensano che siamo in troppi. Che questa Olanda di 17 milioni di persone è troppo affollata. Che non dobbiamo più accettare più rifugiati perché altrimenti perderemo la nostra identità. È questo che vogliono dire. Ma il prossimo governo sarà guidato da Mark Rutte perché è il premier che ha messo fine alla crisi economica e riportato la ricchezza nel paese. In Olanda le cose non potrebbero andare meglio, Mark Rutte è l’anti-Wilders. È un ragazzo (ha 50 anni, ndr) giovane e intelligente, è anche divertente, ha una mente aperta e poi – mi scusi sarà perché ho scritto Nella casa del pianista – sa suonare il piano benissimo. Non sono un conservatore ma ho molta simpatia per Rutte».

In questi ultimi giorni il rischio di un successo del partito populista è stato oscurato dalla crisi diplomatica con la Turchia nata dal divieto per due ministri turchi di fare comizi in Olanda. Se Wilders, euroscettico ma soprattutto anti-islamico, non sembrasse così forte, forse il premier Rutte non si sarebbe fatto trascinare in una spinosa polemica con Erdogan che in patria forza le regole democratiche, reprime il dissenso, arresta giornalisti ma ora accusa gli olandesi: «fascisti», «Stato bandito», «marci», e rinfaccia all'Aja anche il massacro di musulmani a Srebrenica (i caschi blu olandesi avrebbero assistito alla mattanza serba senza alzare un dito ndr).

Alla vigilia delle elezioni in Olanda si conta il 60% di indecisi

Prima di Wilders, l’Olanda felice ha conosciuto l’omicidio politico di Pim Fortuyn il 6 maggio 2002, nove giorni prima le elezioni, e l’assassinio di Theo Van Gogh due anni dopo. Due personaggi diversi, un politico e un regista, il primo nemico dell'islamismo, il secondo autore di Submission, corto-accusa all'Islam del 2004, stesso titolo del bestseller del francese Houellebecq, ma la sottomissione di cui parlava Van Gogh riguardava solo le musulmane, quella di Houellebecq tutti noi.

Brokken spiega che quegli assassinii hanno pesato in Olanda come l’omicidio di Aldo Moro in Italia. «Siamo rimasti a lungo scioccati anche se non condividevamo le opinioni di Fortuyn né di Van Gogh. Avevamo la consapevolezza di essere un Paese molto civile, Amsterdam è una capitale di libertà e tolleranza nel mondo, l’ultimo omicidio politico nel Paese risaliva al 17esimo secolo. È strano essere ora rappresentati nel mondo come campioni di islamofobia senza aver mai subito un attacco terroristico».

Bisogna allora analizzare meglio questa islamofobia, Brokken distingue. «C’è qualcosa di sbagliato che riguarda alcuni gruppi di persone nella nostra società. Non i musulmani tout court ma ad esempio i giovani marocchini che accettano tutti i vantaggi di una moderna, ricca, società dell’Europa occidentale ma non le responsabilità di essere cittadini. Per gli olandesi di origine turca il discorso è completamente diverso. Le donne turche stanno facendo davvero bene in Olanda, anche nell’arte, nel teatro, nella letteratura. Ho scritto un libro sul mio paese in guerra, su donne e uomini comuni in tempi straordinari. Sono andato nelle scuole, ho parlato molto con gli studenti, specialmente con le giovani turche, e ho capito cosa vuol dire per loro poter pensare con la propria testa. Wilders è un uomo strano. Assomiglia a Mozart ed è anti-Islam. Un Mozart che non ha scritto la Marcia Turca e Così fan tutte. Vuole vietare il Corano, ma non è contro l’aborto, l’omosessualità e le nozze fra omosessuali. Non è un populista vecchio stile come ve ne sono in Ungheria, Polonia, Austria, Belgio».

“Trump in fondo è una benedizione per l’Europa. Da quando è stato eletto sono così orgoglioso di essere europeo come Claudio Magris. Hans Magnus Enzerberger, Patrick Modiano e il mio connazionale Cees Nooteboom”

Jan Brokken, autore di «Anime baltiche» (Iperborea) 

Brokken definisce «patriota vecchio stile» anche Trump e il suo America First. «È un uomo stupido e una benedizione per l’Europa. Da quando è stato eletto sono così orgoglioso di essere europeo come Claudio Magris, Hans Magnus Enzensberger, Patrick Modiano e il mio connazionale Cees Nooteboom. È meraviglioso avere una élite culturale che ci intrattiene, dà lezioni, e fa arrabbiare a volte». L’Olanda così ben incastrata nella vecchia Europa non rischia di fare la fine dell’America o dell’Ungheria, secondo Brokken. «Wilders avrà il suo breve momento di gloria. Il suo partito arriverà primo o secondo ma ha già perso le elezioni. Non ha partecipato quasi a nessun dibattito né in tv né alla radio, si nasconde perché sa che quando parla più di cinque minuti gli olandesi si irritano».

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