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Università inglesi, sarà giro di vite sugli studenti Ue?

aspettando brexit

Università inglesi, sarà giro di vite sugli studenti Ue?

Università di Oxford
Università di Oxford

Forse Theresa May sta andando un po’ troppo oltre il mandato implicito dei Brexiters, oltre a quello del buonsenso. Sta di fatto che il primo ministro britannico è pronto a un giro di vite sugli studenti universitari stranieri, inclusi quelli dell’Unione europea, considerandoli semplici “immigrati” alla stregua dei braccianti agricoli o dei venditori di kebab. Sì perché secondo gli standard internazionali risulta essere “immigrato” chiunque resti nel Paese per più di dodici mesi, spiega puntigliosa la May, anche in caso di studi universitari.

Una presa di posizione singolare, visto che - come sottolinea il parlamentare conservatore Andrew Tyrie - «tutti convengono sul fatto che gli studenti sono la migliore success story del Regno Unito, oltre che una delle cose che esportiamo meglio». La presa di posizione della May è frutto di «analfabetismo economico», ha fatto eco Karan Bilimoria, un’indiana che dopo gli studi in Gran Bretagna si è fatta strada fino a diventare membro della Camera dei Lord.

Una stretta sugli studenti internazionali rischia infatti di mettere in ginocchio un sistema universitario, quello britannico, secondo solo a quello statunitense per attrattività di talenti. Tra l’altro il contraccolpo di Brexit - con tutte le sue incognite - si è già fatto sentire tra gli atenei d’oltremanica, con Cambridge che accusa una flessione del 14,1% delle domande di iscrizione in arrivo da Paesi Ue. Mentre altri atenei, come quelli australiani e canadesi, sono pronti a farsi sotto per prendere il posto di quelli inglesi.

Tra l’altro timore che uno straniero laureato in un’università britannica resti a lavorare nei confini del Regno è ingiustificato. Anche se non esistono dati ufficiali, il Times in ottobre ha riferito di uno studio governativo che attesta come solo l’1% degli studenti internazionali (in questo caso non Ue) si trattenga oltre la durata del visto per studio. Gli altri spesso se ne tornano nei loro Paesi di origine: Cina, Singapore, Arabia Saudita, Nigeria e così via. Rivelandosi di fatto soli immigrati “temporanei”. Ma probabilmente quella della May è solo pretattica prima del fischio d’inizio delle trattative con Bruxelles. O almeno così si augurano in molti, soprattutto al di là della Manica.

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