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Al G20 Europa e Cina contro gli Usa sul commercio

il summit di baden baden

Al G20 Europa e Cina contro gli Usa sul commercio

(Epa)
(Epa)

Non si ricuce lo strappo nel G20 fra gli Stati Uniti e gli altri Paesi avanzati ed emergenti sulla questione del commercio internazionale. Il segretario al Tesoro Usa, Steven Mnuchin, ha ottenuto che dal comunicato finale fosse esclusa l’abituale opposizione del G20 al protezionismo, un segnale che Washington intende adottare una linea molto più aggressiva nei confronti dei principali partner. Non è poco che, alla luce della discussione, ha detto il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, il commercio sia per lo meno menzionato. Alla fine, il G-20 si limita a dire che «lavora per rafforzare il contributo del commercio alle nostre economie. Ci impegniamo a ridurre gli squilibri globali eccessivi, promuovere maggior inclusione ed equità e ridurre le disuguaglianze nella nostra ricerca della crescita». Più tardi, Mnuchin ha attaccato il surplus commerciale tedesco, come hanno fatto il presidente Donald Trump, anche venerdì a Washington con il cancelliere Angela Merkel, e altri esponenti della nuova amministrazione.

Lo stesso padrone di casa, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, è apparso deluso dal risultato dell’incontro e ha parlato di discussioni finite in una «impasse» e di «vicolo cieco». L’insistenza della Cina e dell’Europa non ha fatto breccia. «Dobbiamo essere categorici contro il protezionismo», aveva detto il ministro delle Finanze cinese, Xiao Jie. Gli impegni sul commercio riemergono nella nota della presidenza tedesca sui principi per rafforzare la resilienza delle economie, ma si tratta di una mera serie di indicazioni ai Governi nazionali. In genere, ha prevalso l’intenzione di dare qualche tempo al Governo americano appena insediato, ma nella sostanza le divergenze sono ampie.

I FLUSSI COMMERCIALI TRA CINA, USA E UNIONE EUROPEA
Dati 2016 in miliardi di euro. (Nota: conversione al tasso di cambio medio euro dollaro nel 2016=1,107. Fonte: Commissione Ue, Government Census Bureau)

Accordo invece sulla consueta formula che, in materia di cambi, impegna i Paesi a evitare svalutazioni competitive.

INFODATA / Scopri dove e quanto cresce il commercio internazionale

L’atteggiamento dell’amministrazione Trump aggrava l’incertezza su un’economia mondiale che sta migliorando. «Siamo al punto di svolta», ha detto il direttore del Fondo monetario, Christine Lagarde. Nel suo intervento, il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha parlato, secondo fonti del G20, di rischi per la ripresa derivanti dall’allentamento degli sforzi per le riforme strutturali negli ultimi due anni e dai fattori internazionali. La prosperità degli ultimi 50 anni, ha detto, è stata costruita sull’apertura commerciale e sulla cooperazione multilaterale. Allontanarsi da questo quadro di riferimento, a suo parere, vuol dire mettere a repentaglio la ripresa globale.

Draghi ha insistito anche sull’importanza di non smantellare le regole della finanza elaborate dopo la crisi dello scorso decennio. Su questo, gli Stati Uniti si sono allineati con l’impegno del G20 e del Financial Stability Board a una piena attuazione dell’agenda di riforme già fissata, contrariamente ai recenti pronunciamenti per la deregulation. Il comunicato comprende anche un riferimento alla necessità di concludere il negoziato di Basilea 3, entrato in stallo proprio per le divisioni fra Usa ed Europa. È importante, ha sottolineato il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, che si dica che non dovrà esserci un aumento significativo dei requisiti di capitale per le banche.

Sulla situazione delle banche europee, Draghi ha sostenuto che hanno notevolmente rafforzato la propria solvibilità, ma continuano a soffrire di bassa redditività. Ora, le aiuteranno tassi in aumento e miglioramento dell’economia che porta benefici sui crediti deteriorati (Npl), ma restano problemi strutturali come l’eccesso di capacità del settore, modelli di business con costi troppo alti e la sfida della digitalizzazione. Problemi alla cui soluzione devono collaborare la vigilanza e i governi, questi ultimi prendendo iniziative che favoriscano la soluzione degli Npl.

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