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G20: Usa lontani sul commercio

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G20: Usa lontani sul commercio

  • –Alessandro Merli

baden baden

Restano lontane nel G-20 le posizioni degli Stati Uniti e dei principali partner, soprattutto la Cina e i Paesi europei, sulle questioni commerciali. La prima giornata della riunione di ministri finanziari e governatori a Baden-Baden ha visto il segretario al Tesoro Usa, Steven Mnuchin, al suo debutto sulla scena internazionale, tenere un tono “pragmatico” e “costruttivo”, secondo diversi partecipanti, ma nella sostanza la linea dell'amministrazione Trump rimane così ostica per la maggior parte degli altri Paesi industriali ed emergenti che ieri sera ancora non si era trovato un compromesso sul comunicato, nonostante gli sforzi della presidenza tedesca di evitare uno scontro frontale con il nuovo Governo americano. E' stato addirittura ventilato di eliminare del tutto dalle conclusioni dell'incontro il riferimento al commercio internazionale, il che sarebbe inusuale per il G-20, demandando tutto al vertice dei leader di Amburgo a luglio, ma, secondo un partecipante italiano alle riunioni, restano buon probabilità che alla fine venga trovato un equilibrio. “Su una cosa siamo tutti d'accordo – ha detto la stessa fonte – che un conflitto commerciale danneggerebbe tutti”. E' quello che ha dichiarato Mnuchin, alla vigilia, dopo un incontro bilaterale a Berlino con il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble.

Gli americani avrebbero però insistito su una formula che parla non solo di “libero commercio”, ma anche di “commercio equo” (le stesse parole usate dal presidente Donald Trump dopo il gelido confronto di ieri a Washington con il cancelliere tedesco Angela Merkel) e di “reciprocità”. Vorrebbero inoltre evitare il riferimento a un sistema “multilaterale” e “basato sulle regole”, usato in precedenti comunicati. Trump è stato molto critico sul sistema multilaterale basato sul Wto, l'organizzazione mondiale del commercio.

Proprio alle regole del Wto, e alla possibilità di portare Washington davanti al giudizio dell'istituzione di Ginevra se dovesse imporre dazi sull'import di auto come minacciato da Trump, ha fatto riferimento ieri in un'intervista radiofonica il ministro dell'Economia tedesco, Brigitte Zypries. A Baden-Baden, peraltro, Mnuchin non ha fatto riferimento a dazi all'import o alla “border tax” ventilata nelle scorse settimane. La presidenza tedesca del G-20 dal canto suo ha assunto un atteggiamento più accomodante. Alla vigilia, a Francoforte, il direttore del Fondo monetario, Christine Lagarde, aveva sostenuto l'opportunità di dar tempo a un'amministrazione nella quale diversi esponenti non hanno alcuna esperienza o un'esperienza datata, un'opinione condivisa da molti alle riunioni nella cittadina termale del Baden-Wuerttemberg. Tra l'altro, i ranghi dello stesso Tesoro Usa, oltre quelli dei negoziatori commerciali, non sono ancora stati riempiti dalla nuova amministrazione.

Sullo sfondo di un quadro economico, presentato dall'Fmi, in miglioramento, c'è stato pieno accordo invece sulla questione dei cambi, per evitare volatilità eccessiva e movimenti disordinati delle valute. Il G-20 ribadirà oggi i suoi impegni precedenti, che includono strette consultazioni e l'impegno a evitare svalutazione competitive.

Anche sulle regole globali per la finanza, elaborate negli ultimi anni dopo la crisi scoppiata nel 2008, il G-20 è d'accordo nel procedere alla loro messa in atto. I ministri e i governatori hanno ricevuto ieri una lettera del governatore della Banca d'Inghilterra, Mark Carney, che presiede il Financial Stability Board, l'organismo creato dal G-20 proprio per coordinare la risposta alle crisi finanziarie globali e rafforzare il sistema, sui progressi compiuti. A differenza di quanto ci si aspettava alla vigilia, dopo diverse dichiarazioni bellicose provenienti da Washington nelle ultime settimane, gli Stati Uniti hanno confermato il loro pieno coinvolgimento. Resta in sospeso la questione del varo di Basilea 3, le nuove regole patrimoniali per le banche, su cui Stati Uniti ed Europa sono divise da tempo e su cui ancora non è stato raggiunto un accordo, e non è chiaro se il G-20 darà oggi un impulso perché la trattativa, già in ritardo sulla scadenza originaria di fine 2016, venga portata a termine in tempi brevi.

Accantonato invece il finanziamento di progetti per contrastare i cambiamenti climatici, vero e proprio tabù per Trump e i suoi.

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