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Merkel-Trump, nessun disgelo

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Merkel-Trump, nessun disgelo

  • –Marco Valsania

new york

Hanno rotto il ghiaccio sull’economia e sulla Nato. E cercato di riparare una partnership strategica tra potenze occidentali scossa dal grido di “America First” del neopresidente statunitense. Donald Trump e la cancelliera tedesca Angela Merkel, in un vertice di due ore alla Casa Bianca coadiuvato da incontri con grandi aziende, sono ripartiti da una modesta agenda che metta al centro sicurezza internazionale e crescita. E dalla promessa di Trump di «non essere un isolazionista».

I leader, durante la conferenza stampa congiunta, hanno tradito le scomode differenze - dal commercio all’immigrazione - che richiederanno ben più d’un summit. Merkel ha riassunto laconicamente i colloqui dicendo che «è meglio parlare l’uno con l’altro che l’uno dell’altro». Nel momento più imbarazzante Trump ha “usato” la presenza della cancelliera per rilanciare le accuse mai provate di spionaggio ai suoi danni da parte di Barack Obama. «Forse abbiamo qualcosa in comune», ha detto riferendosi alle intercettazioni della Nsa americana contro leader europei. E ha pubblicamente rifiutato di ritrattare l’ultimo incidente diplomatico esploso con un alleato, la Gran Bretagna: il portavoce Sean Spicer aveva ripetuto le insinuazioni di un commentatore di Fox Tv su un complotto tra Obama e l’intelligence britannica GCHQ per spiare il neopresidente. Londra ha definito le accuse «ridicole» e ha detto di aver ricevuto scuse e «assicurazioni che non verranno ripetute».

Il miglior terreno bilaterale l’ha offerto l’Alleanza Atlantica: Trump ha affermato il suo «convinto sostegno alla Nato», pur battendo cassa sui contributi finanziari dovuti dai partner. Ha ringraziato Merkel «per l’impegno ad aumentare la spesa per la difesa al 2% del Pil». Come per il ruolo in Afghanistan e la leadership assieme al presidente francese François Hollande nel conflitto in Ucraina. «I nostri Paesi - ha poi aggiunto - devono continuare a lavorare contro il terrorismo islamico radicale e per sconfiggere l’Isis». Linea dura e unilaterale, però, su immigrazione e rifugiati, nodo irrisolto da quando Trump aveva accusato Merkel di «rovinare la Germania» accogliendo migranti: «È una questione di sicurezza nazionale. L’immigrazione è un privilegio, non un diritto».

Nuovi canali di cooperazione sono stati invece rivendicati nei rapporti aziendali. Trump ha celebrato «un produttivo incontro con aziende di entrambi i Paesi per discutere di qualificazione dei dipendenti. La Germania ha compiuto un lavoro eccezionale. Noi siamo in un processo di ricostruzione della base industriale». Con Merkel sono arrivati a Washington i Ceo di Bmw e Siemens, che negli Usa danno lavoro a oltre centomila persone.

La sintonia imprenditoriale non ha potuto lenire le tensioni sulle intese di libero scambio: «Parleremo ancora della nostra partnership economica per procedere verso rapporti commerciali giusti» ha insistito Trump. Merkel ha risposto sfoggiando diplomazia. «Dobbiamo molto agli Stati Uniti», ha ricordato menzionando il Piano Marshall e l’unificazione del Paese dopo la Guerra Fredda. Ha tenuto i fari sulla Nato: «È di grande importanza per noi» e «dovremo aumentare il nostro contributo finanziario al 2%» dall’attuale 1,2 per cento. Sul rischio Russia alle porte, ha elogiato la Casa Bianca per la difesa degli accordi di Minsk sull’Ucraina. E, giunta al delicato tasto del commercio, ha preso tempo: «Possiamo discutere per creare una situazione dove tutti vincano. Abbiamo avuto un primo scambio di idee positivo». Nessuna menzione alle minacce di Trump di una tassa di confine “protezionista” sull’import o di tariffe contro partner forti di surplus (la Germania vanta 64 miliardi di dollari).

Era stato invocato come un vertice di riappacificazione, dopo il gelo transatlantico fatto calare dallo “scontro” tra nazionalismo economico e politico professato da Trump e multilateralismo di Berlino e dell’Europa. Più che una pace, per ora, l’incontro ha partorito una tregua tra alleati ancora sospettosi.

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