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Banche venete, summit a Bruxelles

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Banche venete, summit a Bruxelles

  • –Gianni Trovati

BRUXELLES

ROMA

Le risposte europee sulle chance di salvataggio pubblico per Veneto Banca e Popolare di Vicenza dovrebbero arrivare in poche settimane. Suona così il risultato principale di un incontro di coordinamento che ieri a Bruxelles ha riunito intorno allo stesso tavolo le autorità europee interessate alla questione, cioè la Vigilanza della Bce e la direzione generale competitività della Commissione, e quelle italiane, vale a dire ministero dell’Economia e Bankitalia.

La formazione di ieri è di fatto un inedito, almeno in veste ufficiale, e serve a superare le tante incognite della strada verso una ricapitalizzazione precauzionale che solleva problemi ulteriori rispetto a quella avviata per il Monte dei Paschi.

Anche per questa ragione a Roma i risultati dell’incontro vengono letti con una certa soddisfazione, sia dal Tesoro sia dalla Banca d’Italia, soprattutto per la convinzione rilanciata dalla Commissione di arrivare a dama «nelle prossime settimane». Non solo: fonti bancarie vicine ai dossier fanno trapelare che da Francoforte arriverebbero segnali positivi sulla «solvibilità» dei due istituti, precondizione necessaria ad avviare il percorso che porta a fissare il fabbisogno di capitale, legato anche al piano industriale e all’ipotesi di fusione di Popolare Vicenza e Veneto Banca, ed a studiare l’intervento dello Stato. Sul tema, però, gli esami sono ancora in corso, e la risposta dipende anche dagli accantonamenti per rischi legali dopo la chiusura delle offerte di transazione agli azionisti.

Rimanendo al livello ufficiale, un portavoce dell’esecutivo comunitario ha spiegato ieri: «Per quanto riguarda la situazione della Banca popolare di Vicenza e di Veneto Banca discussioni costruttive stanno avendo luogo tra le autorità italiane, la Banca centrale europea (…) e la Commissione europea. Tutti i protagonisti sono seduti al tavolo con l’obiettivo di trovare una soluzione condivisa che sia efficiente, sostenibile, e nell’interesse della stabilità finanziaria. Siamo fiduciosi che si possa trovare una soluzione nelle prossime settimane».

A mancare finora nell’analisi della situazione delle due banche venete è stato in effetti il coordinamento fra i diversi soggetti chiamati a decidere sulla possibilità per il Tesoro di intervenire nell’aumento di capitale dei due istituti, e quindi lanciare il salvagente pubblico che eviterebbe il bail in. A tracciare la strada, è vero, è stato il Monte dei Paschi, che ha lanciato per primo la richiesta di ricapitalizzazione «precauzionale» ormai oltre mesi fa e ora al centro di una pratica che le fonti ufficiali, europee e italiane, danno in «stato avanzato» di lavorazione.

Le due banche venete pongono però problemi aggiuntivi: Francoforte deve valutare appunto la consistenza dei ratios patrimoniali alla luce delle perdite subite dai due istituti, mentre proprio la questione della “solvibilità” non è mai stata in discussione per il Montepaschi anche alla luce dei risultati degli stress test dell’Autorità bancaria europea nello scenario di base. Bruxelles deve invece pronunciarsi sul carattere «sistemico» dei due istituti, riconoscendo che una loro risoluzione sarebbe in grado di produrre una «grave perturbazione» sull’economia italiana. Solo così, infatti, la ricapitalizzazione può essere «precauzionale», e quindi legittima secondo la direttiva Brrd del 2014, perché serve a evitare guai peggiori al sistema del credito italiano nel suo complesso.

A moltiplicare le variabili, poi, c’è il fatto che ufficialmente Veneto Banca e Popolare di Vicenza si presentano separate alla meta della richiesta di ricapitalizzazione pubblica, ma la prospettiva più gettonata per salvarle entrambe passa da una loro fusione, da realizzare con il piano industriale «sostenuto» dal pilastro irrinunciabile dell’aiuto del Tesoro. Mentre a Siena, in modo più lineare rispetto agli schemi di funzionamento delle regole europee, è solo il ministero dell’Economia a dover mettere mano al portafoglio dopo il burden sharing, nel caso veneto è ancora da costruire l’incrocio fra Via XX Settembre e il ruolo di Atlante.

Sul tutti questi temi, comunque, non mancano le differenze negli ambienti europei.

Alcuni esponenti comunitari sono a favore della loro ricapitalizzazione precauzionale, fosse soltanto per evitare un fallimento che avrebbe un impatto anche politico a un anno dalle prossime elezioni legislative. Altri temono che visto il cattivo stato di salute delle due banche un salvataggio pubblico si tradurrebbe in un’applicazione troppo discrezionale delle regole europee.

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