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Il pressing della City e le scelte di Londra

GRAN BRETAGNA

Il pressing della City e le scelte di Londra

Risorge la sterlina e crolla la Borsa di Londra. Difficilmente la reazione all’annuncio a sorpresa del voto anticipato nel Regno Unito poteva essere più contrastata per i mercati britannici. Eppure anche questa divergenza ha una sua spiegazione logica, che appare anzi piuttosto evidente se si guardano i movimenti di azioni e valuta britannica dopo il referendum Brexit: fino a ieri quest’ultima si era deprezzata, mentre le prime avevano sovraperformato proprio sull’idea che una svalutazione potesse favorire le aziende Uk più orientate all’export.

Il problema, semmai, è capire perché il mercato si sia mosso in questa direzione, cioè comprando sterline, vendendo azioni e non viceversa, e soprattutto se una tendenza simile possa proseguire. Sul tema gli analisti, anche loro colti in contropiede , si sono ieri ampiamente esercitati con spiegazioni diverse, la più convincente delle quali è forse quella che vede in caso di netto successo dei Conservatori (come indicano i sondaggi) una Theresa May in grado di imporre con più forza la propria linea sulla Brexit, con maggior potere contrattuale di fronte alla Ue e fronteggiando soprattutto le frange più estreme che puntano a un’uscita «hard» (ipotesi che ha pesato sulla sterlina).

Si vedrà col tempo se la reazione a caldo dei mercati si sarà rivelata quella giusta. Resta però tutto da valutare il ruolo che la City ha avuto in questa vicenda dai contorni inattesi: formalmente è logico pensare che May abbia colto l’occasione dei sondaggi a favore per consolidare il proprio potere, ma è altrettanto indubbio che la comunità finanziaria, una volta persa la partita della Brexit, mantenga comunque tutto l’interesse affinchè il divorzio dall’Europa avvenga nel modo più lineare possibile. Senza le soluzioni di forza che qualcuno propugna nell’attuale Parlamento, e senza eventuali colpi di coda che sarebbero potuti derivare anche a causa della precedente data del voto, quel 2020 che avrebbe seguito di un solo anno la conclusione delle trattative con la Ue. Sarà forse un paradosso, ma aggiungere nell’immediato l’incertezza del voto potrebbe stavolta servire ad alleviare i dubbi del futuro.

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