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Theresa May, un’inversione di rotta con quattro obiettivi

la gran bretagna al voto

Theresa May, un’inversione di rotta con quattro obiettivi

LONDRA - In politica una settimana è un periodo di tempo molto lungo, disse l’ex premier laburista Harold Wilson negli anni 60. Cinquant’anni dopo, la conservatrice May dimostra quanto la celebre frase di Wilson sia ancora vera: la politica resta imprevedibile. Una settimana fa la premier aveva ribadito che le elezioni si sarebbero svolte nel 2020 come previsto, nel nome della stabilità. Ieri, sempre nel nome della stabilità, la May ha scelto il voto anticipato l’8 giugno.

L’inversione di rotta è dovuta a un freddo calcolo politico: con una vittoria decisiva alle urne la premier intende centrare quattro obiettivi in un colpo solo. In primo luogo conta di rafforzare la propria posizione personale. Nonostante i sondaggi favorevoli e un elevato indice di popolarità, infatti, la May è vulnerabile all’accusa di non essere stata eletta, ma scelta dal partito la scorsa estate dopo le dimissioni di David Cameron nel caos post-referendum. Se, come spera, vincerà le elezioni in modo decisivo, la premier potrà dire di essere stata scelta anche dagli elettori.

In secondo luogo la May vuole rafforzare la maggioranza di cui gode il partito conservatore in Parlamento. Secondo alcuni, sogna un trionfo alle urne come quello ottenuto da Margaret Thatcher nel 1983 dopo la vittoria nella guerra delle Malvinas. I sondaggi sostengono questa speranza, ma vanno presi con una certa cautela, dato che avevano clamorosamente sbagliato le previsioni in vista del voto del 2015 e poi del referendum lo scorso anno.

Il terzo obiettivo della May, sottinteso ma palese, è la demolizione del partito laburista. La lunga crisi dell’opposizione, con un leader inviso alla maggior parte dei deputati laburisti, le concede l’opportunità di relegare il Labour ai margini della politica britannica. Anche in questo caso, però, la cautela è d’obbligo. Una vittoria laburista è pressoché impossibile, ma il partito potrebbe resistere meglio del previsto perché ha molti “seggi sicuri” con deputati certi di essere rieletti.

Il quarto obiettivo del voto anticipato – quello su cui ha insistito ieri la premier - è facilitare i negoziati con la Ue su Brexit, che dovrebbero partire a breve. La May conta sul fatto che un voto in tempi così rapidi non intralcerà l’avvio dei negoziati con Bruxelles, che realisticamente entreranno nel vivo solo dopo l’estate e dopo le elezioni tedesche. A quel punto, se tutto sarà andato come spera, la premier si presenterà al tavolo delle trattative con una legittimità rafforzata e un mandato chiaro per realizzare la sua visione di Brexit. Non sarà più ostaggio dell’ala eurofoba e radicale del suo partito e avrà quindi maggiore spazio di manovra.

Resta da vedere quale è la vera May. Prima del referendum era tiepidamente schierata dalla parte di Remain, ma da quando è diventata premier ha optato per una “hard Brexit”, ribadendo che Londra intende riprendersi il controllo delle frontiere, limitare l’immigrazione e uscire dal mercato unico. Il successo alle urne potrebbe portare a un rapporto meno conflittuale con Bruxelles. Secondo Keith Wade, chief economist di Schroders, «un mandato più forte e maggiore tempo a disposizione consentirebbero un approccio più paziente e una Brexit più morbida, più in linea con gli istinti della May».

Quali che siano i suoi istinti, il grande rischio per la May è che elezioni dell’8 giugno si trasformino de facto in un secondo referendum sulla Ue. I milioni di elettori delusi dall’esito del voto del 2016 potrebbero non votare secondo linee di partito ma solo in funzione anti-Brexit, soprattutto ora che le conseguenze e complicazioni di Brexit sono più chiare che non l’anno scorso.

In questo scenario, anche molti elettori che hanno sempre votato conservatore, o laburista, potrebbero optare per un voto tattico di protesta a favore dei LibDem, l’unico partito assieme ai Verdi che chiede un secondo referendum sulla Ue e vuole fare marcia indietro su Brexit. Se così fosse, la decisione di indire elezioni anticipate potrebbe rivelarsi disastrosa per la May. Per questo il suo annuncio di ieri è un rischio calcolato, ma pur sempre una rischiosa scommessa. L’altro elemento di rischio è la Scozia, dove due terzi degli elettori lo scorso anno avevano scelto di restare parte della Ue. Dato che la Sturgeon si è già schierata a favore di un secondo referendum sull’indipendenza della Scozia, le elezioni di giugno saranno vissute come un voto pro o contro Brexit.

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