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Il Venezuela tra default e prove di forza

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Il Venezuela tra default e prove di forza

  • –Roberto Da Rin

Una grande parata militare o una prova di forza ? Il Venezuela del presidente Nicolas Maduro vive una crisi politica ed economica di grande intensità. Il discorso con cui il presidente ha dato il via alla parata «amor con amor se paga», «lealtad con lealtad se paga» ha inaugurato la sfilata delle Forze Armate ed è stato interpretato come una sfida all’opposizione, che oggi replica con una contromanifestazione.

Intanto il rischio default, nel 2017, è sempre più consistente anche se il governo si batterà strenuamente per evitarlo. Le conseguenze sarebbero devastanti per un Paese petrolifero come il Venezuela. La più eclatante si tradurrebbe nel blocco delle petroliere, le grandi navi che trasportano il greggio. E quindi nel collasso del Paese che dipende totalmente dall’export di prodotti petroliferi.

Insomma l’eterogenesi dei fini di Max Weber: il Socialismo del XXI secolo di Hugo Chavez e Nicolas Maduro ha prodotto una società con gli ….alfa del denaro. E dall’altra parte, gli omega della povertà.

Militari e democrazia

Maduro ha ordinato all’Esercito di marciare «in difesa della morale» e in «ripudio dei traditori della patria». È stata una manifestazione celebrativa del 7°anniversario della creazione delle «milizie popolari».

L’Esercito regolare è composto da 165mila militari e 25mila riservisti. Non è chiaro quanti siano i miliziani popolari ma Maduro ha dichiarato che i membri saranno aumentati a 500mila e ha auspicato «un fucile per ogni miliziano, un fucile per ogni miliziana». Il corpo di milizie popolari venne creato nel 2010 da Hugo Chavez, ex presidente, (1999-2013), in quanto appoggio all’Esercito regolare.

Il governo lo definisce “popolo armato” per difendere la sovranità, mentre l’opposizione lo considera una “guardia pretoriana”.

I militari negli ultimi 20 anni hanno sempre avuto un ruolo importante, ma secondo l’analista Luis Vicente Leon, uno dei più accreditati in Venezuela, «oggi abbiamo, più che un governo civico-militare, un governo militare-civico».

Il dialogo resta un traguardo lontano. L’opposizione sostiene che i militari controllino la produzione e la distribuzione di alimenti, oltre a Pdvsa, la società petrolifera nazionale.

Il governo replica che l’opposizione è responsabile dell’accaparramento dei beni base a prezzi calmierati per poi rivenderli a prezzi inaccessibili. Quindi «fomenta l’inflazione”, difficile da quantificare ma secondo gli analisti compresa tra il 500% e il 700% annuo.

L’opposizione, per parte sua, ha gravi problemi di coesione: Henrique Capriles, ex governatore dello Stato di Miranda, e il leader Leopoldo Lopez (ora in galera) non trovano sufficienti punti di coesione.

Il default ?

I dati statistici sono davvero difficili da ottenere, «troppo arduo effettuare le rilevazioni e troppo alto il sospetto che i numeri siano taroccati». Mauro Bafile - direttore del giornale italiano venduto a Caracas “La Voce d’Italia”, fondato nel 1950 – è sicuro che le statistiche siano introvabili e inaffidabili. Forse solo alcune Università venezuelane diffondono dati attendibili.

Qual è il nodo gordiano? Le riserve valutarie sono bassissime, meno di 10 miliardi di dollari e ciò non consente a Caracas di importare beni e servizi dall’estero, né onorare tutte le scadenze del suo debito sovrano.

Nei prossimi mesi è previsto un aumento del prezzo del greggio e quindi delle entrate in dollari ma il calo della produzione interna di greggio (provocato dalla contrazione di investimenti in tecnologia) rende improbabile una exit strategy.

Il governo potrebbe dichiarare default, perché non lo fa? La ragione principale, secondo Pedro Palma, analista finanziario di Caracas, è questa: se Maduro annunciasse il default ammetterebbe palesemente la sconfitta del chavismo. Una sconfitta politica bruciante e definitiva.

«L’alternativa sarebbe - dice Bafile – di un accordo con il Fondo monetario internazionale, non praticabile ma soprattutto non accettabile dal governo di Maduro». Il Fmi concederebbe aiuti a Caracas solo in cambio di riforme chiare: politiche di bilancio restrittive, politiche monetarie restrittive, svalutazione del bolivar e liberalizzazioni economiche. Tutte condizioni che Maduro non accetta anche a fronte di una condizione economica disastrosa. Alfredo Somoza, analista latinoamericano, nel suo ultimo libro “Sinistra desaparecida”, edito da Castelvecchi, mette a fuoco 3 punti critici del ciclo delle sinistre latinoamericane al potere: a) rielezione a oltranza, b) criminalità organizzata, c)corruzione.

Una nemesi sconsolante per il subcontinente: dopo gli insuccessi dell’iperliberismo....le incapacità delle sinistre latinoamericane.

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