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Iran: Casa Bianca, la verifica dell’accordo è per prudenza

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Iran: Casa Bianca, la verifica dell’accordo è per prudenza

Un passo “prudenziale”: così il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, ha spiegato la decisione dell’amministrazione Trump di verificare entro 90 giorni il rispetto dell’accordo sul nucleare da parte di Teheran e se la rimozione delle sanzioni è negli interessi della sicurezza nazionale Usa.

Donald Trump vuole dunque mantenere l'Iran sotto pressione. Da un lato la sua amministrazione ha notificato al Congresso che Teheran sta rispettando l'accordo sul nucleare del 2015, come confermato dall'Aiea, e che gli Usa hanno quindi prorogato la rimozione delle sanzioni. Dall’altro il segretario di stato Rex Tillerson ha rivelato che la Casa Bianca ha ordinato una verifica completa dell'accordo perché l’Iran «resta uno stato sponsor del terrorismo attraverso molte piattaforme e metodi».

Una verifica confermata dal portavoce di Trump, Sean Spicer. A condurla, appunto entro 90 giorni, saranno varie agenzie sotto la guida del consiglio per la sicurezza nazionale. L'obiettivo è verificare ulteriormente il rispetto dell'intesa da parte dell'Iran e se la rimozione delle sanzioni è negli interessi della sicurezza nazionale Usa.

Alla domanda se Trump è preoccupato che l’Iran possa “imbrogliare”, Spicer ha risposto che Trump «sta facendo una cosa prudenziale chiedendo una verifica dell'attuale accordo». «Se avesse pensato che tutto era ok non lo avrebbe fatto», ha però ammesso Spicer. «Parte della verifica dell'accordo è per stabilire se l'Iran lo rispetta e per formulare raccomandazioni sulla strada da seguire», ha aggiunto il portavoce.

In questo modo il tycoon tiene sulla graticola Teheran, riservandosi eventuali decisioni o ripensamenti. In campagna elettorale Trump aveva criticato l'accordo definendolo «il peggiore mai negoziato» ma aveva espresso opinioni diverse sul da farsi, ossia se uscire dall'intesa, modificarla o tenerla in vita con un controllo più rigido. Ora sembra volersi tenere aperte tutte le porte per far sentire il fiato sul collo a Teheran. L'accordo era stato siglato a Vienna nel luglio del 2015 dopo 18 mesi di negoziati tra l'Iran e sei Paesi (Usa, Russia, Gran Bretagna, Francia, Germania e Cina).

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