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Come evitare che un tweet di Trump ti mandi in rovina

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Come evitare che un tweet di Trump ti mandi in rovina

Siete preoccupati che un tweet dell’incontenibile Trump vi mandi in rovina azzoppando l’euro «perché il dollaro è troppo forte» o facendo implodere le azioni General Motors «perché fabbrica le auto in Messico e non negli States»? Tranquilli: tre ragazzi statunitensi con in tasca una laurea in informatica della Cornell University hanno creato un’app pensata proprio per proteggere il piccolo investitore dagli eventi negativi. Si chiama Trigger Finance ed è una startup newyorchese che segnala gli eventi o le news più importanti (appunto i trigger, i “grilletti”) in grado di muovere i mercati.

«La nostra missione è costruire una piattaforma di investimento di nuova generazione su mobile che usi un linguaggio semplice, i big data e l’intelligenza artificiale per aiutare i risparmiatori a investire sui mercati con maggior razionalità e disciplina» spiega la giovane co-fondatrice e chief executive officer Rachel Mayer, una ragazza venezuelana che ha studiato al Mit di Boston e lavorato nella divisione di trading algoritmico di Morgan Stanley.

Ed è proprio all’interno della banca d’affari americana che la Mayer si è resa conto di quanto sia ampio il gap tra i sofisticati strumenti a disposizione degli investitori istituzionali e quelli per il piccolo risparmiatore. «La mancanza di innovazione da parte dei broker, in particolare su mobile, l’avvento dei roboadvisor e le barriere informative hanno reso dura la vita degli investitori fai-da-te - spiega Rachel - . Abbiamo così voluto aiutare i piccoli investitori ad accedere in modo semplice agli stessi dati e strumenti dei big della finanza». Alla piattaforma di Trigger sono collegati decine di migliaia di clienti con un patrimonio complessivo di circa duecento milioni di dollari.

Ma come funziona? Trigger è innanzitutto un’enorme community dove migliaia di investitori creano in modo semplice i loro “trigger”, i loro allarmi per entrare o uscire dal mercato: sulla piattaforma ne esistono ormai oltre 100mila basati su diversi eventi come l’annuncio delle trimestrali, i livelli grafici di analisi tecnica, le news economiche, le percentuali di guadagni o perdite di singole aziende nel proprio portafoglio. Le fonti di dati dei “trigger” sono davvero eterogenee: si può scegliere tra quotazioni di Borsa in tempo reale, traffico sui social network (in particolare Twitter), blog finanziari, persino previsioni meteo.

Per costruire il proprio “trigger” non serve una laurea in programmazione, perché il linguaggio è semplificato all’osso, in pratica un “se succede questo fai quello”. Per esempio: “se il barile scende sotto i 30 dollari compra le azioni Eni” oppure “se i tassi d'interesse salgono di cinquanta punti base, compra Deutsche Bank e Santander” o ancora “se Warren Buffett acquista le azioni Apple le compro anch’io” e così via. Quando un evento accade, la piattaforma manda un alert in tempo reale all’investitore che ha la possibilità di intervenire direttamente sul mercato con un ordine attraverso il proprio broker (la cui piattaforma è agganciata a quella di Trigger).

Anche se si affaccia su un mercato già in parte presidiato (per esempio da StockTwits, Dataminr e Motif Investing), la startup newyorchese solo l’anno scorso ha raccolto oltre un milione di dollari di finanziamenti da investitori di ogni tipo: executive di grandi banche d’affari di Wall Street, hedge funds manager, docenti di informatica delle più prestigiose università statunitensi, persino società di Fintech.

Ma in tutto questo cosa c’entra Trump? C’entra molto. Perché l’uso disinvolto dei tweet da parte del nuovo presidente ha scalzato i movimenti dei tassi Fed dal primo posto della classifica dei “trigger” più popolari: ora in vetta c’è il “Trump trigger”, ovvero il tweet presidenziale che ribalta a sorpresa il mercato.

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