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La Russia mette al bando i Testimoni di Geova

sentenza della corte suprema

La Russia mette al bando i Testimoni di Geova

L’udienza presso la Corte Suprema a Mosca
L’udienza presso la Corte Suprema a Mosca

Le paure dei Testimoni di Geova in Russia si sono avverate: con l’accusa di «estremismo» la congregazione è stata messa al bando nel territorio della Federazione in seguito a una sentenza della Corte Suprema. Che ha anche ordinato la confisca di ogni proprietà del gruppo, che verrà trasferita allo Stato. Il loro rappresentante Serghej Cherepanov, citato dall’agenzia Interfax, ha preannunciato un appello presso la Corte europea dei diritti umani, che già nel 2010 aveva giudicato illegale un tentativo di messa al bando da parte della Russia: «Faremo tutto il possibile», ha spiegato Cherepanov. I Testimoni di Geova sono registrati come gruppo religioso in Russia dal 1991.

Secondo i giudici russi, che hanno raccolto le indicazioni del ministero della Giustizia russo, quella dei Testimoni di Geova è un’organizzazione che distrugge le famiglie, alimenta l’odio e mette a rischio vite umane. Svetlana Borisova, avvocato del ministero, ha parlato di «minaccia per i diritti dei cittadini, per l’ordine pubblico e la pubblica sicurezza». Il quartier generale russo, presso Pietroburgo, dovrà essere chiuso, così come le 395 associazioni locali. Da tempo diverse pubblicazioni erano già state inserite nella lista della letteratura estremista vietata, e il sito online (jw.org) oscurato: malgrado il gruppo - che in Russia afferma di contare 175mila seguaci, e 8 milioni in tutto il mondo - respinga le accuse.

Secondo l’Ufficio informazione pubblica della filiale italiana dell’organizzazione, «la situazione in Russia chiama in causa non semplicemente una confessione religiosa, ma diritti umani fondamentali. Una legge inizialmente rivolta a combattere il terrorismo si è trasformata in poco tempo in uno strumento assai efficace per combattere - e se possibile annichilire - tutto quello che non è “ortodosso” nella Federazione Russa». Ora «i singoli Testimoni di Geova potrebbero essere perseguiti penalmente per il loro impegno nelle loro normali attività religiose, tacciati come “estremisti” e quindi considerati (e trattati) come fossimo terroristi».

Conosciuti per il loro modello di predicazione da porta a porta, i Testimoni di Geova - nati negli Stati Uniti in Pennsylvania - respingono parte dei principi chiave della fede cristiana, secondo una rilettura delle Scritture che guarda alla pratica del cristianesimo delle origini. In diversi Paesi hanno generato controversie per il rifiuto delle trasfusioni di sangue e l’opposizione al servizio militare.

Da New York, il portavoce locale del gruppo David Semonian ha dichiarato che le accuse del ministero della Giustizia russo non hanno alcun fondamento. E che il bando metterà i seguaci a rischio di essere perseguiti penalmente anche se trovati semplicemente a pregare insieme. In base alla definizione legale di “estremismo” come modificata dalla Federazione russa nel 2006, l’«incitamento alla discordia religiosa» è sullo stesso piano della violenza e del richiamo all’odio. L’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, ha spesso condannato la «campagna di persecuzione sponsorizzata dallo Stato» contro i Testimoni di Geova, avviata negli anni 90 e fatta di perquisizioni, attacchi vandalici, confische e raid, oltre a inchieste penali e arresti.

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