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Spagna, Rajoy rischia sui conti pubblici

Due finanziarie da approvare in pochi mesi

Spagna, Rajoy rischia sui conti pubblici

Mariano Rajoy dovrà usare tutta la sua pazienza e le sue capacità di mediazione per far passare in Parlamento due leggi di bilancio in cinque mesi. Avrà bisogno della fedeltà di Ciudadanos (il movimento centrista che sostiene il governo di minoranza del premier popolare) e dei voti del Partito socialista (in questa fase molto più concentrato sulla battaglia per la leadership interna che sui problemi del Paese). Prima toccherà ai Presupuestos generales per il 2017: un anno che, dopo la lunga paralisi politica e due tornate elettorali incerte, fin qui è andato avanti con la semplice proroga delle voci di spesa e di entrata previste per il 2016. Ma già sono iniziate le grandi manovre per definire il budget per il 2018: non è più tempo di austerity ma deficit e debito sono ampiamente usciti dai parametri dell’Unione europea. L’economia in forte ripresa può comunque aiutare Rajoy che si gioca la sopravvivenza al governo.

Balzo delle tasse nel 2017
La Finanziaria per il 2017, approvata dal governo, è stata presentata dal ministro dell’Economia, Cristobal Montoro, all’inizio di aprile. «È una manovra che punta a dare impulso alla creazione di posti di lavoro, rafforzare la coesione sociale, sostenere la crescita economica e la competitività della nostra economia», ha detto Montoro.

Non presenta grandi innovazioni rispetto al passato, tanto che per alcuni analisti sarebbe forse stato preferibile fare un copia e incolla della Finanziaria del 2016. La manovra nel suo complesso aumenta dell’1,3% sull’esercizio precedente e raggiunge i 318 miliardi di euro. Il governo per far scendere il deficit dal 4,3% del 2016 al 3,1% - quindi con una riduzione di oltre 14 miliardi - intende congelare la spesa pubblica (con l’eccezione delle pensioni, la voce più consistente tra le uscite, per le quali l’incremento è del 3,1%) e aumentare le entrate fiscali del 7,9% (Irpef e Iva ma anche imposte sulle imprese) fino a raggiungere i 201 miliardi di euro .
Il governo basa i suoi calcoli su una crescita del Pil pari al 2,5% che dovrebbe far scendere il tasso di disoccupazione al 16,6 per cento.

L’economia spagnola continua a correre
Le previsioni di Montero sembrano tuttavia dettate da una buona dose di prudenza. Il Fondo monetario internazionale ha infatti appena indicato per la Spagna un’espansione del 2,6% nel 2017 e del 2,1% nel 2018. E lo stesso Rajoy, parlando agli industriali e fuori dai documenti ufficiali, ha alzato le stime di crescita al 2,8%, sugli stessi livelli anticipati anche dalla Banca centrale di Madrid.

«Non dobbiamo abbassare la guardia. Non possiamo tornare indietro sulle riforme perché abbiamo visto che hanno funzionato, non si può abbandonare un percorso di ripresa, dobbiamo insistere nella direzione che abbiamo preso, il mondo cambia velocemente e non ci possiamo permettere di restare indietro», ha detto Rajoy rivendicando i risultati raggiunti nella crescita economica e nel calo della disoccupazione. Lo stesso Fmi ha sottolineato e quasi elogiato i Paesi come la Spagna che hanno rinunciato almeno in parte al rigore di bilancio «per dare sostegno alla ripresa in un contesto di incertezze accentuate in merito alle prospettive economiche» citando Italia, Spagna e Stati Uniti tra i Paesi virtuosi nella crescita di breve termine e nell’occupazione.

Ma sul deficit con Bruxelles c’è ancora tensione
L’economia spagnola corre più di tutte le altre grandi economie dell’Eurozona e il risanamento del bilancio pubblico non sembra più essere una priorità. Nel 2016 tuttavia, per la prima volta da prima della grande crisi mondiale, la Spagna ha rispettato gli accordi di rigore sottoscritti con l’Unione europea. Il deficit è sceso al 4,3% sotto l’obiettivo (rivisto con più flessibilità) del 4,6 per cento.
Molti esperti tuttavia sostengono che il governo ha sopravvalutato con troppo ottimismo le entrate per l’anno in corso e considerano complicato arrivare a ridurre il deficit fino al 3,1% del pil come chiesto dall’Unione europea.
Intanto in febbraio, il debito pubblico della Spagna ha toccato il 99,69% del Pil a quota 1.118 miliardi di euro, secondo i dati resi noti dalla Banca Centrale di Madrid. Da gennaio a febbraio l’aumento è stato dello 0,3%, pari a 3,3 miliardi. Da quasi tre anni il debito spagnolo sfiora il 100% del Pil ed è sopra quota mille miliardi: le previsioni del governo puntano nel 2017 a un 98,8% del Pil, dopo il 99,4% toccato a fine 2016.

Le incognite politiche sui prossimi mesi
Rajoy che deve gestire anche gli scandali di corruzione interna al Partito popolare (dovrà deporre come testimone al processo in corso sul caso Gurtel) ha di fronte mesi molto difficili. La Finanziaria per il 2017 dovrebbe arrivare al voto decisivo per l’approvazione entro maggio e poi in autunno si arriverà alla fase cruciale anche per il budget previsionale del 2018. E dovrà farlo da premier di minoranza chiedendo i voti in un Parlamento in gran parte ostile ai Popolari e alla figura stessa del leader conservatore. Date per scontate la fiducia di Albert Rivera con Ciudadanos e la netta chiusura di Podemos sotto la guida di Pablo Iglesias, forse solo il caos a sinistra e la spaccatura interna al Partito socialista potranno permettere al governo di far passare la Finanziaria (o meglio le Finanziarie), dare un’orizzonte più ampio a questa legislatura. E salvare ancora una volta Rajoy.

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