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Macchine Made in Italy per il food processing dell’India

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Macchine Made in Italy per il food processing dell’India

Da un lato le prime posizioni al mondo nella produzione dei principali alimenti di base, mal sorretta però da un’industria della trasformazione che riesce a lavorarne appena un decimo, con sprechi enormi e ricadute sui prezzi al consumo. Dall’altro, lo sforzo messo in campo dal Governo di New Delhi per modernizzare un comparto strategico. Ecco il mix destinato a sostenere la già crescente domanda indiana di macchinari per il food processing, che dovrà per forza di cose rivolgersi per buona parte all’estero.

Una domanda alla portata delle aziende italiane, che, sottolinea Alessandro Terzulli, capoeconomista di Sace, «possono offrire tecnologie e know how in grado di far fare all’India il salto di qualità che cerca». Anche al di là delle complessità di un mercato difficile come il Subcontinente. «Le imprese italiane - spiega Francesco Pensabene, coordinatore per l’India dell’Agenzia Ice e direttore dell’ufficio di New Delhi - sono molto forti nella cold chain e nel cold storage, segmenti in cui l’industria indiana è davvero carente. Il Made in Italy, inoltre, ha la grande opportunità di promuovere un export di filiera, mettendo a sistema il food processing con la meccanica per l’agricoltura e in prospettiva con il packaging». Altri settori nei quali India esprime ed esprimerà una domanda robusta.

Nonostante la produttività della sua agricoltura sia sotto la media mondiale, l’India è il secondo produttore di cibo al mondo dopo la Cina, ma gli sprechi lungo la catena che conduce al consumatore si aggirano attorno al 40% (circa 10 miliardi di dollari). Se questo fenomeno è in parte dovuto all’inadeguatezza delle infrastrutture dei trasporti, a pesare sono soprattutto le carenze di un industria del food processing che, secondo un report dell’istituto di credito indiano Yes Bank, trasforma solo il 10% del «cibo deperibile» (ma si scende al 2% per frutta e verdure), contro il 40% della Cina, l’80% della Malesia e degli Stati Uniti e il 70% della Francia.

Lo sviluppo del settore è una priorità in un Paese che ospita 1,3 miliardi di abitanti, 224 milioni dei quali vivono con meno di due dollari al giorno (Banca mondiale). Non è un caso, allora, che ci sia un ministro dedicato al food processing, Harsimrat Kaur Badal, che ha nel suo programma l’ambizioso obiettivo di fare del Paese un hub mondiale della trasformazione alimentare. Né è un caso che questo sia uno dei settori chiave del progetto di modernizzazione e sviluppo dell’industria indiana, che va sotto lo slogan «Make in India».

Il Governo ha in programma la creazione di 42 «Mega food parks» (una decina sarebbe già operativa), con uno schema, in larga parte mutuato dall’esperienza italiana dei cluster e dei parchi tecnologici. Il piano - secondo la Nota Paese preparata dall’ufficio Ice di New Delhi in occasione della missione di sistema organizzata da Agenzia Ice, Confindustria e Abi tra il 26 e 28 aprile nella capitale e a Mumbai - è in sostanza la riproposizione di uno schema lanciato nel 2008 dal Governo centrale indiano, ma rimasto in larga parte sulla carta. Questa volta, la sua attuazione è stata delegata ai singoli Stati dell’Unione indiana, con l’erogazione di contributi a fondo perduto. L’investimento complessivo, secondo le stime dell’Esecutivo, supererebbe i 900 milioni di dollari (altre fonti parlano di cifre molto più alte, fino a superare i 2 miliardi di dollari): il Governo di New Delhi ce ne metterà 102, il resto dovrà arrivare dagli Stati e da investitori privati.

Negli ultimi 5 anni, il settore è cresciuto dell’8,8% l’anno (contro il 3,3% dell’agricoltura e il 6,6% dell’industria)e rappresenta il 9% della produzione manifatturiera del Paese. Gli investimenti diretti esteri (Ide) nel comparto sono possibili fino al 100% del capitale e non richiedono autorizzazioni preventive. Tra aprile del 2000 e marzo del 2016, il food processing ha assorbito Ide per circa 6,82 miliardi di dollari e si stima possa attrarne altri 33 nei prossimi dieci.

Nel 2016, le esportazioni di macchine italiane per il food processing in India sono cresciute del 17%, contro un calo del 2,1% accusato dal Made in Italy in India.

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