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Detroit riparte anche dal tram (dopo 60 anni)

AUTO E MOBILITà

Detroit riparte anche dal tram (dopo 60 anni)

La rinascita di Detroit passa anche dai tram. Dopo oltre 60 anni dall’ultima corsa, la città dell’auto per antonomasia ha accolto venerdì 12 maggio le prime vetture della Q-Line, una linea a finanziamento pubblico e privato che collega il centro direzionale e commerciale con la zona delle università e con il meraviglioso Detroit Institute of Arts. La linea è costata 140 milioni di dollari (tram compresi) per un percorso di poco più di 5 chilometri; i privati hanno contribuito per 106 milioni sui 182 finora raccolti (e che pagheranno anche la gestione fino al 2022).

Ripresa dopo la bancarotta.
A quattro anni dal clamoroso fallimento della città, che ha portato i libri in tribunale nel luglio 2013, e a meno di 10 anni dal fallimento pilotato di General Motors e Chrysler, il ritorno del tram è un piccolo ma significativo segno di vitalità della più famosa Motown del mondo. La ripresa del mercato Usa dell’auto, che dai 10 milioni di unità vendute del 2009 è balzato al record di 17,5 milioni dell’anno scorso, ha dato una grossa mano; imprenditori anche estranei al settore auto, come Dan Gilbert della finanziaria Quicken Loans, hanno investito in città (proprio Gilbert è tra i finanziatori privati della nuova linea tramviaria); il maggior promotore è stato però l’ottantenne Roger Penske, ex corridore automobilistico e proprietario di uno dei maggiori gruppi americani di concessionarie auto.

Anche il basket dei Pistons torna in città.
Riusciranno i nuovi veicoli, ben diversi da quelli sferraglianti degli anni 50, a convincere gli abitanti a tornare in vettura? La rivitalizzazione di downtown è sicuramente un atout: perfino i mitici Detroit Pistons, la squadra di basket

pluricampione Nba ma ultimamente un po’ in disgrazia, torneranno l’anno prossimo a giocare in centro, per la prima volta dal 1978, trasferendosi dal Palace di Auburn Hills (nei sobborghi, a due passi dal quartier generale della Chrysler) alla Little Caesars Arena (inaugurazione prevista a settembre). Quest’ultima prende il nome dalla Little Caesars Pizza della famiglia Ilitch, un altro dei grandi investitori privati, che attorno al nuovo palazzo dello sport sta costruendo un distretto commerciale.

Ma gli elettori bocciano i fondi per il trasporto pubblico.
Certo, il sistema di trasporti pubblici della città resta rudimentale per gli standard europei: oltre alla neonata Q-Line ci sono un people mover in centro e alcune linee di bus cronicamente a corto di fondi. Una tassa per finanziare un maxipiano da oltre 4 miliardi di investimenti pubblici è stata bocciata lo scorso novembre dagli elettori della regione. Ancora per molto tempo, a Detroit (come in buona parte degli Usa) mobilità vorrà dire automobile.

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