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Perché gli Etf europei fanno così gola ai big della finanza

EFFETTO MIFID 2

Perché gli Etf europei fanno così gola ai big della finanza

(Sintesivisiva)
(Sintesivisiva)

Nella guerra europea degli Etf l’ultima mossa è arrivata da Atlanta, nel profondo Sud degli States: Invesco, quarto maggior gestore mondiale di Exchange traded product, ha acquisito la londinese Source, nata nel 2009 e oggi numero sette nel mercato dei “cloni” europeo con circa 25 miliardi di masse gestite. Invesco si affianca così ai due colossi d'oltreoceano BlackRock e Vanguard nella sfida per conquistare gli Etf del Vecchio Continente, condotta a suon di guerra di prezzi. Ma perché i “cloni” continentali fanno così gola?

Il boccone è invitante perché sempre più succulento: come rivela il recente studio di Morningstar A Guided Tour of the European Etf Marketplace, il patrimonio in gestione degli Exchange traded product (Etp) domiciliati in Europa negli ultimi cinque anni è raddoppiato, raggiungendo 550 miliardi di euro a fine 2016 (con dimensioni simili a quelle dei fondi indicizzati tradizionali). Se questa tendenza dovesse continuare, entro il 2020 si toccherebbero i mille miliardi di euro.

Ma grazie alla Mifid II la cavalcata degli Etf continentali potrebbe essere ancora più travolgente. La nuova direttiva europea, che dovrebbe finalmente entrare in vigore il 3 gennaio 2018, porterà infatti a una maggiore trasparenza sui costi degli strumenti finanziari, in particolare per quanto riguarda i costi, introducendo anche il divieto di commissioni per i consulenti finanziari indipendenti. In questo modo verrà data un’ulteriore spinta a soluzioni low-cost, come appunto gli Etf o i fondi indicizzati, che già stanno dando ottima prova di sé.

Ecco così che l'Europa è diventata la terra promessa dei “cloni”, in particolare per i colossi d’oltreoceano che intravedono affari d’oro. Al momento il mercato europeo, molto concentrato, ha un leader indiscusso: iShares (BlackRock), che con i suoi 253 miliardi di euro di masse in gestione controlla il 46,4% della “torta” degli Etf e che è cresciuto anche grazie all’acquisizione del ramo Etf di Credit Suisse. Seguono, ma con enorme distacco, db X-trackers (Deutsche Bank) e Lyxor (Société Générale), che controllano rispettivamente il 9,8% e il 9,3% del totale. Quindi troviamo Ubs Etf, Amundi Etf, Vanguard e appunto Source. Un mercato ancora con pochi grandi attori ma con una moltitudine di prodotti: esistono per esempio ben dodici Etf che replicano l’indice EuroStoxx 50, ciascuno dei quali disponibile su diverse Borse.

Invesco, che nel Vecchio Continente non era mai riuscita a sfondare, ha rotto gli indugi staccando per Source un maxiassegno (pare inferiore ai 400 milioni) e mettendo così il piede nella porta di un «mercato europeo che cresce sempre più rapidamente», come sottolinea Brennan Hawken di Ubs. Ma Source - che gestisce anche capitali di Pimco, dell’hedge londinese Man Group e del gruppo assicurativo britannico Legal & General - potrebbe rappresentare solo la punta dell’iceberg. Nei prossimi mesi non sono escluse mosse a sorpresa di Fidelity, JP Morgan e Franklin Templeton, magari per allungare le mani su ComStage, il ramo Etf della tedesca Commerzbank. La guerra europea degli Etf è in pieno svolgimento e da qui alla fine dell’anno probabilmente ne vedremo delle belle.

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