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Gaffe di Trump: svela alla Russia informazioni top secret sull’Isis

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Gaffe di Trump: svela alla Russia informazioni top secret sull’Isis

Trump con Lavrov (a sinistra)e l’ambasciatore russo Kislyak  durante l’incontro alla Casa Bianca (Afp)
Trump con Lavrov (a sinistra)e l’ambasciatore russo Kislyak durante l’incontro alla Casa Bianca (Afp)

New York - Donald Trump gioca con troppa disinvoltura con l'intelligence. E questa volta non perche' abbia deciso di rivoluzionare gli organigrammi dei servizi segreti o di sicurezza con i quali ha da tempo relazioni tese - fino al recente licenziamento in tronco del direttore dell'Fbi James Comey - ma perche' avrebbe messo a grave repentaglio informazioni e fonti top secret degli Stati Uniti svelandole a una potenza avversaria, la Russia.

Il Washington Post ha rivelato ieri notte che Trump avrebbe peccato di cio' di cui aveva accusato Comey - esibizionismo - nientemeno che in presenza del ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov e dell'ambasciatore di Mosca a Washington. Nell'incontrare i due collaboratori di Vladimir Putin la scorsa settimana alla Casa Bianca avrebbe vantato l'ottima intelligence americana su Isis e rivelato loro dettagli di complotti e piani dei terroristi venuti in possesso degli americani. In particolare quelli relativi all’utilizzo di laptop e tablet come possibili veicoli di ordigni sugli aerei: un timore che ha spinto il governo americano a vietare il trasporto di questi dispositivi elettronici a bordo di aerei provenienti da 8 Paesi del Medio Oriente.

Peccato che, a detta del Post e in seguito anche del New York Times e del Wall Street Journal, quelle informazioni date ai russi dal presidente fossero rigorosamente classificate come segrete al massimo livello. E che il Paese alleato che le aveva condivise con Washington avesse raccomandato la massima riservatezza e non avesse affatto autorizzato la loro diffusione.

Top secret, dunque, doveva rimanere non solo il contenuto ma soprattutto la fonte e i metodi, che sarebbero invece stati almeno implicitamente svelati da Trump stando alle fonti citate dalla stampa americana. Erano tanto segrete, quelle informazioni, che neppure i piu' stretti partner internazionali degli Stati Uniti ne erano stati messi al corrente. Anzi, tutti i dati erano gelosamente custoditi anche all'interno dell'amministrazione stessa, condivisi solo da pochissimi top officials.

Le “fonti”, e tra loro forse anche agenti clandestini, potrebbero adesso essere state del tutto compromesse. Una rottura di quello che e' stato definito come il piu' classico dei “protocolli” dello spionaggio. E uno sviluppo che in concreto rischia di creare ostacoli nella strategia contro il terrorismo islamico, incrinando rapporti di fiducia e scambio reciproco di intelligence con paesi e forze alleate.
A nulla sono valse le mezze smentite della Casa Bianca: il consigliere per la Sicurezza nazionale HR McMaster ha negato che Trump abbia svelato esplicitamente segreti.

L'imbarazzo politico e' stato enorme e si e' diffuso rapidamente a Washington: espressioni di enorme stupore e richieste di chiarimenti immediati si sono moltiplicate da parte di esponenti sia democratici che repubblicani, oltre che della comunita' di intelligence e sicurezza nazionale. La stessa Casa Bianca, e' affiorato, era stata costretta ad avvertire freneticamente la Cia dopo essersi accorta dell'errore del Presidente per cercare di correre ai ripari nella nuova crisi.

Se la bufera e' violenta, piu' difficile e' pero' ipotizzare che Trump possa essere considerato in flagrante violazione delle regole: il presidente ha ampia discrezione nel decidere di declassificare materiali di intelligence. Senza bisogno di fare distinzione - quantomeno finora - tra cio' che avviene per scelta e per leggerezza.

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