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E con Erdogan alleanza anti-Isis

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E con Erdogan alleanza anti-Isis

Differenze e polemiche sono rimaste lontane dai riflettori durante l’incontro alla Casa Bianca tra Donald Trump e il leader turco Recep Tayyip Erdogan. Trump ha sottolineato che Washington e Ankara oggi «affrontano un nemico comune nel terrorismo». E ha aggiunto che la sua amministrazione appoggia la lotta del governo della Turchia, Paese della Nato, sia contro l’Isis che contro i curdi del Pkk.

Nessun riferimento, da parte di Trump, alle questioni invece più spinose nella scomoda alleanza con l’uomo forte turco: anzitutto la recente decisione del Pentagono di armare le milizie curde dello YPG in Siria in funzione anti-Isis e per conquistare la città di Raqqa. Ma anche la richiesta di Ankara di estradare l’oppositore rifugiatosi dal 1999 in Pennsylvania, Fetullah Gulen, sospettato di aver ispirato un fallito golpe contro Erdogan. E le violazioni della democrazia e dei diritti umani delle quali il presidente turco è accusato durante il continuo stato di emergenza in vigore nel Paese e dopo il referendum che ha rafforzato ulteriormente i suoi poteri.

Trump, in una breve dichiarazione al fianco di Erdogan, ha preferito dare credito alla Turchia per i suoi sforzi di leadership nella crisi in Siria, con l’obiettivo di «creare le condizioni favorevoli a una soluzione pacifica». Ha assicurato che ordini di armi e equipaggiamento militare effettuati da Ankara vengono rapidamente rispettati. E ha promesso infine di «rafforzare i legami commerciali ed economici» tra i due Paesi.

Erdogan, da parte sua, si è congratulato con Trump per le sue «leggendarie vittorie» nelle elezioni americane, che ha detto esser state di ispirazione nella regione mediorientale. Ha invocato la nascita di una «nuova era nelle relazioni tra i due Paesi». È stato tuttavia meno diplomatico di Trump nel riaffermare i nodi che restano da sciogliere: la richiesta di una consegna del 76enne Gulen e il rifiuto, sempre e comunque, ad accettare il ruolo dei curdi siriani nella lotta contro l’Isis.

Erdogan ha chiesto, senza successo, un’immediata retromarcia di Trump sulla decisione di armarli annunciata la scorsa settimana. Ha inoltre illustrato il piano di pace per la Siria appena discusso con Russia e Iran nei negoziati organizzati ad Astana in Kazakhstan e che prevederebbe la creazione di quattro zone protette per i civili siriani. Questi negoziati, frutto di rapporti bilaterali molto migliorati nell’ultimo anno tra Erdogan e Vladimir Putin, in passato erano stati considerati da Washington come un tentativo di emarginare gli Stati Uniti e di accreditare gli interessi strategici di Mosca e Teheran.

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