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Pil trimestrale a +0,2%, la metà della Ue

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Pil trimestrale a +0,2%, la metà della Ue

  • –Davide Colombo

roma

Resta debole ma non s’interrompe la crescita dell’economia italiana. Nei primi novanta giorni dell’anno il Prodotto interno lordo espresso in valori concatenati (anno di partenza 2010), corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,8% in termini tendenziali. Il trimestre ha avuto due giornate lavorative in più sia rispetto al precedente, sia sul primo trimestre 2016.

Il dato registrato dall’Istat nella stima preliminare diffusa ieri segna in realtà una crescita in termini reali dello 0,25%, che è un poco più ampia rispetto allo 0,2% (ancora soggetto a correzioni) dell’ultimo trimestre del 2016, ma che purtroppo vale esattamente la metà di quella che Eurostat ha confermato, sempre ieri, per l’intera Eurozona (+0,5%). E la distanza risulta ancor più ampia se si guarda ai tendenziali: al +0,8% nazionale corrisponde un +1,7% dell’euro area e un +2% dell’Ue-28. Berlino, che aveva anticipato settimana scorsa il suo dato sul primo trimestre, ha fatto +0,6% (dato confermato ieri da Eurostat), la Spagna +0,8% (+3% il tendenziale), solo la Francia è più vicina, con un +0,3% congiunturale che allinea la seconda economia continentale sul nostro medesimo tendenziale. Unico paese ancora in negativo resta la Grecia (-0,1% dopo il tonfo di fine 2016, con un tendenziale in rosso di cinque decimali). Vale ricordare che con il +0,9% messo a segno l’anno scorso il Pil italiano si colloca a un livello di sette punti percentuali inferiore a quello del 2008; il Pil della Germania per converso è già sei punti sopra i livelli pre-crisi.

Con questo nono trimestre consecutivo di debole ma costante crescita del Pil il quadro macroeconomico si prospetterebbe coerente con le stime del Governo, che nel Def ha indicato una variazione dell’1,1% del Pil nell’anno in corso, un valore validato dall’Ufficio di Bilancio e un poco più largo dello 0,9% ancora previsto dalla Commissione europea dalla quale, la prossima settimana, arriveranno le raccomandazioni sulla programmazione economica. Un paio di settimane fa anche Bankitalia nel suo Bollettino economico aveva stimato un +0,2% nel primo trimestre mentre l’UpB nella sua ultima analisi congiunturale aveva aggiunto che nel secondo trimestre si potrebbe segnare un +0,3% (+0,4% secondo Ref), dinamiche che se confermate, meglio ancora se con qualche decimale in più, garantirebbero appunto una chiusura d’anno sopra l’1%. Al momento la variazione acquisita per il 2017, sulla base dei dati Istat, è pari a +0,6%.

Bisognerà aspettare giovedì 1° di giugno per il dettaglio sulle componenti della domanda che, ancora un volta, risulta il traino principale della crescita. L’Istituto di statistica s’è limitato a indicare in via provvisoria un contributo positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto negativo della componente estera netta. Mentre sul fronte degli impieghi c’è stata una crescita del valore aggiunto nei servizi e nell’agricoltura a fronte di un calo nell’industria. «Il dato è superiore alle nostre attese - ha dichiarato ieri Paolo Mameli, senior economist della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo -. Stimiamo che l’attività economica possa accelerare nel resto dell’anno (ad almeno +0,3% trimestre su trimestre). E ciò segnala che ora i rischi sulla nostra previsione di crescita 2017 (1%, già più ottimistica delle aspettative di consenso) sono verso l’alto». Alla luce dei dati di ieri non cambierà invece le proprie stime (+1% sul 2017 e 2018) l’Ufficio Studi dell’Abi: «lo 0,6% già acquisito è importante - ha spiegato il vicedirettore generale Gianfranco Torriero - ma sono troppe le variabili in gioco per poter indovinare il dato di uscita nel 2017». «I due decimali in positivo che fotografano la variazione del Pil nel primo trimestre - ha osservato Fedele De Novellis di Ref. - rappresentano una continuità con gli intervalli precedenti ma il complesso degli indicatori economici ci dice che il ciclo si sta rafforzando e nei prossimi mesi avremo probabilmente variazione più significative». Un’analisi che coincide con quella degli analisti di Unicredit. Oggi il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, presenterà in Parlamento il rapporto annuale 2017 sulla situazione del Paese; un’occasione da cui potrebbero arrivare ulteriori valutazioni sulla congiuntura in corso.

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