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Mosca azzera le imposte e attrae capitali

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Mosca azzera le imposte e attrae capitali

  • –Laura Cavestri

Non solo oil&gas. Anzi, serve tutto il r esto. Per questo: imposte azzerate su utili, terreno e proprietà, dai primi 5 ai primi 10 anni di attività. Sussidi per l’acquisto di attrezzature fino a 165 mila euro per le Pmi che realizzano almeno 250 posti di lavoro. Oltre a rimborsi per gli allacci alle utenze di chi costruisce stabilimenti ex novo e prestiti generosi a tassi del 5% l’anno. Da rimborsare in rubli.

Nella corsa all’attrazione degli investimenti esteri tra le regioni russe – che il crollo del la valuta, in questi anni, e le sanzioni imposte da Usa e Ue non hanno mai interrotto – quella di Mosca punta a battere la concorrenza interna degli Urali, con un mix di sostegni e semplificazioni, che, martedì, il vicepresidente del governo della Regione di Mosca, Denis Butsaev, ha presentato a una platea di imprenditori italiani, a Milano, nella sede di Assolombarda, assieme ad Alberto Ribolla, presidente di Confindustria Lombardia.

Se la Russia ha imparato la lezione, cioè uscire dalla dipendenza totale dalle materie prime che esporta , l’emancipazione verso la manifattura necèssita di know-how, tecnologie e integrazione delle catene di fornitura.

Non solo oil&gas. Anzi. Si parla di chimica, farmaceutica, trasformazione alimentare, produzione elettronica, costruzioni metalmeccaniche e componentistica auto (nel 2019 la Mercedes aprirà nell’area di Mosca il suo primo stabilimento). Ma anche produzione aeronautica (vecchio orgoglio dell’Urss da rimodernare) e logistica ( è pur sempre il crocevia di terra tra Est ed Ovest).

Come ha spiegato Butsaev «l’import substitution, cioè la graduale sostituzione dell’import con produzione locale, con una serie di incentivi – per incoraggiare le partnership con imprenditori stranieri – è una direzione di politica industriale ormai strutturale. Che richiederà anni e prescinde dall’esistenza di sanzioni, ma rende indispensabile l’acquisto di tecnologie, macchinari e competenze in cui l’Italia eccelle». Da parte nostra, ha detto ancora Butsaev, «la Russia può fornire un mercato interno e un “ponte privilegiato” verso Paesi come il Kazakhistan e, logisticamente, verso l’Est».

Del resto, i dati di export resi noti ieri dall’Istat delineano uno scenario di rimbalzo record: a marzo, il “Made in Italy” in Russia è cresciuto del 21,2% rispetto allo stesso mese del 2016. Nel trimestre gennaio-marzo, il salto è stato di un +27% rispetto all’analogo trimestre dell’anno scorso.

«Per questo – ha affermato il presidente di Confindustria Lombardia, Alberto Ribolla – è necessario rimuovere le sanzioni, che hanno già sottratto oltre 3,5 miliardi di business solo all’Italia. E incoraggiare il modello delle joint venture».

Perchè al netto delle sanzioni, che hanno colpito entrambi, i tedeschi, in Russia, ne hanno 3mila. Noi, appena 150.

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