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Trump rischia su Comey

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Trump rischia su Comey

  • –Marco Valsania

NEW YORK

Si stringe l’assedio a Donald Trump. I taccuini dell’ex direttore del Federal Bureau of Investigation James Comey lo accusano nero su bianco di possibili interferenze nelle indagini sull’ex consigliere della Casa Bianca Michael Flynn e i suoi rapporti con Mosca. E le commissioni di Intelligence del Senato e di Supervisione governativa della Camera hanno deciso di vederci chiaro: hanno invitato al più presto Comey a testimoniare di persona, sia in pubblico che a porte chiuse, sull’affaire che potrebbe far precipitare la crisi della Casa Bianca.

Senatori e deputati hanno chiesto all’Fbi di fornire tutta la documentazione in suo possesso, a cominciare dai resoconti tenuti da Comey e che contengono la fatidica frase attribuita a Trump e da lui smentita: «Spero che tu possa lasciar perdere». Trump e Comey si erano incontrati in febbraio, all’indomani dell’inaugurazione del presidente. Nel clima scottante è anche caduta nel vuoto l’offerta di Vladimir Putin di fornire al Congresso americano i verbali su un altro scandalo, i colloqui di intelligence tra Trump e il ministro degli Esteri di Mosca Sergey Lavrov. Putin ha definito «senza senso» l’accusa che Trump abbia divulgato informazioni top secret su Isis, ma lo stesso Trump si è difeso brandendo la prerogativa di condividere intelligence.

Il presidente ha invece cercato di passare al contrattacco denunciando l’aggressione dei media e dell’establishment. Intervenendo in Connecticut davanti ai cadetti della Guardia Costiera ha sostenuto che «nessun leader è mai stato trattato peggio e più ingiustamente». Ma se numerosi esponenti repubblicani restano cauti o ancora lo sostengono in omaggio alla sua base popolare, altri hanno rotto gli indugi: «Se le accuse sono vere, sono ragione di impeachment», ha detto nel pomeriggio il deputato Justin Amash del Michigan.

Wall Street ha già dato la sua prima sentenza, che aumenta la pressione sulla capitale: la tempesta politica che rischia di paralizzare Washington ha innescato cadute dell’1,6% dell’indice Dow Jones e S&P 500. Le rivelazioni si sono intrecciate agli scandali maggiori, il Russiagate e il Comeygate. È emerso che un partner di Donald Trump in Canada, il costruttore Alexander Schnaider, aveva ottenuto centinaia di milioni di dollari dalla banca di Mosca Veb per finanziare la Trump Tower di Toronto. L’operazione, scoperta dal Wall Street Journal, ha visto Schnaider cedere quote in un’acciaieria dell’Ucraina per 850 milioni nel 2010 a un ente legato al governo russo. Veb, che aveva Putin quale chairman del Supervisory board, finanziò la transazione. I soldi, o almeno 15 milioni, avrebbero poi trovato la via del Trump International Hotel & Towers di Toronto, grattacielo di 65 piani completato nel 2012 che in due anni ha portato in tasca a Trump almeno 611mila dollari in diritti di licenza. Veb è anche sotto sanzioni degli Stati Uniti e i suoi vertici in dicembre avevano incontrato il consigliere e genero di Trump, Jared Kushner. Questo nonostante il presidente abbia negato relazioni finanziarie con la Russia o con persone legate a Mosca.

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