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Tutti i falsi miti sui ceo di successo (e quattro qualità…

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Tutti i falsi miti sui ceo di successo (e quattro qualità d’oro)

(Marka)
(Marka)

Avete presente il classico stereotipo dell’amministratore delegato? Quello elegante, carismatico e brillante, con in tasca la laurea di una top university, visionario ma decisionista anche sotto pressione? Ecco: dimenticatelo perché in pratica non esiste o quasi. L’eretica affermazione arriva da uno studio pubblicato sulla Harvard Business Review. A condurlo è stato un team di 14 ricercatori tra psicologi, economisti, esperti di mercati finanziari e analisti di big data coordinati da Elena Lytkina Botelho e Kim Rosenkoetter Powell del CEO Genome Project, Stephen Kincaid, ex presidente della Society of Consulting Psychology, e Dina Wang. Il team ha analizzato i profili di 17mila top manager, inclusi duemila amministratori delegati, facendo una serie di sorprendenti scoperte. Vediamole.

Solo il 7% degli amministratori delegati presi in esame, per esempio, possiede una laurea triennale di un ateneo della prestigiosa “Ivy League” statunitense (tipo Harvard, appunto, Stanford o Yale). Anzi, l’8% dei ceo non ha proprio titoli universitari in tasca. In secondo luogo, se è vero che i consigli d’amministrazione hanno un debole per i top manager carismatici ed estroversi, è altrettanto vero che sono quelli più introversi a sorprendere positivamente sul piano dei risultati. Inoltre quasi tutti gli amministratori delegati hanno commesso errori materiali in passato, e quasi la metà di essi (45%) sono inciampati in grossi problemi, molto costosi per le loro imprese e che talvolta sono costati al ceo stesso il posto di lavoro.

Lo studio mette anche a fuoco le quattro qualità fondamentali per un buon amministratore delegato.

La prima è decidere con velocità e convinzione, anche quando il contesto è incerto e non si hanno a disposizione tutte le informazioni necessarie. Spesso gli amministratori delegati più perfezionisti e “complicati” dal punto di vista intellettuale hanno qualche problema sul fronte del decisionismo: cercando la risposta perfetta, finiscono per rappresentare un collo di bottiglia nella gestione aziendale. Ma spesso prendere la decisione sbagliata è meglio che non decidere affatto, spiega il report. Lo studio pubblicato sull’Harvard Business Review conferma infatti come le decisioni sbagliate di un amministratore delegato spesso non abbiano esiti rovinosi: solo un terzo dei ceo è stato licenziato per aver fatto una scelta errata, gli altri due terzi hanno perso il posto per non essere stati troppo indecisi.

La seconda qualità di un buon ceo è intuire le priorità e le necessità dei propri stakeholder, conquistando il loro consenso. In particolare, l’abilità di gestire e mediare i conflitti interni risulta fondamentale.

Il terzo punto forte di un ceo è uno spirito di adattamento definito dalla ricerca “proattivo”. Che parte da un assioma: problemi e battute d’arresto non rappresentano un fallimento, ma la possibilità di imparare dai propri errori. Come chiosa Dominic Barton, global managing partner di McKinsey, è fondamentale la capacità di gestire situazioni che non si trovano nel manuale di strategia aziendale, «perché come ceo sarai alle prese di continuo con problemi dove i manualetti semplicemente non esistono». Inoltre gli amministratori delegati con spirito di adattamento tendono ad allungare lo sguardo a un visione di lungo termine, tenendosi informati grazie a fonti diversificate e trovando interessanti anche spunti non strettamente legati al loro business.

Infine, è fondamentale trasmettere un’immagine di affidabilità. Ben il 94% degli amministratori delegati analizzati dallo studio si impegna a fondo nella realizzazione delle proprie strategie. Un obiettivo che è possibile raggiungere solo quando si riesce a mettere assieme un team forte, coeso e motivato. Ed è probabilmente questo il principale difetto di un ceo alle prime armi: nel 60% dei casi non è in grado di formare un gruppo davvero unito, pagandone poi le conseguenze.

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