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Bufera su Trump, sbandano le Borse

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Bufera su Trump, sbandano le Borse

  • –Vito Lops

Dopo aver vissuto un centinaio di sedute con una volatilità ai minimi termini, le Borse globali tornano a misurarsi con delle escursioni importanti. Facendo sorridere i trader e un po’ meno i risparmiatori meno esperti. Resta il fatto che la variabile “emotività” si è riaffacciata sui monitor degli investitori. Nell’ultima seduta il Ftse Mib di Piazza Affari è passato da un ribasso intraday del 2% a una chiusura pressoché invariata (+0,07%) in una giornata complessivamente debole per le Borse europee (-0,7% l’indice generale, in linea con l’andamento della vigilia) condizionate da pesanti cali a metà mattina poi ridimensionatisi nel pomeriggio con l’apertura poco mossa di Wall Street .

Difficile ipotizzare però che dietro le ultime due giornate ombrose ci sia la convinzione dei mercati che il presidente degli Usa Donald Trump abbia imboccato la via senza uscita dell’impeachment. Il Russiagate (Trump avrebbe fatto pressioni sull’ex direttore della Fbi, James Comey, perché accantonasse l’inchiesta sul consigliere della sicurezza della Casa Bianca, Michael Flynn, accusato di avere avuto contatti vietati con l’ambasciata russa) non è stato certo archiviato. Anzi ogni giorno si colora di rumors. Secondo le ultime indiscrezioni - riportate da Reuters - Flynn e altri consiglieri della campagna di Trump avrebbero tenuto contatti con i funzionari russi e del Cremlino negli ultimi sette mesi della campagna elettorale. I nuovi contorti capitoli della vicenda hanno fatto aumentare sui siti di scommesse al 33% le probabilità di una richiesta di impeachment (la settimana scorsa erano al 7%).

Tuttavia l’andamento di Wall Street non supporta al momento la tesi di una caduta di Trump. Ieri la Borsa statunitense ha mantenuto un atteggiamento piatto, dimostrando nervi saldi dopo il -1,2% della vigilia (rivelatasi la peggiore seduta dallo scorso giugno e la seconda seduta del 2017 in cui è stato archiviato un ribasso superiore all’1%). Gli investitori - pur essendo a caccia di buone occasioni per portare a casa i profitti sinora accumulati dai mercati azionari, da inizio anno Europa +18% e Usa +14% - non hanno potuto ignorare la bontà dei dati macro arrivati proprio ieri dagli Usa. Nell’ultima settimana le richieste iniziali di sussidio alla disoccupazione sono calate di 4mila unità, potandosi a 232mila unità, livello minimo dal 1988. La media delle quattro settimane, più attendibile in quanto non soggetta alle fluttuazioni del mercato, è scesa a 240.750, il minimo dal 1974.

L’indice Vix - che misura la volatilità della Borsa Usa e le posizioni aperte dagli investitori che intendono coprirsi da futuri ribassi - è sceso da 15,9 a 15,2 punti, consolidando il forte balzo della vigilia (a metà settimana l’indice quotava 9) ma allo stesso tempo non tracciando ulteriori segnali di tensione. Gli ottimi dati macro a stelle e strisce hanno fatto balzare dall’86% al 93,8% le probabilità di un rialzo dei tassi di 25 punti base da parte della Federal Reserve il prossimo 14 giugno. Come dire: i mercati ritengono che l’economia Usa è in grado di sopportare una nuova - sarebbe la quarta dal dicembre 2015 - stretta monetaria. Allo stesso tempo il dollaro - fortemente penalizzato nell’ultima settimana con un calo medio del 3% sulle principali valute - ha recuperato terreno. L’euro è sceso da 1,115 a 1,11. Gli acquisti sul biglietto verde sono l’ulteriore prova che allo stato attuale gli investitori non sono allarmati dagli sviluppi che potrà prendere il Russiagate. Sulla vicenda i riflettori restano puntati (soprattutto se Trump avrà la forza per portare avanti i tagli fiscali alle imprese già scontati nei prezzi a Wall Street), ma per ora è più vista come un’occasione per portare a casa una parte dei guadagni incamerati dalle quotazioni negli ultimi mesi che un serio motivo per preoccuparsi e temere uno storno consistente delle Borse.

È invece probabile che la volatilità resti alta sui mercati brasiliani. L’indice azionario Bovespa (-9%) e il real (-7% sul dollaro) sono sprofondati dopo che è emerso da alcune registrazioni che il presidente Michel Temer avrebbe incoraggiato un dirigente perché comprasse il silenzio dell’ex speaker del parlamento Eduardo Cunha, in prigione in relazione al maggiore scandalo per corruzione del Paese. Temer ha smentito. Ma gli investitori non gli credono. Non a caso la Borsa europea peggiore è stata Madrid (-0,9%) perché una buona parte delle aziende dell’indice Ibex è direttamente sbilanciata sull’economia verdeoro.

.@vitolops

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