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Lisbon Story, Portogallo dal bailout alla crescita record (con bilancio…

LA PROMOZIONE DI BRUXELLES

Lisbon Story, Portogallo dal bailout alla crescita record (con bilancio in ordine)

Il presidente del Portogallo, Marcelo Rebelo de Sousa (a sinistra) con il primo ministro Antonio Costa a Fatima
Il presidente del Portogallo, Marcelo Rebelo de Sousa (a sinistra) con il primo ministro Antonio Costa a Fatima

Il Portogallo è forse riuscito a lasciarsi definitivamente alle spalle la lunga recessione e accoglie con orgoglio la decisione di Bruxelles di chiudere la procedura di infrazione sul deficit. Tra gennaio e febbraio trimestre l’economia lusitana è cresciuta dell’1% rispetto all’ultimo trimestre dell’anno passato e potrebbe chiudere il 2017 con un aumento del Pil pari all’1,8 per cento. Allo stesso tempo Lisbona è riuscita a riportare il deficit sotto controllo: al 2% del Pil, come ha verificato anche la Commissione europea.

Una rinascita impensabile nel 2011 quando il Paese, sull’orlo del default finanziario,fu costretto a chiedere il salvataggio internazionale accettando le regole della troika. Per l’Unione europea si tratta di un successo senza paragoni che conferma come austerity e riforme non fossero poi una ricetta così sbagliata. Ma il grande artefice del “miracolo portoghese” finisce inevitabilmente per essere il governo socialista di Antonio Costa che, sostenuto da una coalizione di sinistra, si è allontanato dalla linea del rigore “tedesca” sostenendo la ripresa e risanando comunque il bilancio.

L’orgoglio del governo portoghese

«La decisione della commissione europea - si legge nel comunicato ufficiale del ministero dell’Economia - segna una svolta perché esprime una valutazione decisiva: il deficit eccessivo del bilancio pubblico è stato corretto dal Portogallo in modo sostenibile e duraturo. La fiducia nella nostra economia comincia a vedersi anche nelle istituzioni internazionali». Il governo ha spiegato di essere «totalmente impegnato» nella realizzazione delle riforme: «Il prossimo importantissimo passo è lavorare assieme per miglioramenti sostenibili nella crescita e nella riduzione del debito pubblico, così le agenzie di rating potranno rivedere al rialzo la loro valutazione sul rischio Paese».

Solo il “voto” della Dbrs permette ora al Portogallo di raggiungere il minimo richiesto dalla Bce per il suo quantitative easing, le altre grandi agenzie mantengono il rating al di sotto del livello di investimento: Moody’s la settimana scorsa ha spiegato che modificherà il suo giudizio solo se il governo continuerà a ridurre il deficit. La ripresa sta prendendo forza ma il debito pubblico resta intorno al 130% del Pil con costi di finanziamento che sono tra i più alti in Europa: i rendimenti dei titoli decennali sono scesi ieri al minimo degli ultimi sette mesi al 3,15% dopo la decisione di Bruxelles (avevano superato il 18% nel momento più caldo della crisi, nel gennaio del 2012).

Una svolta che viene da lontano

Il Portogallo è forse il Paese che ha seguito con maggiore applicazione - nonostante le turbolenze politiche interne - le indicazioni della Commissione europea e del Fondo monetario. Il governo di Lisbona si è spinto più avanti di ogni altro nell’austerity dimezzando dal 2011 il deficit pubblico dal 9,8% al 4,4% per poi riducendolo nel 2016 al 2%: il livello più basso degli ultimi quarant’anni.

Il governo conservatore in carica fino al 2015 aveva seguito la Spagna nella riforma del mercato del lavoro introducendo nuove regole per dare maggiore flessibilità ai contratti e ridurre i costi delle imprese in difficoltà. E aveva inoltre portato avanti il piano di privatizzazioni concordato con Bruxelles. E tre anni fa aveva scelto di uscire «in modo pulito» senza ulteriori protezioni dal programma di salvataggio avviato nel maggio del 2011 con il prestito internazionale di 78 miliardi di euro.

Il timbro della Commissione europea

«La riduzione del deficit sotto il 3% e l’uscita dalla procedura è una notizia davvero molto buona per il Portogallo, per l’economia portoghese e per i cittadini portoghesi, ancor più se si considera quanto profonda è stata la crisi del Paese», ha detto il commissario europeo per gli Affari economici, Pierre Moscovici. Bruxelles prevede che il deficit rimanga stabile fino almeno fino alla fine del 2018. La crescita potrebbe invece mantenersi sopra l’1,5% con la disoccupazione sotto il 10 per cento. La rinascita del Portogallo non passa però attraverso la finanza, pubblica o privata, come ha spiegato il premier Costa: l’esempio da seguire, anche secondo il Fondo monetario è la produzione delle scarpe che è riuscita a contrastare la concorrenza dei Paesi emergenti ed è oggi

seconda al mondo. «Tanti dicevano che le scarpe erano riservate ai cinesi e al lusso italiano – ha spiegato Costa a questo giornale – e non c’era spazio per il Portogallo. Cosa hanno fatto gli imprenditori? Hanno lavorato vent’anni, ristrutturando tutta la filiera. Hanno investito nella formazione dei lavoratori, nell’innovazione, nel design». La domanda esterna continua ad essere determinante per l’espansione dell’economia portoghese e l’aumento degli investimenti sta mettendo le basi per i prossimi anni, come spiegano gli esperti di Morgan Stanley.

Il rischio maggiore viene dalle banche

Il maggiore rischio per la stabilità portoghese viene dalle banche da risanare. Anche sul deficit - ha spiegato la Commissione - rimane da valutare l’impatto dei futuri aiuti al sistema finanziario. La metà delle banche portoghesi è in mano a istituti spagnoli, l’altra metà continua ad avere problemi nonostante l’iniezione di denaro pubblico nella Caixa Geral e la ricapitalizzazione del Novo Banco da parte del fondo Lone Star.

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