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Venture capital nipponici a caccia di startup italiane

PIANETA GIAPPONE

Venture capital nipponici a caccia di startup italiane

Più startup presenti e più numeroso il pubblico alla seconda edizione dell’Italian Innovation Day a Tokyo, svoltosi quest'anno nello spazio eventi di Ark Hills di NTT Docomo Ventures: un evento organizzato dall’ambasciata e dal gruppo nipponico che ha lo scopo di proporre all’attenzione di potenziali partner industriali e finanziari giapponesi una serie di startup e “scaleup” italiane. In apertura, ha presenziato anche la ministra della Difesa Roberta Pinotti, in visita a Tokyo per firmare due accordi nel settore della sicurezza.

Tokyo: Italian Innovation Day con 12 startup

Dodici le startup, selezionate anche con i suggerimenti di NTT Data, in ambiti molto diversi di innovazione, dalla gestione del risparmio al turismo, dall’alimentare al fashion: Amyko, Cynny, Enerbrain, FacilityLive, Horus, MyFoody, MoneyFarm, Pedius, Sailsquare, Senso, Veasyt e Wenda. «Sono società che fanno parte di un circuito che sta crescendo rapidamente» osserva Emil Abirascid, direttore di Startupbusiness (tra i co-promotori dell’iniziativa), che dà la stima di 6.745 startup innovative in Italia: «L’ecosistema italiano è ancora in ritardo rispetto alle economie europee simili, ma la qualità delle imprese e degli imprenditori innovativi sta davvero aumentando. Alcune stanno diventando aziende globali. Questo tipo di appuntamenti serve per aiutarle ulteriormente a sviluppare il loro business e anche a promuovere una maggiore attenzione internazionale verso l’innovazione Made in Italy».

Speaker d'onore - oltre a Ritsuko Hotta, general manager di Yoox Net-a-Porter Group in Giappone -è stato il mantovano Michele Guarnieri, co-fondatore di uno spin-off del Tokyo Institute of Technology che di recente ha fatto molto parlare di sé: i robot “a serpente” della sua HiBot sono stati utilizzati nei lavori preliminari al decommissionamento del reattore numero 1 di Fukushima-Dai-ichi. La Hi-Bot sta ora puntando molte carte su soluzioni di robotica per la manutenzione predittiva delle infrastrutture: un business dalle grandi potenzialità, ha detto Guarnieri, anche perché - dall’Italia al Giappone - quando si parla di “aging society” ci si dimentica che non si tratta solo di un invecchiamento generalizzato della popolazione, ma anche delle infrastrutture (spesso con conseguenze fatali, come il crollo improvviso di ponti o tunnel).

Dall’esperienza della prima edizione, emerge che c’è chi ha trovato partner giapponesi per sviluppare il business nel Sol Levante, come ad esempio la DIS (scarpe online su misura). Il punto debole resta l’attrazione dell’investimento finanziario nipponico nella singola startup italiana. «Il venture capital giapponese tende a guardare prima ad aziende nipponiche, poi alla Silicon Valley. Solo secondariamente all’Europa, partendo dal mercato britannico, e semmai a Israele - osserva Takeha Namikata, managing director per Investment & Business Opportunities alla NTT Docomo Ventures -. Noto che alcune startup italiane hanno un interessante modello di business ‘disruptive'. Consiglio di insistere, ad esempio partecipando anche ad altri eventi come Slush Tokyo, o concorrere a iniziative come il Global Open Innovation Business Contest».

Per Masaru Ikeda, che ha fondato e gestisce l’osservatorio sulle startup “The Bridge” (anche in inglese), «di sicuro i soldi ci sono. In Giappone, anzi, il numero di fondi di venture capital è piuttosto alto rispetto alle concrete opportunità di investimento. I grandi gruppi hanno ormai quasi tutti un settore dedicato, che non ha problemi a ottenere fondi dagli investitori. Ma il numero di startup promettenti è limitato, non solo in Giappone». Anche lui nota che è più difficile che una entità giapponese investa in una startup italiana piuttosto che americana, britannica o israeliana, perché si tratterebbe quasi sempre di una novità. Per questo occorrono sforzi per farsi conoscere e apprezzare come agenti di innovazione.

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