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Tunisia, violenti scontri per sfruttare di più i giacimenti di…

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Tunisia, violenti scontri per sfruttare di più i giacimenti di petrolio

Scontri, violenze e perfino un morto in Tunisia per le proteste dei comitati popolari che chiedono di sfruttare di più e meglio i giacimenti di petrolio e metano e per ridistribuirne la ricchezza fra la popolazione, soffocata da povertà e disoccupazione.

In Italia i comitati nimby concentrano le loro iniziative non contro l’uso inquinante del petrolio (quante manifestazioni hanno organizzato per bloccare l’uso di veicoli a benzina e gasolio? quanti aderenti ai comitati no-triv usano vetture elettriche?) bensì contro lo sfruttamento dei giacimenti nazionali a chilometro zero. Invece a Tataouine — nel sud petrolifero della Tunisia — da settimane sono in corso manifestazioni, a volte anche violente, con cui la popolazione chiede di condividere la risorsa del sottosuolo.

È il movimento winou el-pétrol, dov’è il petrolio, movimento che raccoglie consensi anche nel mondo creativo e intellettuale tunisino, con manifestazioni di solidarietà da artisti e cantanti come nel caso del famoso rapper Gadour. La richiesta del movimento sì-triv è che una parte delle royalty venga usata per programmi di sviluppo della zona e che le compagnie petrolifere assumano forzosamente i giovani di Tataouine in una forma di assistenzialismo socialmente utile.

Trasferimento di ricchezza
La proposta dei comitati sì-triv tunisini è interessante: chiedono di incentivare la crescita della zona di Tatouine facendola pagare ai consumatori di petrolio, come quegli italiani che, al contrario, non vogliono usare i giacimenti nazionali e non ritengono importanti le politiche di promozione del territorio sviluppate in Italia con le royalty, e che invece preferiscono importare il greggio estratto all’estero.
Di certo ridurre metano e petrolio estratti in Italia porterebbe a un taglio di royalty e sussidi locali in Italia, ma va osservato che un aumento dell’import petrolifero italiano per esempio dalla Tunisia trasferirà altrove questo beneficio e potrà portare a Tatouine quelle royalty e quelle politiche sociali per la crescita economica e il benessere, riducendo là in Tunisia la disoccupazione che spinge all’emigrazione verso l’Italia e l’Europa tante persone alla ricerca di un futuro.

La capitale dei berberi
Tataouine è una località berbera dalla storia antica e orgogliosa. È stata resa celebre nel mondo qualdo la saga cinematografica di Guerre Stellari (Star Wars) vi ha girato numerose scene e vi si è ispirata per la località immaginaria di Tatooine.
Ci sono istallazioni petrolifere dell’Eni, dell’austriaca Omv, della Winstar. Nel golfo di Gabes la Shell estrae metano.

La richiesta dei sì-triv
I contestatori sì-triv tunisini chiedono che le compagnie condividano le royalty con i programmi di sviluppo locale e misure concrete per l’occupazione usando le risorse date dal petrolio. Chiedono che le compagnie assumano un lavoratore per ogni famiglia, reinvestano in progetti locali il 20% degli utili e trasferiscano la sede da Tunisi a Tataouine. Il Governo di unità nazionale di Youssef Chahed ha offerto ai giovani di Tataouine mille assunzioni nelle società petrolifere della zona a partire da giugno e altre 500 prima della fine dell’anno. Ha promesso inoltre altri mille posti di lavoro nelle società legate alla tutela dell’ambiente, altri mille da gennaio 2018 e un fondo di 50 milioni di dinari l’anno. Sono lavori “socialmente utili” di tipo assistenzialista, perché le compagnie petrolifere presenti in Tunisia non hanno bisogno di quei dipendenti aggiuntivi. In altre parole, il Governo propone di imporre alle società petrolifere l’obbligo di pagare, per motivi di pace sociale, un sussidio mensile a tutti i giovani della zona.

Scontri, danni, vittime
Un paio di settimane fa la zona era stata posta sotto il controllo della guardia nazionale, per proteggere gli impianti petroliferi, ma nonostante la presenza dell’esercio nei giorni scorsi durante gli scontri è stato ucciso un giovane, investito da un’auto della gendarmeria.
I contestatori hanno dato alle fiamme 13 auto, due moto e nove veicoli della guardia nazionale, una caserma della guardia nazionale, un commissariato di polizia.

È stato fermato l’Oleodotto del Sahara (Trapsa) della Société italo-tunisienne d’exploitation pétrolière (Sitep, società italo-tunisina per lo sviluppo petrolifero, detenuta pariteticamente dallo Stato tunisino e dall’Eni ).

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