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Perché la Germania prepara un esercito Ue guidato dalla Bundeswehr

il punto di vista tedesco

Perché la Germania prepara un esercito Ue guidato dalla Bundeswehr

Merkel oggi a Berlino con il primo ministro cinese
Merkel oggi a Berlino con il primo ministro cinese

Pochi giorni prima il G7 di Taormina, la rivista americana Foreign Policy pubblicava un articolo dal titolo «La Germania sta costruendo in silenzio un esercito europeo sotto il suo comando». Era il lunedì che precedeva il summit della Nato a Bruxelles e il vertice dei Paesi più ricchi in Sicilia che si è poi concluso senza che Trump e Merkel parlassero alla stampa internazionale. Ognuno per conto suo, lontani sui migranti, sul clima e sulle spese per la difesa comune.

Le foto, i titoli, le espressioni del debutto europeo di Trump, hanno segnato una lontananza confermata da Merkel nel comizio a Monaco il giorno dopo. Senza alcun clamore e con pochi titoli su siti e giornali intanto, da quest’anno la Germania sta iniziando a creare qualcosa che assomiglia a un esercito dell’Unione europea, raccontava Foreign Policy. Nei prossimi mesi la Romania integrerà la sua ottantunesima brigata nella Divisione delle Forze di Risposta Rapida della Bundeswehr, le forze armate della Germania, mentre una brigata della Repubblica Ceca diverrà parte della decima divisione corazzata tedesca.

Carlo Masala, professore di relazioni internazionali all’Università della Bundeswehr di Monaco, spiegava alla rivista americana la precisa volontà del governo tedesco di andare avanti con l’integrazione militare europea. L’ambizioso obiettivo è un network di mini-eserciti europei guidati dalla Bundeswehr. È una strada molto pragmatica, molto tedesca, lontana dalle lungaggini e le polemiche di Bruxelles, « un tentativo di evitare che la difesa comune europea fallisca» dice Masala.

Contattato dal Sole24Ore.com via email, il professore di Colonia che ha lavorato anche al NATO Defense College di Roma, conferma il piano di Berlino. Gli chiediamo quali Paesi saranno coinvolti nel progetto. Risponde: «Tutti i Paesi più piccoli (in termini militari) che non hanno risorse, personale ed equipaggiamento per mantenere un’adeguata difesa sono potenziali soggetti di questa politica». Le altre domande a cui il professor Masala risponde riguardano il particolare momento che sta vivendo Frau Merkel, e la Germania, e l’Europa.

Domenica scorsa durante il comizio a Monaco sembrava che Angela Merkel stesse per annunciare la fine dell’alleanza occidentale. Non era la prima volta che la cancelliera avvertiva tedeschi ed europei che in futuro avrebbero dovuto fare da soli. Vedremo una nuova Merkel durante il suo probabile quarto mandato?

«Da un paio di anni Angela Merkel è la leader in Europa. Alcune volte con più successo di altre. Da questo punto di vista nulla cambierà. Se sarà il prossimo cancelliere tedesco spingerà per una maggiore integrazione in una Europa à la carte. Non l’Unione europea nel suo complesso, solo alcuni Paesi membri continueranno ad integrarsi in modo più coeso. Allo stesso tempo vedremo il rinascimento dello Stato-nazione come principale attore all’interno della Ue.

Come crede si evolveranno le relazioni transatlantiche nel prossimo futuro dopo le dichiarazioni del presidente Trump su tedeschi, commercio e NATO?

Si baseranno su una cooperazione ad hoc (non cambierà poi così molto rispetto al passato). Se vi sarà un interesse comune, vi sarà un’azione comune. Se non vi sarà un interesse comune, le due parti dell’Atlantico cercheranno partner alternativi. Ma non dobbiamo aspettarci di vedere europei da una parte e Stati Uniti dall’altra. A volte vedremo gli Stati Uniti che agiscono con alcuni partner europei mentre altri rimangono in disparte. A volte vedremo gli europei tutti uniti contro gli interessi e le azioni americane. O le due cose insieme. Si verificheranno alleanze flessibili sia nel quadro già esistente sia fuori da questo.

Che cosa rischia la signora Merkel annunciando allontamenti da Gran Bretagna e Stati Uniti viste le relazioni tese con la Russia causa i conflitti in Siria e in Ucraina?

È la Gran Bretagna a voler lasciare l’Ue non viceversa. Merkel rischia semplicemente che gli europei che spingono per una maggiore integrazione non avranno alla fine abbastanza potere per influenzare la politica internazionale. Un indebolimento dell’Europa sulla scena mondiale potrebbe essere una conseguenza involontaria della politica di Merkel.

Da quando Emmanuel Macron ha vinto le elezioni in Francia, non si fa che parlare di un ritorno dell’asse franco-tedesco. Vedremo qualcosa di diverso rispetto al passato?

Credo che la Germania da sola sia ancora guardata con sospetto da alcuni dei suoi alleati europei. Guidare l’Europa assieme alla Francia allenterà le tensioni provocate da una Germania troppo forte e renderà possibile l’integrazione. Non vedremo differenze rispetto al passato, piuttosto somiglianze. L’Europa ha sempre progredito quando Germania e Francia sono state unite. Così se quest’asse ci sarà, vedremo qualche progresso per l’Europa.

Se la Germania di Merkel cambia la sua politica estera, cosa cambia per l’Italia?

Per l’Italia cambia che perde un alleato (la Francia) nei suoi sforzi di cambiare la politica fiscale dell’Ue ma guadagna dal fatto che la percezione di una minaccia che proviene dal Mediterraneo è condivisa dalla Francia. Così in caso di un asse franco-tedesco, come in passato, la Francia può assicurare che il Mediterraneo non sarà dimenticato mentre la Germania manterrà a bordo i Paesi Ue dell’Europa orientale anche in funzione di deterrenza verso la Russia.

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