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Il miglior posto al mondo per guadagnare col Fintech

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Il miglior posto al mondo per guadagnare col Fintech

Macché Stati Uniti, Gran Bretagna o Cina: il miglior posto al mondo per mettere in piedi una società Fintech si chiama Brasile. Parola di Goldman Sachs, che in un recente report (intitolato Fintech Brazil’s Moment) spiega per filo e per segno i motivi che regaleranno nei prossimi dieci anni almeno 24 miliardi di dollari di fatturato alle società di “financial technology” in grado di aggredire un mercato enorme.

Perché il Brasile? Il Paese sudamericano ha un sistema bancario molto concentrato e poco efficiente, con i primi cinque istituti che controllano l’84% del mercato del credito e il 90% delle filiali (contro il 20% degli Stati Uniti e il 30% di India e Turchia). In pratica è un oligopolio - per nulla scalfito dalla crisi finanziaria del 2008 - che si comporta come tale: commissioni e interessi sui prestiti sono tra i più alti al mondo. Secondo Unibanco, il più grande istituto di credito dell’America Latina, quattro brasiliani su dieci restano tagliati fuori dal troppo costoso sistema bancario tradizionale, a volte anche perché fisicamente irraggiungibile in quanto assente nelle aree rurali.

Questo 40% di brasiliani che non ha una banca possiede però uno smartphone. Da qui le enormi praterie che si aprono davanti alle 244 società Fintech già presenti nel Paese sudamericano, triplicate di numero negli ultimi due anni. Secondo Goldman Sachs gli spazi di crescita sono ampi soprattutto per i pagamenti, i prestiti, le assicurazioni e più in generale la finanza personale.

Prendiamo per esempio Creditas, l’enfant prodige brasileiro dei prestiti personali che ha appena ottenuto un nuovo round di finanziamento da 19 milioni di dollari: la startup di San Paolo è in grado di erogare credito a tassi extraconvenienti, fino all’1,15% contro il 7,2% medio nazionale. Il tutto grazie a nuovi canali distributivi digitali e all’analisi dei big data. Ma tra i gioielli del fintech brasiliano va citata anche Nubank, fondata nel 2013 sempre a San Paolo con i finanziamenti di Sequoia Capital provenienti dalla Silicon Valley e quelli dell’argentina Kaszek Ventures: con lo slogan “a nova geração de serviços financeiros” la startup fornisce appunto una nuova generazione di servizi finanziari digitali, a partire dalle carte di credito. Ovviamente a prezzi ultracompetitivi. Così competitivi da aver costretto due dei colossi nazionali, Santander Brasil e Banco Bradesco, ad abbassare a loro volta le commissioni.

Proprio qui sta il valore della samba fintech brasiliana: costringe l’oligopolio bancario tradizionale a puntare sulla tecnologia diventando efficiente, col risultato di tagliare i costi a tutto vantaggio del consumatore. Nei prossimi dieci anni i colossi del credito “do Brasil” perderanno grandi fette di mercato, conclude il report, ma sopravviveranno cercando di cambiare pelle. Magari anche attraverso l’acquisizione delle piccole startup fintech che gli stanno dando tanto filo da torcere.

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