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ELEZIONI POLITICHE NEL REGNO UNITO

Gran Bretagna, May perde la maggioranza assoluta, avanza il Labour. Sterlina in picchiata

LONDRA - Il Partito conservatore di Theresa May perde la maggioranza assoluta alle elezioni bitanniche di ieri. Quando mancano i risultati di una trentina di collegi su 250, i Tories sono quasi a 300 seggi e il Labour di Jeremy Corbyn oltre 250. La previsione finale si attesta per i Conservatori a 318, quindi sotto la soglia di 326 che avrebbe garantito al partito conservatore la possibilità di poter governare da solo. Significa che si va verso un 'hung Parliament', un “Parlamento impiccato” alla necessità di dar vita a fragili coalizioni o a governi di minoranza.

Immediata la reazione della sterlina, che di fronte alla prospettiva di un Governo di coalizione nei duri anni dei negoziati per Brexit ha lasciato sul terreno il 2% in pochi minuti (qui il cambio contro il dollaro in tempo reale). I media britannici a caldo parlano di risultato «shock», soprattutto se si pensa che Theresa May meno di due mesi fa aveva indetto a sorpresa il voto anticipato puntando su una larga vittoria. Un risultato che apre scenari inediti, compreso quello di un passo indietro della premier.

Forte avanzata del Labour
I Tories non avrebbero dunque la maggioranza assoluta di 326 deputati. Il Labour dal canto suo, qualora raggiungesse i 266 seggi previsti dagli exit polls, guadagnerebbe 34 seggi rispetto alle ultime elezioni politiche del 2015.

IL PARLAMENTO USCENTE

Bene i LibDem, male scozzesi e Ukip
Il voto anticipato indetto da Theresa May è tanto più cruciale perché il Regno Unito è nel mezzo della procedura prevista dall'articolo 50, ovvero l'iter di divorzio dall'Unione europea che scadrà nel marzo del 2019. La continuità dei Tory di Theresa May appariva l'opzione più rassicurante per i mercati. Continuità che, a questo punto, non appare garantita. È infatti necessaria una coalizione con i Liberaldemocratici, accreditati di 14 seggi (+6), i quali però sono rimasti scottati dalla precedente allenaza del 2010 con i Tories, che costò loro una cocente sconfitta elettorale. Più praticabile un’alleanza con i democratici unionisti nordirlandesi, che nel 2015 avevano ottenuto 8 seggi.

Tra gli altri partiti, spicca la pesante flessione del Partito nazionale scozzese di Nicola Sturgeon, che perderebbe ben 22 seggi (da 56 a 34), in buona parte a favore dei Laburisti. Fuori dal Parlamento i nazionisti dello Ukip - orfani del leader pro-Brexit Nigel Farage - che perderebbero l’unico seggio conquistato nel 2015.

Lunga notte elettorale
I primi commenti a caldo degli analisti sottolineano l’alta affluenza dei giovani e alcuni osservatori parlano di una rivincita del fronte del «Remain», uscitto sconfitto dal referendum di un anno fa sulla Brexit. (G. Me.)

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