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Perché il “vecchio” Corbyn piace ai giovani (nonostante…

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Perché il “vecchio” Corbyn piace ai giovani (nonostante Brexit)

Jeremy Corbyn
Jeremy Corbyn

Era già successo con Bernie Sanders negli Stati Uniti e Jean-Luc Mélenchon in Francia. Ora il copione potrebbe ripetersi anche in Inghilterra, con l'ex sfavorito Jeremy Corbyn: i giovani preferiscono i “vecchi politici” con posizioni radicali sia agli outsider freschi di candidatura che alle figure più istituzionali. Gli ultimi sondaggi condotti dal quotidiano britannico Guardian con Icm, una società di ricerca, hanno rivelato che i giovani dai 18 ai 24 anni e gli studenti sono il «bacino da cui Corbyn può aspettarsi un forte supporto».

Anche alzando l'asticella alla fascia tra i 25 e i 34 anni, i laburisti (e il loro candidato) sono avanti di quasi 10 punti percentuali: sono intenzionati a votare Labour il 43% degli intervistati contro il 34% rimasto orientato sui Tory. Un risultato che proietta per la prima volta Corbyn in testa alle preferenze dell'elettorato under 35 nel corso dell'intera campagna elettorale. Quando gli si chiede il perché di quest'ultima fiammata di entusiasmo, come ha fatto lo stesso Guardian a pochi giorni dall'elezione, i giovani scrollano le spalle: «He actually cares», lui comunque «si interessa». A cosa?

Dalle rette universitarie alle tasse sui grandi patrimoni,perché gli under 35 pensano che Corbyn «rinfrescherà» la politica
Corbyn sembra aver toccato alcuni dei tasti più sensibili per l'elettorato giovanile, a partire dalla questione (potenzialmente) esplosiva dei costi dello studio e degli student loans, i prestiti universitari. Come già scritto dal Sole 24 Ore, alcune indagini parlano di un debito medio di oltre 44mila sterline a laureato, addirittura superiore alla media di quelli cumulati dai colleghi statunitensi nei college pubblici e privati d'oltreoceano.

Le rette universitarie si attestano oggi sulle 9mila sterline, con un rialzo inaugurato nell'era del governo Cameron e rimasto sempre indigesto alle aspiranti matricole dell'Isola. La ricetta di Corbyn è di azzerare del tutto i costi dell'università, abolendo le rette dal 2018 e facendo scattare retroattivamente un primo anno gratuito per chi inizia nel 2017.

Una manovra giudicata irrealistica dagli avversari, Tory in testa, ma d'effetto su una generazione preoccupata sia dall'aumento delle spesa per gli studi che dal timore di un circolo vizioso come quello già innescato negli Stati Uniti. Il ministero dell'istruzione britannico ha iniziato a cartolarizzare i mutui (loans) dei suoi studenti per smaltire una quota dei prestiti incagliati, scelta che è stata contestata come una pericolosa «mercatizzazione» dei disagi universitari.

I giovani interpellati dai media britannici sembrano essere attratti anche dalle politiche promesse da Corbyn in ambiti come sanità e fisco, dalla «rinazionalizzazione» del National Health Service (il servizio sanitario britannico) all'ipotesi di aliquote al 45% per i titolari di un reddito superiore alle 80mila sterline e del 50% per chi guadagna più di 100mila sterline l'anno. Alcuni intervistati hanno posto l'accento, più che altro, su una questione di principio: Corbyn lavorerebbe «per i più, non per pochi». «Tassate i ricchi, invece di fare austerity» è sbottata, sempre sul Guardian, una future elettrice del leader laburista. Età al momento del voto: 19 anni.

I nemici di Corbyn: lo scheletro della Brexit e l'astensione
Da parte di molti, comunque, emerge la tendenza a preferire Corbyn «piuttosto della May», anche in riferimento alla Brexit e al ruolo dei conservatori nel divorzio dalla Ue. E qui Corbyn rischia di subire gli effetti della sua ambivalenza. Circa il 75% degli under 25 si era detta contraria all'uscita dall'Unione, ma Corbyn e il suo partito non hanno assunto una posizione chiara in materia. E c'è chi li accusa di aver contribuito così, indirettamente, al successo di misura del «leave» anche tra le fasce di elettorato più sensibili a un'indicazione di voto dei socialisti.

L'altra grande incognita non riguarda tanto chi andrà, ma chi non andrà alle urne. La stessa fascia di elettorato che può offrire «forte supporto a Corbyn» è la stessa che, nel 2015, ha messo a segno un tasso record di astensionismo: 57%. Già portarli alle urne, due anni dopo, sarebbe una vittoria.

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